LAVORO

I fondi restano nel cassetto. Apprendistato a ostacoli

di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci

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(auremar - Fotolia)

3' di lettura

Negli ultimi anni l’apprendistato di primo livello, che consente agli studenti fino a 25 anni di conseguire, lavorando, una qualifica o un diploma di istruzione, interessava in Italia un numero irrisorio di ragazzi: appena 3mila, di cui circa 2.900 nella sola provincia autonoma di Bolzano. Dal 2016, con la sistematizzazione dell’istituto operata dal Jobs act e l’avvio, da parte del ministero del Lavoro, di una sperimentazione ad hoc nel settore dell’Istruzione e formazione professionale (Iefp), questi dati sono più che raddoppiati: oggi si contano oltre 6mila rapporti instaurati; e i contratti non si fanno solo in Alto Adige, ma anche in Lombardia, in Veneto e in alcune altre Regioni del Centro-Nord.

Il numero che ci anticipa l’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive, guidata dal professor Maurizio Del Conte, è positivo, ma ancora insufficiente (in Germania, per esempio, i giovani coinvolti nelle esperienze di formazione duale sono centinaia di migliaia, e il tasso di disoccupazione degli under25 tedeschi è stabile al 6,2 per cento).

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Da noi, storicamente, si fa più fatica, nonostante i recenti incentivi messi a disposizione: e così la stessa Anpal ha deciso di prorogare di altri tre mesi, fino cioè al prossimo 30 giugno, questi “bonus”, vale a dire la possibilità da parte delle imprese di chiedere un contributo economico a copertura dei costi di tutoraggio aziendale. Parliamo di somme non proprio basse: fino a 3mila euro per 12 mesi nei casi di apprendistato di primo livello, che scendono fino a 500 euro per i percorsi di alternanza scuola-lavoro “rafforzata”. Per questi incentivi erano a disposizione 16 milioni di euro. A oggi il “bonus” è stato richiesto da 745 imprese per 1.390 contratti di apprendistato di primo livello. Per l’alternanza “rafforzata” si sono fatte avanti 364 aziende per 678 percorsi. In totale, quindi, sono state impegnati circa 2,5 milioni di euro, e ne rimangono a disposizione (fino alla nuova scadenza del 30 giugno) i restanti 13,5 milioni di euro (la domanda si presenta attraverso la piattaforma di gestione dedicata, all'indirizzo http://fixotutoraggio.italialavoro.it).

A frenare la portata della novità sono diversi fattori. Intanto, la disomogeneità dei sistemi formativi nelle diverse Regioni che rendono poco agevole il rilancio dell’apprendistato di primo livello. In gran parte del Centro-Sud infatti lo strumento è pressoché inutilizzato. A differenza invece del Centro Nord, in testa la Lombardia, che, grazie anche alla spinta data negli ultimi anni dall’ex assessore, Valentina Aprea, ha scommesso (e investito) molto sul “duale”. Qui, non a caso, le imprese che hanno richiesto gli incentivi messi in campo dal ministero del Lavoro sono state appena 270. Ma ciò perché le imprese lombarde possono contare su condizioni migliori proposte dalla regione. C’è poi il ritardo con cui gli enti territoriali pubblicano gli avvisi per sostenere l’organizzazione dei corsi duali nella Iefp. Si sconta inoltre una mancata azione di promozione presso gli stessi datori di lavoro (qui l’Anpal sta investendo fondi ad hoc per invertire rotta). «A scoraggiare apprendistato e alternanza - aggiunge Michele Tiraboschi, ordinario di diritto del Lavoro all’università di Modena e Reggio Emilia - ci sono pure ostacoli burocratici e una normativa elefantiaca che scoraggia le aziende, specie le pmi, a ospitare minorenni in contesto produttivo». Un ennesimo esempio, l’ultimo, in ordine di tempo, è un decreto del Miur di novembre 2017 che contiene nuovi aggravi per gli imprenditori sul (delicato) tema della sorveglianza sanitaria.

Eppure con la legge di Bilancio 2018 la formazione duale nella Iefp, sostenuta dal sottosegretario, Luigi Bobba, è stata rifinanziata con 125 milioni di euro complessivi, e quindi si è stabilizzata; e oggi praticamente tutte le forze politiche sono sostanzialmente d’accordo sulla necessità di far decollare il link scuola-lavoro. «Dal canto nostro lavoreremo con le Regioni per sbloccare gli avvisi agli enti per l’organizzazione dei corsi nella Iefp», commenta Maurizio Del Conte.

La fotografia scattata sul duale «ci deve far riflettere - chiosa il vice presidente di Confindustria per il Capitale umano, Giovanni Brugnoli -. Bisogna imparare dalle esperienze di Bolzano e dal pragmatismo di Regioni che sull’apprendistato hanno investito, come Lombardia e Veneto. Non basta una legge per diffondere uno strumento. C’è bisogno di scuole aperte alle imprese e di imprenditori che investano su giovani e formazione. L’apprendistato duale si svilupperà anche nelle altre regioni solo a condizione che vengano eliminati i vincoli burocratici e i pregiudizi culturali che frenano la collaborazione tra scuole e imprese».

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