dai controlli tributari alle attivitÀ investigative

I file delle e-fatture utilizzabili per otto anni

di Benedetto Santacroce


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(Andrey Popov - stock.adobe.com)

2' di lettura

Tutti i dati contenuti nei file delle fatture elettroniche saranno utilizzabili per otto anni da Entrate e Guardia di finanza per effettuare attività investigative extratributarie ovvero per attivare apposite analisi del rischio.

Le bozze finora circolate del decreto collegato alla manovra del 2020 supera gli stretti limiti imposti dal Dlgs 127/2015 e dalle specifiche tecniche ad esse collegate allo scopo di aprire le informazioni conservate nel Sistema di interscambio ad una più ampia gamma di attività di controllo. In particolare l’estensione ha un doppio effetto che riguarda, da una parte, la natura e la tempistica dei dati disponibili ai controllori del fisco e, dall’altra, l’attività d’indagine che con essi è possibile fare.

Le informazioni disponibili

Sul piano dei dati la normativa di primo livello e le disposizioni regolamentari lasciavano al fisco, almeno in modo automatico, accesso solo a quelle informazioni contenute nella fattura elettronica che erano state definite «dati fattura». in particolare, per dati fattura il provvedimento del 21 dicembre 2018 (emanato a seguito dei rilievi del Garante della Privacy) intendeva i dati fiscalmente rilevanti indicati dall’articolo 21 del Dpr 633/1972, ad esclusione dei dati al comma 2, lettera g), e alle altre disposizioni tributarie nonché i dati necessari a garantire il processo di fatturazione elettronica attraverso lo Sdi. Erano escluse dalla possibilità del controllo tutte le informazioni relative alla natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell’operazione, i dati gestionali contenuti nella fattura (ad esempio il numero del contratto o le condizioni di pagamento), nonché tutte le informazioni contenute negli allegati (quali, ad esempio, quelle connesse direttamente all’esecuzione della specifica transazione, le specifiche delle obbligazioni delle parti o i dati diretti ad essere contrattualmente scambiati tra fornitore e cliente).

Con la nuova previsione, questi limiti vengono meno e la Guardia di Finanza e l’agenzia delle Entrate possono utilizzare direttamente i file delle fatture elettroniche acquisiti dallo Sdi.

A dire il vero l’espressione utilizzata dal legislatore potrebbe presupporre che il fisco avrà accesso a tutti i file inviati allo Sdi. Ciò potrebbe significare che il fisco entrerebbe in disponibilità, tra l’altro, anche degli allegati delle fatture, allegati che gli operatori, inviano tramite Sdi, ma che contengono informazioni economiche e gestionali che nulla hanno a che vedere con il contenuto fiscale della fattura.

Le attività di controllo

L’accesso alle informazioni, come specifica la norma e chiarisce meglio la relazione di accompagnamento, consentirà:

alla Guardia di finanza di utilizzare i dati, oltre che per la realizzazione di controlli fiscali, anche per eseguire attività investigative per l’assolvimento delle funzioni di polizia economica e finanziaria. Quindi per combattere fenomeni di illegalità che colpiscono, ad esempio, la spesa pubblica, il mercato dei capitali e la tutela della proprietà intellettuale;

all’agenzia delle Entrate e alla Guardia di finanza di realizzare puntuali elaborazioni di analisi del rischio. Sotto questo ultimo profilo è da segnalare come la disponibilità di dati digitali strutturati consente un incrocio semplificato tra diverse fonti informative e, più in particolare, tra tutte le banche dati pubbliche.

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