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Fringe benefit, i direttori Hr: misura positiva ma ora servono regole stabili

Il mondo delle aziende accoglie così l’innalzamento a 3mila euro del tetto all’esenzione

di Serena Uccello

(Shisu_ka - stock.adobe.com)

2' di lettura

Con favore ma anche con cautela. Il mondo delle aziende accoglie così l’innalzamento a 3mila euro del tetto all’esenzione dei fringe benefit. È apprezzato cioè l’obiettivo di rafforzare la disponibilità di reddito dei lavoratori, ma si sottolinea l’urgenza di una stabilizzazione di questi strumenti. «Si tratta certo di un tetto importante – dice Marina Verderajme, presidente nazionale di Gidp (Gruppo intersettoriale direttori del personale) – tuttavia il fatto che arrivi l’11 novembre, quando la gran parte degli accordi sono stati già siglati, mette in difficoltà le aziende e rischia di creare inutili tensioni con i sindacati». Troppo tardi, infatti, per riavviare la macchina delle negoziazione. Quindi la nuova soglia sul piano pratico potrebbe avere un impatto addirittura destabilizzante, quando invece la richiesta delle imprese è proprio quella di una maggiore stabilità delle misure: «Sarebbe meglio introdurre un tetto anche minore – prosegue Verderajme – ma stabile», misure cioè strutturali. «Così – conclude – si rischia di ridurre l’utilizzo ai buoni acquisto, invece lo spirito dovrebbe essere quello di un potenziamento del welfare aziendale».

«In effetti è difficile intervenire ora», spiega Marco Verga, direttore Sviluppo Persone & Organizzazione dell’Aeroporto Marconi di Bologna. «Se l’avessimo saputo prima – continua – avremmo potuto impostare una diversa strategia. La gran parte delle aziende ha chiuso gli accordi da tempo. Che almeno si introduca la novità per i prossimi anni».

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Sulla stessa linea Vincenzo Di Marco, direttore delle risorse umane del Gruppo Pellegrini: «Se questa misura fosse resa strutturale, estesa a ogni forma di welfare aziendale e opportunamente commisurata alle retribuzioni, prevedendo un tetto o un décalage, avremmo un effetto immediato sul reddito, senza l’aggravio burocratico delle cervellotiche misure adottate in questi anni, con effetti indiretti che ne hanno spesso decretato la poca efficacia. Peraltro– continua – si “immetterebbero” sul mercato soldi “buoni”, nel senso che la perdita di Irpef da parte dello Stato sarebbe più che compensata dalla tassazione sui beni e sui servizi acquistati. La tracciabilità degli acquisti, poi, contribuirebbe in modo importante a ridurre il sommerso».

Per Matilde Marandola, presidente nazionale dell’Aidp (Associazione italiana per la direzione del personale) «sarebbe auspicabile un’ampia defiscalizzazione del costo del lavoro, sia nella parte strettamente retributiva, sia nella parte riguardante premialità, rimborsi delle utenze di acqua, luce e gas, buoni benzina, beni e servizi (compresi la fruizione di prestiti agevolati o di auto in uso promiscuo). Questo offrirebbe ai direttori del personale un importantissimo strumento di sviluppo dell’occupazione e del benessere individuale dei lavoratori e delle loro famiglie. Sarebbe auspicabile, poi, una semplificazione della normativa del lavoro in tutti i suoi aspetti».

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