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I fondi pensione innestano il recupero, ma i rendimenti restano negativi

Dopo la batosta Covid-19 del primo trimestre, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, ora per i fondi negoziali la perdita è del 1,1%; del 2,3 e del 6,5, rispettivamente, per i fondi aperti e i Pip di ramo III, caratterizzati in media da una maggiore esposizione azionaria

di Davide Colombo

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Dopo la batosta Covid-19 del primo trimestre, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, ora per i fondi negoziali la perdita è del 1,1%; del 2,3 e del 6,5, rispettivamente, per i fondi aperti e i Pip di ramo III, caratterizzati in media da una maggiore esposizione azionaria


2' di lettura

ROMA - I mercati in ripresa nel secondo trimestre hanno regalato un recupero ai rendimenti dei fondi pensione che, tuttavia, non è bastato a cancellare il segno meno rispetto ai livelli di fine 2019. Dopo la batosta Covid-19 del primo trimestre, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, ora per i fondi negoziali la perdita è del 1,1%; del 2,3 e del 6,5, rispettivamente, per i fondi aperti e i Pip di ramo III, caratterizzati in media da una maggiore esposizione azionaria. Per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in larga parte dalle cedole incassate sui titoli detenuti, il risultato è stato pari allo 0,7 per cento.

Sempre meglio del Tfr

I nuovi dati sono stati diffusi dall'Autorità di vigilanza del comparto, la Covip, che al consueto invita a valutare i rendimenti su orizzonti più propri del risparmio previdenziale. Da inizio 2010 a fine 2019, il rendimento medio annuo composto è stato pari al 3,6% per i fondi negoziali, al 3,8% per i fondi aperti e per i Pip di ramo III, e al 2,6% per le gestioni di ramo I. Aggiungendo ai dieci anni gli ultimi sei mesi, i rendimenti medi annui composti scendono al 3,3% per i fondi negoziali, al 3,4% per i fondi aperti e al 3 per i Pip di ramo III. Restano invece al 2,5 per cento i prodotti di ramo I. Per entrambi i periodi, la rivalutazione del Tfr è risultata pari al 2% annuo.

Contributi in calo

Nei primi sei mesi l'effetto della crisi s'è fatto sentire anche sui contributi versati. I flussi sono stati pari a 5,449 miliardi, inferiori a quelli del primo semestre del 2019 (-0,4%). Per quanto riguarda i fondi negoziali e i fondi aperti, i contributi sono cresciuti a un tasso molto inferiore rispetto al primo semestre 2019 e al primo semestre del 2018. Nei PIP “nuovi” i contributi, rispetto al corrispondente periodo del 2019, sono calati anche in termini assoluti (-4,3%).

Centocinquemila nuovi iscritti

Alla fine di giugno le posizioni aperte sulle diverse forme complementari erano 9,223 milioni, in crescita di 105mila unità rispetto alla fine del 2019 (+1,2%). Anche su questo fronte l'emergenza sanitaria s'è fatta sentire: l'incremento è inferiore a quelli del passato e nullo nel secondo trimestre. Il totale degli iscritti, che include anche chi aderisce contemporaneamente a più forme, è ora stimato in 8,340 milioni di individui.

Continua a cresce il fondo edili

I fondi negoziali hanno registrato circa 59.000 posizioni in più (1,9 per cento), portandone il totale a fine giugno a 3,219 milioni. Ma è stato il fondo destinato ai lavoratori del settore edile, per il quale opera l'adesione contrattuale, a registrare il maggior incremento (26.400 unità); segue il fondo rivolto ai dipendenti pubblici (11.500 unità in più), ancora caratterizzato da un numero di adesioni contenuto rispetto alla platea potenziale. Nelle forme pensionistiche di mercato, i fondi aperti contano 1,571 milioni di posizioni, crescendo di circa 20.000 unità (1,3 per cento) rispetto alla fine del 2019. Per i PIP “nuovi” il totale delle posizioni è di 3,444 milioni, in aumento nel semestre di circa 25.000 unità (0,7 per cento).

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