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Ecco perché (e come) i fondi pensione puntano agli asset illiquidi

Due le iniziative italiane. I tassi a zero spingono i capitali di lungo periodo sulle attività alternative

di Vitaliano D'Angerio


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(Adobe Stock)

3' di lettura

«Non credo che ci sia qualcosa di sbagliato nei private asset o nel private equity ma è molto difficile cederli in una fase di recessione. Il mio avvertimento è che devi stare molto attento a quanto carichi». Mark Machin è l’amministratore delegato del Canada Pension Plan Investment Board (Cppib) che ha in gestione l’equivalente di quasi 400 miliardi di euro. La dichiarazione di Machin, apparsa sul Financial Times, è di maggio e a quell’epoca circa metà del patrimonio del fondo canadese era “caricato” su asset illiquidi come real estate e private equity.

Il progetto iride
Nel fondo pensione canadese, il private equity ha reso il 18% nel 2018 e le infrastrutture il 14 per cento. Allo stesso tempo c’è una maxi struttura di risk management a cui il report di Cppib dedica 6 pagine delle 150 del report 2019.

I fondi pensione italiani non pensano proprio di arrivare ai livelli di esposizione dei canadesi: 40-50% di asset illiquidi sono difficili da gestire anche per colossi come Cppib. Il progetto Iride è quello più avanti tra le iniziative di investimento in asset alternativi che i fondi pensione italiani stanno portando avanti. Cinque i veicoli previdenziali coinvolti: Foncer (ceramica), Fondenergia, Fondo GommaPlastica, Pegaso (servizi pubblica utilità) e PreviModa. Ci sono a disposizione 216 milioni da investire in 4 anni. Il gestore è già stato scelto: è Neuberger Berman. «È previsto che il set up operativo e contrattuale – ricorda il direttore generale di Pegaso, Andrea Mariani – possa essere concluso entro dicembre con le delibere dei cinque consigli d’amministrazione». Via libera dunque alle convenzioni e si parte con i primi conferimenti tra febbraio e marzo. «Per quanto riguarda Pegaso puntiamo a conferire un 3% del patrimonio – spiega Mariani –. Per tutte le classi di attività illiquide c’è un obiettivo massimo del 10% ma rimane appunto un limite a cui tendere».

Siamo dunque ben lontani dalle percentuali canadesi. La svolta però sembra necessaria, a detta di consulenti ed esperti, per cercare di introdurre un po’ di rendimenti in portafoglio vista la politica dei tassi a zero delle banche centrali. Fra l’altro il gestore Neuberger applicherà anche i criteri Esg nelle sue gestioni su asset alternativi.

Come funziona Iride
Come sarà declinato il mandato di gestione per il gruppo Iride? Nel comunicato che annunciava la delega a Neuberger, è stato chiarito che una grande fetta degli investimenti alternativi sarà indirizzata verso aziende italiane non quotate. C’è però una importante precisazione nella nota: le società italiane non quotate dovranno avere un fatturato che «deriva in larga parte dall’estero, così da sostenere l’economia nazionale e, al tempo stesso, assicurare un’adeguata diversificazione del rischio Paese». È un po’ la quadratura del cerchio. In questi anni infatti chi si è opposto all’investimento dei fondi pensione (e delle casse di previdenza) nell’economia reale italiana evidenziava che i portafogli andassero necessariamente diversificati e che la “quota Italia” dovesse essere limitata per evitare un’eccessiva concentrazione del rischio. Vedremo nel dettaglio come tale strategia verrà declinata nelle convenzioni dei fondi pensione coinvolti in Iride.

La seconda iniziativa
Come annunciato in giugno dalle colonne di Plus24, è stato aperto un tavolo tecnico tra Cassa depositi e prestiti (Cdp) e Assofondipensione, l’associazione dei fondi pensione negoziali. L’obiettivo è di creare una piattaforma di fondi di fondi specializzata in private debt, private equity, infrastrutture e gestione liquidità dei fondi. «La Sgr che si occuperà di questa piattaforma è stata individuata nel Fondo italiano d’Investimento», aveva raccontato in quell’occasione il presidente di Assofondipensione, Giovanni Maggi.

In questi mesi vi sono state una serie di assemblee con i fondi pensione per presentare il progetto. Il 2 dicembre, in occasione dell’assemblea annuale di Assofondipensione, verrà fatto il punto sul progetto e forse si saprà quali saranno i veicoli previdenziali coinvolti.

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