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I due papi, l'economia e la Dottrina sociale

Centralità della persona, bene comune, lotta ai riduzionismi e sussidiarietà sono le stelle polari della riflessione cristiana su economia, società e mercato a cui i pontificati di Benedetto XVI e Francesco hanno dato nuove declinazioni in risposta a res novae sempre mutevoli e nuovi shock globali

di Leonardo Becchetti

(Epa)

4' di lettura

Centralità della persona, bene comune, lotta ai riduzionismi e sussidiarietà sono le stelle polari della riflessione cristiana su economia, società e mercato a cui i pontificati di Benedetto XVI e Francesco hanno dato nuove declinazioni in risposta a res novae sempre mutevoli e nuovi shock globali.

Come è noto bene comune significa creare in economia e società le condizioni affinchè le persone possano realizzare più pienamente e speditamente la fioritura della loro vita (un tema di ricerca diventato centrale anche nelle migliori università mondiali come dimostra lo sviluppo straordinario degli studi sulla felicità e, per citare solo un esempio, il Life flourishing program di Harvard https://hfh.fas.harvard.edu/).,

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Per realizzare l'obiettivo è necessario sconfiggere tutte le idolatrie che assolutizzano visioni parziali (i riduzionismi nella visione della persona, dell'impresa, del valore e del governo dell'economia). La realizzazione della persona non è pertanto solo più reddito e consumo, l'impresa non è solo massimo profitto realizzato “non importa come”, il valore non è solo crescita dei beni e servizi venduti e il governo non può essere demandato al mercato o ad un'autorità monocratica. Beninteso combattere il vitello d'oro dei riduzionismi non significa affermare che le realtà che spesso rischiamo di trasformare in idoli (mercato, profitto, istituzioni) non abbiano un enorme valore intrinseco. E' al contrario proprio il riduzionismo che assolutizzandole rischia di contribuire ad una loro cattiva fama che ne mette in discussione il ruolo fondamentale nel sistema sociale ed economico. La Caritas in Veritate di Benedetto XVI gioca da questo punto di vista un ruolo straordinario aprendo le finestre di stanze chiuse e cambiando l'aria. Si parla di consumo responsabile, di responsabilità sociale d'impresa, di finanza e banche etiche delineando con chiarezza e lucidità le caratteristiche di un sistema poliarchico dove diverse mani (cittadini, imprese, mercato e istituzioni) concorrono alla soluzione di problemi sempre più complessi proprio valorizzando il principio della sussidiarietà che ha origine molto più antica e stabilisce che quando sorge un problema è meglio che sia l'organizzazione più piccola, più prossima e più vicina a risolverlo piuttosto che una più grande e remota. Il ruolo del principio di sussidiarietà è a ben vedere fondamentale perché soddisfa il criterio di responsabilità personale ed alimenta quel capitale civico e sociale che è il pilastro della democrazia. Non è un caso che il nostro paese, cresciuto all'ombra di questi principi e nella dialettica tra pensiero sociale cattolico, liberale e socialista, registri una ricchezza ed una fioritura di enti intermedi e di società civile che lo pone da questo punto di vista ai vertici a livello mondiale ed è una garanzia (su cui continuare ad investire nell'epoca delle solitudini della rete) per il buon funzionamento del sistema democratico.

Il pensiero sociale di papa Francesco si innesta su questi principi denunciando in modo pressante le conseguenze dei riduzionismi e delle idolatrie e i mali della nostra società (diseguaglianze estreme e crescenti, insostenibilità ambientale, ma anche e soprattutto povertà di senso del vivere). Se vogliamo una caratteristica precipua distintiva del pensiero della dottrina sociale e degli ultimi due papi è sottolineare quest'ultimo aspetto spesso trascurato che è però alla radice degli altri ed indica l'opposto di una società orientata al bene comune che dovrebbe significare creazione di condizioni per la realizzazione e la fioritura della vita umana. Tra le declinazioni nuove nel pensiero di papa Francesco troviamo senz'altro e per la prima volta la riflessione anticipatrice e profetica sull'emergenza ambientale che, dopo la Laudato Si che risale al 2015 ha assunto un ruolo sempre più urgente e centrale nella riflessione economica e nelle scelte economiche e politiche nel pianeta.

Uno degli aspetti forse più straordinari dello sviluppo della dottrina sociale nei pontificati di Benedetto XVI e Francesco è stata la profonda interazione e sintonia con il pensiero laico. Mai come in questi ultimi tempi le riflessioni sviluppate in questo ambito sono state riferimento anche per i non credenti.

Il tempo è superiore allo spazio afferma Francesco in uno dei passi più belli della Evangeli Gaudium, ovvero generatività nell'azione politica, sociale ed economica non è occupare spazi tanto per occuparli e gestire un potere ma avviare processi che lentamente ma progressivamente cambiano in meglio la società. I semi gettati dalla dottrina sociale degli ultimi due papi e maturati attraverso la riflessione della comunità credente alla luce di tante buone pratiche sul campo possono produrre e stanno producendo frutti importanti. La bellezza e se vogliamo il problema è che tutto questo non può compiersi senza il fondamentale contributo di ciascuno di noi. La mano invisibile del mercato (intesa come meccanismo che risolve in modo decentralizzato e diffuso alcuni importanti problemi di coordinamento tra gli agenti economici) esiste ma lasciata sola non basta ed è ingenuo pensare che tutti i fallimenti del mercato possano essere risolti da un'autorità benevolente, perfettamente informata e con pieni poteri. La dottrina sociale della chiesa insegna che la forza e la vitalità della società civile e dei corpi intermedi sono fondamentali per economia, società e democrazia.

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