LA NORMATIVA

I Fondi pensione alla prova della valutazione interna del rischio

Ecco gli adempimenti previsti dalla direttiva Iorp2 e come le strutture si devono organizzare

di Lorenzo Cicero (*)

3' di lettura

Uno dei profili attraverso cui la Direttiva (UE) 2016/2341, meglio nota come IORP2, ha innovato maggiormente il sistema di previdenza complementare riguarda senz'altro l'introduzione della obbligatorietà del risk management, mutuando concetti e funzioni tipiche della vigilanza prudenziale sviluppata nel settore bancario (accordi di Basilea) e assicurativo (Solvency II). Pur trattandosi di settori che, salvo qualche affinità, risultano completamenti diversi (per cui necessariamente diverso deve essere l'approccio alla gestione del rischio) è innegabile l'ispirazione che il legislatore comunitario ha tratto da essi, richiamando concetti sviluppati nel solco di quanto già fatto da quei settori precursori sul versante della gestione del rischio: si pensi alla trasposizione nella normativa di settore della previdenza complementare del concetto di “rischio operativo” inteso come il rischio di perdite derivanti dall'inadeguatezza o dalla disfunzione di procedure interne, risorse umane o sistemi oppure da eventi esogeni di cui all'art.1 comma 3 lett. c-nonies del dlgs 252/2005.

L’organizzazione dei fondi

In tale contesto si inserisce un quadro normativo novellato che prevede la necessità di un sistema di gestione dei rischi efficace, l'istituzione di una funzione fondamentale di gestione del rischio (art.5 ter del medesimo decreto) che possa essere d'ausilio al board per la definizione della politica di gestione dei rischi e per facilitare l'attuazione del relativo sistema nel suo complesso, verificandone l'efficienza e efficacia nel tempo. Mentre per i fondi aperti il risk management è già parte della governance delle società che gestiscono forme di previdenza complementare - per cui l'adeguamento alle nuove norme nella maggior parte dei casi si tradurrà in una integrazione delle policy in essere con una più esplicita e razionalizzata declaratoria delle attività del fondo pensione - per i fondi negoziali e preesistenti l'assetto di gestione del rischio rappresenta un terreno inesplorato, ragione per la quale nella scelta della relativa funzione molti fondi si sono affidati a professionisti outsourcers.

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Il monitor del rischio

In merito all'avvio e alle implementazioni del sistema di gestione del rischio nei fondi negoziali e preesistenti le istruzioni di vigilanza dettate da Covip con delibera del 29 luglio 2020 hanno fornito indicazioni precise scandendo diverse fasi di applicazione: l'istituzione della funzione fondamentale di gestione del rischio è stata realizzata entro dicembre 2020; entro la medesima data i fondi hanno approvato i metodi di individuazione e valutazione del rischio. La normativa prevede inoltre che il sistema di gestione del rischio sia tradotto in una procedura scritta che definisce le categorie di rischio e le metodologie per misurarli, le modalità con cui il fondo gestisce ogni categoria di rischio, i limiti di tolleranza al rischio, la frequenza e il contenuto delle verifiche da eseguire regolarmente. Tale politica di gestione del rischio costituirà parte del documento sulle politiche di governance che andrà adottato dai fondi entro la predisposizione del nuovo Documento sul sistema di governo (il termine ultimo va individuato nella scadenza per la pubblicazione del bilancio 2020 e quindi il 31 luglio 2021, vista la delibera Covip del 25 febbraio scorso).

Il cronoprogramma

Una scadenza alle porte in tema di gestione del rischio riguarda proprio la valutazione interna del rischio che i fondi negoziali e preesistenti dovranno effettuare entro il prossimo mese di aprile; per i fondi aperti è fissato il più ampio termine di giugno. Poiché la valutazione interna del rischio è l'operazione con cui il CdA, sentite le strutture competenti, valuta periodicamente (con cadenza almeno triennale) il sistema di gestione del rischio nel suo complesso, la stessa presupporrebbe in linea teorica che sia già stata deliberata dal medesimo organo la politica di gestione dei rischi che, pertanto, sebbene non previsto a chiare lettere da Covip, potrebbe ritenersi opportuno adempimento propedeutico per giungere ad un own risk assessment organico ed efficace. Mefop non mancherà di attenzionare il tema anche svolgendo un'analisi comparata delle valutazioni interne del rischio che saranno deliberate entro il 30 aprile 2021 in modo da avere, nonostante l'eterogeneità delle realtà che compongono il settore, un osservatorio attento che monitori la nascita e l'evoluzione del risk management applicato alla previdenza complementare.

Come in ogni processo di enterprise risk management, sarà necessario un percorso di assestamento progressivo di cui oggi registriamo solo la fase embrionale e che, una volta strutturato, potrà dare i suoi frutti; è questa la sfida dei fondi pensione nel risk management: evitare che il nuovo assetto resti lettera morta di politiche scritte da rispolverare ogni tre anni e organizzare un sistema che possa sostanzialmente influire sulle scelte strategiche del fondo, andando oltre la teoria coattiva della norma e creando effettivamente valore.

(*) Mefop

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