fondi speculativi

I fondi hedge «ribassisti» adesso fanno cassa

di Andrea Franceschi


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3' di lettura

Lo scontro istituzionale senza precedenti che si è consumato tra i partiti usciti vincitori dalle elezioni del 4 Marzo e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non ha placato le tensioni finanziarie su Borsa e titoli di Stato. Anzi, se possibile, le ha ulteriormente aggravate e il timore degli investitori ora è che la volatilità di questi giorni sia solo l’assaggio di turbolenze ben peggiori che potrebbero durare per tutto il tempo di una campagna elettorale giocata tutta sul tema dell'euro. Questo rischia di rendere il nostro Paese terreno di caccia di investitori mordi e fuggi e speculatori.

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«Purtroppo si è creata una situazione pericolosa che tiene lontani gli investitori istituzionali - spiega Domenico Rizzuto, di Dr Finance Consulting – se fino a una settimana fa il rialzo di rendimenti e spread dei nostri titoli di Stato poteva essere un’ottima occasione di acquisto ora, con la prospettiva di lunghi mesi di incertezza e volatilità, il gioco non vale più la candela».

Tra gli addetti ai lavori c’è un detto: «Il mercato può rimanere irrazionale molto più a lungo di quanto tu possa rimanere solvibile». Secondo il gestore ci troviamo esattamente in questa situazione: «L’economia italiana – spiega - è in ripresa e la Bce continua a comprare titoli di Stato. In questo contesto e a questi spread sarebbe razionale investire in BTp ma quanto a lungo posso sopportare una perdita prima che scattino gli “stop loss” (i meccanismi che fanno partire le vendite automatiche quando le perdite superano una certa soglia, ndr.)?».

Se da una parte ci sono gli investitori istituzionali che vendono, o per lo meno si tengono a distanza di sicurezza in attesa di conoscere gli esiti di una partita sempre più complessa, dall'altra c’è chi vede in questa situazione un’opportunità perché abituato a muoversi in acque agitate: i fondi hedge. In molti avevano preso posizione contro l’Italia alla vigilia delle elezioni scommettendo su turbolenze di mercato che sono arrivate a scoppio ritardato dal voto.

Il nome più noto è quello del fondo americano Bridgewater che, a partire da ottobre dell’anno scorso, ha venduto allo scoperto azioni di società quotate italiane (tra cui spiccano le big Intesa Sanpaolo, UniCredit, Enel ed Eni) per un controvalore di 2 miliardi di euro. Una scommessa che poteva risultare azzardata considerando il rally messo a segno dal Ftse Mib, arrivato a registrare un rialzo del 12% da inizio anno ai massimi di fine aprile, e che invece sta iniziando a pagare. Oggi il fondo del finanziere Ray Dalio risulta corto su Piazza Affari per un controvalore di circa un miliardo e 700 milioni di euro.

Più ribassista di Bridgewater solo il fondo Aqr Capital che, stando a un’elaborazione de Il Sole 24 Ore su dati S&P Market Intelligence, risulta “short” su Piazza Affari per un controvalore di un miliardo e 900 milioni di euro. «Abbiamo venduto allo scoperto azioni delle maggiori società quotate italiane e tedesche a partire dalla fine di gennaio - racconta Giovanni Gervasi, co-fondatore e partner del fondo Rigsave Capital – e la volatilità di questi giorni ci sta ripagando della scelta fatta. Siamo comunque convinti che, quando la tensione di questi giorni sarà rientrata, ci saranno ottime opportunità per tornare a comprare. Soprattutto nel settore bancario, le cui valutazioni sono a sconto».

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