ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùapprovata la nuova direttiva gas

I gasdotti dall’Algeria e NordStream2 salvati dalla Ue, non da altri rischi

di Sissi Bellomo


Putin da Merkel, gasdotto Nordstream 2 rafforzera' Europa

3' di lettura

Le nuove regole sui gasdotti verso l’Europa, approvate ieri dal Parlamento di Strasburgo, salvano sia le condotte già esistenti – come quelle che collegano l’Italia al Nord Africa – sia il controverso Nord Stream 2. L’orizzonte tuttavia non è sgombro da rischi, né per il raddoppio della pipeline tra Russia e Germania, che è inciampato in difficoltà burocratiche in Danimarca, né per i “nostri” tubi e in particolare per il Transmed, attraverso il quale ci riforniamo dall’Algeria: la situazione politica instabile nel Paese rischia di paralizzare le scelte di investimento e il rinnovo dei contratti con cui alimentarlo.

Anche per il Greenstream dalla Libia si sta riproponendo il tema della sicurezza, ma al momento non ci sono problemi di ordine regolatorio né contrattuale.

All’Europarlamento è andato tutto come da copione. Dopo la mediazione raggiunta tra Parigi e Berlino, che salva gli interessi tedeschi, l’emendamento alla Direttiva gas ha ricevuto via libera a larghissima maggioranza. Il testo, che dopo la pubblicazione in Gazzetta dovrà essere recepito entro nove mesi dai Paesi Ue, estende anche ai gasdotti provenienti da Paesi terzi (compresa la Gran Bretagna post Brexit) le regole comunitarie, tra cui in particolare l’obbligo di concedere l’accesso ad altri operatori e quello di separare la proprietà dei tubi da quella delle risorse di gas. Sarà inoltre Bruxelles a negoziare futuri accordi e concedere eventuali esenzioni.

Per i gasdotti già esistenti tuttavia è affidato ai singoli Paesi interessati (dunque anche all’Italia) il compito di deliberare entro un anno sulle regole che li governano, purché non siano contrarie alle norme sulla concorrenza. E per il Nord Stream 2, ancora in costruzione, la Germania si è già messa in tasca la delega ad occuparsi direttamente di tutto.

Nuovi ostacoli al progetto di Gazprom sono però arrivati nel frattempo dalla burocrazia danese, che la settimana scorsa ha chiesto un supplemento dell’indagine di impatto ambientale e lo studio di un’ipotesi di rotta alternativa (che sarebbe la terza): prescrizioni che non solo comportano costi extra per la società russa e i suoi partner europei, ma che quasi certamente allungheranno i tempidi costruzione, costringendo Mosca a rinegoziare su posizioni di debolezza il contratto per il transito del suo gas in Ucraina, in scadenza a fine anno.

Quanto al Transmed, ci sono problemi di ordine tecnico che ora si sommano a gravi incertezze sotto il profilo politico. La prima linea del gasdotto dall’Algeria è stata posata in mare nel lontano 1983 ed è quasi a fine vita, avvertono gli esperti. Ma decidere se investire in una sostituzione dei tubi richiederebbe un minimo di certezza sui futuri scenari di importazione. E in questo momento è buio assoluto.

Eni sta ancora negoziando il rinnovo del contratto di fornitura con Sonatrach (anche in questo caso scadenza a fine 2019), ma – a parte ogni considerazione sui volumi disponibili – la Primavera algerina rischia di rallentare tutto.

La caduta del presidente Abdelaziz Bouteflika sta facendo vacillare molte cariche dello Stato, compreso il ministro dell’Energia,Mohamed Arkab, che proprio Bouteflika aveva da poco insediato al posto di Mustapha Guitouni. Anche il ceo di Sonatrach, Abdelmoumen Ould Kaddour, potrebbe avere le ore contate. Stratfor, citando la testata online Algérie Patriotique, riferisce che al manager sarebbe stato impedito di lasciare il Paese.

Le forniture di gas e di petrolio dall’Algeria continuano ad arrivare regolarmente e gli analisti, almeno per ora, non le giudicano a rischio. Sonatrach, secondo fonti Bloomberg, ha però congelato i piani per costituire una joint venture nel trading, cui erano interessate Eni, Total, Vitol e Gunvor.

L’agenzia ipotizza che le vicende in Algeria abbiano anche contribuito al fallimento della privatizzazione di Hellenic Petroleum: per il 50,1% della società di raffinazione greca, che non ha ricevuto offerte, c’era in corsa un consorzio Vitol-Sonatrach.

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