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I dottorati che emigrano e le sfide dell'imprenditorialità

di Piero Formica

3' di lettura

In Italia, un folto gruppo di ricercatori (nel caso dei dottori di ricerca 1 su 5) emigra a fronte di una sparuta coorte di ricercatori immigrati. Facciamo fatica a trattenerli, a coltivarli come imprenditori scientifici. Nel centenario della nascita di Luigi Meneghello (1922-2007), torna alla mente quanto il narratore e linguista veneto scriveva a proposito di educazione nel suo libro Fiori italiani. Nel testo, uno studente così si rivolge ai docenti: <<Noi siamo un vaso di fiori. Voi dovreste coltivarci delicatamente, farci fiorire>>. Fiorire come? In guisa di risorse, ciascuna con la sua specifica competenza per poi essere impiegata a servizio dell'intelligenza artificiale che evolvendo finirà con lo stapparle il lavoro? Altrimenti, sbocciare come persone che usano l'intelligenza artificiale per fare scoperte, inventare, ideare? In questa seconda versione della fioritura, alla stregua delle api e degli altri impollinatori, gli studenti sono invitati a collegare i punti tra regni di ricerca apparentemente disparati: fisica, chimica, biologia, neuroscienze, psicologia, sociologia, economia, filosofia, legge, ricerca sul design, scienze politiche, arte. Logica e immaginazione su come funziona il mondo sono messe alla prova della realtà.

Non meno creativo dello scrivere romanzi, poesie e partiture musicali, è questo un esercizio per raggiungere ciò che il biologo di Harvard E. O. Wilson chiama “consilienza”, l'unità di conoscenza in cui le scienze fisiche basate sull’evidenza sono in grado di aiutare a spiegare e risolvere questioni che tormentano le scienze sociali. Le quali, a loro volta, conferiscono valore alla discussione, facilitando l'incontro tra le tante diversità delle idee concorrenti. Come dire che viene alzata una torre di Babele che, diceva Karl Popper, se non c'è dovremmo inventarla. Dalle voci che giungono dalla torre si apprende come osservare lo spazio scenico che alza il sipario sul domani della società e dell'imprenditorialità. È solo allora che si verificherà un'impennata evolutiva della cultura tale da superare gli attuali vincoli dei modelli economici e degli stili di vita. Basti ricordare che oggi il lenzuolo delle scienze è ridotto a un fazzoletto quando si traghetta la scienza verso la sponda dell'imprenditorialità. E il fazzoletto non può contenere tutti i laureati e i dottorati che le piccole e medie imprese familiari non assorbono.Aggiunge Meneghello: <<Le nostre idee erano un'elaborazione di idee di artigiani, o di idee di contadini interpretate da artigiani (i contadini non si curavano di esprimerle)>>. C'è un vaso dove a fiorire sono sia le idee degli scienziati che vanno al di là dell'esperienza, sia quelle degli studenti e dei loro docenti che dalle scoperte degli scienziati traggono spunto per sperimentare come fondare imprese scientifiche.

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Con il progresso della scienza si sposta in avanti la frontiera della conoscenza. Lo stesso accade alla frontiera dell'imprenditorialità se il fare impresa avviene ricercando come rivoltare il terreno della tradizione per rigenerarlo. È così che i giovani istruiti si incamminano lungo il percorso dell'incertezza, del leopardiano ‘forse' che fa scorgere le possibilità. L'incertezza esige audacia, va dritta verso il sentiero della nuova imprenditorialità in connubio con la scienza. Le idee sorte dalla scienza promuovono imprese scientifiche nelle quali trovano un porto quei naviganti nel mare dell'innovazione che sono i dottorati e i dottorandi. La scienza li proietta verso il territorio delle imprese scientifiche dove l'ideatore subentra al lavoratore.Quando con uno sforzo coordinato interagiscono le pluralità e le diversità della ricerca scientifica e della ricerca imprenditoriale, allora si aprono le porte su incredibili opportunità, come lo è la produzione su scala in ambienti di microgravità. L'obiettivo dell'impresa scientifica va oltre la trasformazione della scienza in prodotti vendibili.

Questa impresa non è una macchina fatta per il solo scopo di vendere. Essa è un organismo vivente che contribuisce al miglioramento degli ecosistemi economici e ambientali.Le idee scientifiche volte in imprenditorialità richiedono combinazioni di discipline le più diverse, gettando ponti transdisciplinari tra le scienze e le materie umanistiche. Queste ultime usufruirebbero della profondità esplicativa delle scienze che, a loro volta, trarrebbero vantaggi dagli insegnamenti umanistici sui modi di comportarsi e comunicare. Più che scambiarsi idee rientranti nel patrimonio comune di conoscenze si intercettano e condividono idee che sono affatto nuove per tutte le parti coinvolte. Osservando, pensando, sperimentando e convalidando idee, una generazione poliedrica di giovani in erba e futuri scienziati, ingegneri, informatici, sociologi, economisti, designer e artisti ha il potenziale per modellare imprese scientifiche in vista delle grandi sfide di fronte a noi, quali le pandemie, il cambiamento climatico e il degrado dell'ambiente.
piero.formica@gmail.com

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