diritto e tecnologie

I genitori devono controllare smartphone e pc dei figli adolescenti

Per il Tribunale di Parma i contenuti vanno verificati da padre e madre. Sì anche all’uso dei filtri di parental control

di Marisa Marraffino

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Per il Tribunale di Parma i contenuti vanno verificati da padre e madre. Sì anche all’uso dei filtri di parental control


2' di lettura

I contenuti sui telefoni cellulari dei figli adolescenti devono essere costantemente supervisionati da entrambi i genitori, per evitare che condividano filmati non adatti all’età e alla loro educazione. La stessa regola vale per l’uso dei computer, a cui si dovranno applicare i dispositivi di filtro, soprattutto quando i figli hanno manifestato condotte imprudenti e ingenue. Lo ha stabilito il Tribunale di Parma, con la sentenza 698 del 5 agosto scorso, che per la prima volta sdogana espressamente i dispositivi di parental control, tanto discussi tra i genitori, autorizzando il controllo dei dati in entrata e in uscita dal cellulare dei figli soprattutto quando vi sia il fondato timore che possano mettersi nei guai.

La vicenda

È successo a una coppia con due figli gemelli di 14 anni, finita in tribunale per la causa di divorzio. Tra i motivi di attrito proprio l’utilizzo dei dispositivi digitali da parte dei due minorenni. I genitori avevano concordato l’acquisto dello smartphone, ma non avevano discusso sull’utilizzo che ne dovessero fare i figli. Così la madre aveva installato un software di parental control che le aveva consentito di monitorare l’attività di navigazione online.

Controllo lecito per il giudice, visto che anche grazie al software-spia la madre aveva scoperto che uno dei figli fumava sigarette elettroniche, pubblicava video contro la propria scuola e partecipava a chat di gruppo su WhatsApp in cui venivano condivisi contenuti pedopornografici.

La madre aveva subito informato i carabinieri, anche se il figlio aveva dichiarato di non essere interessato ai contenuti di quei filmati e di essere sorpreso dall’aver ricevuto quel materiale tramite la chat creata tra amici su WhatsApp. Ma la chat contava più di cento iscritti e il tribunale ha ritenuto legittima la preoccupazione della madre perché l’educazione si manifesta anche tramite il sapersi dissociare dalle condotte antisociali altrui.

Controllo da parte dei genitori

Anche per questo motivo il tribunale ha disposto il rafforzamento del controllo da parte dei genitori, che dovrà estendersi anche al monitoraggio di tutti i dispositivi digitali usati dai figli che «stanno entrando nel turbolento mondo dell’adolescenza». Dalla consulenza tecnica disposta dal Tribunale era emerso infatti che uno dei figli era già «entrato a contatto con le dinamiche di trasgressione e di polemica contro il mondo degli adulti» tipiche dell’adolescenza e che richiedeva quindi un maggior controllo da parte dei genitori. A far scattare il rafforzamento della presenza familiare anche l’episodio dei selfie contro la scuola che per il tribunale fa ipotizzare che «il ragazzo nutra dei bisogni trasgressivi». Partecipare a chat in cui si condividono contenuti illeciti fa invece presagire che il minore non sia in grado di avvertire la pericolosità delle condotte degli altri.

I genitori, oltre a implementare il controllo digitale, dovranno anche rafforzare la loro presenza fisica. Da qui la decisione del Tribunale di far trascorrere ai figli, che durante l’anno sono collocati prevalentemente presso la madre, l’intero periodo estivo con il padre. Gli adolescenti - conclude il tribunale - hanno bisogno del rafforzamento del ruolo della figura paterna in termini di presenza e continuità per colmare le evidenti carenze educative emerse nel corso del giudizio.

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