ambiente

I dossier da affrontare subito

Le linee di programma dell'attuale compagine governativa sono abbastanza generiche, mentre l'emergenza rifiuti è destinata solo ad aggravarsi

di Alfredo De Girolamo


default onloading pic
Fotogramma

3' di lettura

Il tema rifiuti sarà uno dei primi e forse più importanti banchi di prova del nuovo governo. I fatti sono questi: le linee di programma dell'attuale compagine governativa sono abbastanza generiche, mentre l'emergenza rifiuti è destinata solo ad aggravarsi. Non aver deciso di far diventare il ministero dell'ambiente un dicastero di peso, di prima fascia (dotandolo di portafoglio, attribuendogli competenze in materia di energia ed incentivi), è un errore. Se l'anima profonda di questo governo è la sfida dello sviluppo sostenibile, delle politiche ambientali come strategia economica, della green economy e dell'economia circolare, occorreva un altra scelta, più incisiva. Peccato.

Il problema si sposta adesso al giorno per giorno e ad i potenziali conflitti fra Pd e M5Stelle nell'affrontare le singole scelte: modernizzare il Paese (come dice il premier Conte) vuol dire avere una politica industriale nel settore dei rifiuti urbani e speciali: avere in dotazione impianti (anche, ma non solo termovalorizzatori), introdurre tasse verdi, semplificare e autorizzare in modo più rapido, fare i decreti end of waste. Tutte cose che espongono il governo a potenziali conflitti locali, e che mettono in discussione un tipico mantra identitario del Movimento 5 Stelle: rifiuti zero, no a tutti gli impianti (anche ai digestori anaerobici!).

Ma il nostro Paese ha bisogno urgente di scelte ed i vari dossier in materia di rifiuti arriveranno presto sui tavoli ministeriali. Vediamoli.

Vanno fatti impianti, rapidamente. Devono decidere le regioni, i comuni, ma il Governo ha un ruolo centrale se non altro per non bocciare i progetti, come ha fatto in Sicilia, e dovrà esercitare i poteri sostitutivi in caso di inerzia locale.

Occorre un piano, una strategia, che un governo avveduto collegherebbe al prossimo recepimento delle nuove direttive europee sull'economia circolare. Un occasione storica ma che ad oggi sembra ancora lontana. Servono digestori anaerobici per 3/4 milioni di tonnellate (una trentina di impianti), servono piattaforme di riciclaggio per imballaggi, RAEE, ingombranti, serve che si realizzino almeno gli impianti di termovalorizzazione pianificati, specie nel Centro e nel Mezzogiorno, non bastano i pochi impianti esistenti.

L'impianto di Acerra va in manutenzione (programmata) per un mese e Napoli rischia di andare in tilt. In mancanza di impianti per gestire i rifiuti non riciclabili (il 35% del totale) e gli scarti del riciclaggio (quasi 2 milioni di tonnellate) occorrono impianti nuovi per 1,8 milioni di tonnellate, ma ne servono altrettanti per i rifiuti speciali (esportiamo 1 milione di tonnellate di speciali in termovalorizzatori esteri) mancano impianti per 1 milione di tonnellate di fanghi. Ben venga l'innovazione, gli impianti per il bio combustibile, il css nei cementifici, basta decidere seriamente e non nascondere la polvere sotto il tappeto per non perdere consensi. Mancano anche discariche che per quanto ridotte al 10% del totale dei rifiuti dalla nuova direttiva al 2035, si stanno esaurendo. Mentre stanno aumentando gli stoccaggi ed è un brutto segno. È evidente che poi aumentano gli incendi.

Una situazione critica che produce aumento dei costi: i pochi impianti esistenti in Italia hanno aumentato i prezzi al cancello, lo stesso hanno fatto gli impianti del Nord Europa.

Occorre un piano da 10 miliardi, risolveremmo cosi i problemi, miglioreremo l'ambiente e daremmo lavoro a migliaia di persone. Il tema va affrontato subito, vedremo come imposterà il lavoro il ministro Costa. Ma l'emergenza c'è già, ha i suoi costi e può solo aggravarsi.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...