sicurezza

I furti mettono il freno al mercato: a Milano un progetto di contrasto

Ancma, che associa i produttori, propone un database centrale

di Pierangelo Soldavini


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(EPA)

2' di lettura

Difficile dire quante biciclette vengano rubate oggi in Italia. A Milano i casi denunciati sono poco più di 500 l’anno, ma le stime sulla base dei dati ufficiali uniti a quelli derivanti da fonti aperte si aggirano sui 50 furti al giorno, il che farebbe salire il conto attorno a 18mila l’anno. A livello nazionale gli ultimi dati Fiab risalgono al 2014: 320mila bici rubate, pari al 7-8% del mercato, in linea con gli altri paesi europei. Ma altri considerano quel numero solo una parte del fenomeno che potrebbe arrivare a tre volte tanto, arrivando quasi a un milione di pezzi l’anno, su un parco circolante di 5-7 milioni di bici, comprese quelle ferme da anni in cantine e garage.

Da qualsiasi parte lo si guardi il furto di bicicletta è un fenomeno senza freni, che ha conseguenze pesantemente negative sull’intero mercato e sulla diffusione delle due ruote come mezzo di trasporto sostenibile, frenando gli acquisti e tenendo basso il costo medio delle biciclette comprate, soprattutto perché si confronta con un senso di quasi impunità nei confronti del furto. Andando ad alimentare il mercato nero: «Chi compra una bici rubata ruba una bici comprata», sintetizza Davide Maggi, rappresentante di Assobici, l’associazione che raggruppa i negozi milanesi delle due ruote. Non esiste un registro unico nazionale e quindi è impossibile avere numeri precisi.

Per questo Assobici ha promosso nel capoluogo lombardo il progetto URBike, in collaborazione con l’istituto di ricerca applicata Misap, basato su un questionario distribuito online e nei negozi specializzati: la raccolta di dati dovrebbe essere completata entro fine novembre. L’obiettivo, precisa Giacomo Salvanelli, ricercatore del Misap, «è fare un’analisi del fenomeno sia dal punto di vista vittimologico che delle condizioni ambientali che favoriscono il furto, tipicamente le postazioni di bici e le zone commerciali ad alta affluenza». L’ambizione è trasformare lo studio in un osservatorio stabile con mappe interattive delle criticità milanesi, progetto per il quale è necessaria la collaborazione del Comune. Il contrasto passa attraverso il doppio binario dell’identificazione univoca della bicicletta unita a un registro che tenga conto dei furti. Ancma, l’associazione dei produttori di biciclette, si è proposta come elemento super partes per un database centrale che raccolga i registri esistenti. Ma gli operatori del settore lamentano una gestione poco aperta che non prevede la messa a disposizione dei dati anche ai singoli registri, che potrebbero così contribuire, in una fase ancora molto caotica, alla denuncia e alla lotta al mercato nero sulla base di dati condivisi.

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