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I geroglifici: 200 anni fa Jean-Francois Champollion riuscì a decifrarli

La mostra celebrativa “Hieroglyphs: unlocking ancient Egypt” è fino al 19 febbraio 2023 al British Museum

di Nicol Degli Innocenti

Architrave del tempio del re Amenemhat III - Hawara - Egitto -1855-08 a.C. in mostra nei geroglifici che rivelano l’antico Egitto (The Trustees of the British Museum)

3' di lettura

Sono passati esattamente 200 anni da uno dei momenti più significativi per la conoscenza della storia antica. Dopo secoli di tentativi falliti, nel settembre1822 il francese Jean-Francois Champollion riuscì a decifrare i geroglifici, quella misteriosa lingua illustrata che era rimasta incomprensibile per tre millenni.

Jean-Francois Champollion

Per celebrare questo anniversario il British Museum ha organizzato una grande mostra che racconta la storia appassionante degli archeologi che hanno dedicato la loro vita a studiare i geroglifici, delle numerose piste sbagliate seguite e interpretazioni inesatte avanzate, fino a quando la svolta decisiva di Champollion ha finalmente permesso di scoprire e comprendere la vita dell'Egitto antico.

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Il British Museum festeggia con una mostra i 200 anni dalla decifrazione dei geroglifici

Il British Museum festeggia con una mostra i 200 anni dalla decifrazione dei geroglifici

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Stele di Rosetta

Al centro della mostra il cruciale reperto che ha permesso di decifrare i geroglifici: la stele di Rosetta, che ogni anno attrae milioni di visitatori al British Museum. La roccia grigia e imponente, 762 chili di granito, ha lo stesso testo in tre lingue: egiziano geroglifico, egiziano demotico e greco antico. Era stata riciclata come pietra di fondazione per un forte sul delta del Nilo e fu scoperta tra le macerie dai soldati di Napoleone nel 1799. La sua importanza fu subito riconosciuta dagli studiosi francesi che seguivano la campagna d'Egitto. Con la sconfitta di Napoleone alla battaglia di Waterloo, però, la stele di Rosetta arrivò in Inghilterra e fu donata a Re Giorgio III, che a sua volta nel 1802 la regalò al British Museum.Scattò allora la corsa degli esperti a decifrare i testi, una gara con molti partecipanti e due protagonisti principali: Champollion e lo studioso inglese Thomas Young, descritto come “un uomo che sapeva tutto”.

Fu il francese a emergere vincitore: aiutato dalle intuizioni di Young, fu Champollion a capire che i geroglifici avevano un valore fonetico e ideografico e fu lui a tradurre la parte scritta in egizio geroglifico, risolvendo il mistero. Aveva iniziato a studiare il testo della stele quando aveva 17 anni, peraltro su copie e senza mai vedere l'originale, e decifrarlo era diventata l'ossessione della sua vita. A 32 anni ci riuscì e tale fu l'emozione che svenne.

“La decifrazione dei geroglifici ha segnato un punto di svolta nello studio dell'Egittologia che continua tuttora a rivelare i segreti del passato - ha detto Ilona Regulski, curatrice della mostra - . Abbiamo voluto raccontare anche la storia della collaborazione tra viaggiatori e studiosi di molti Paesi, che si sono scambiati informazioni, testi e reperti anche quando i loro Paesi erano in guerra, per decifrare non solo una lingua ma una civiltà intera”.

L'Italia ha giocato un ruolo cruciale nella scoperta dell'antico Egitto e Roma è stato il posto dove sono iniziati gli studi, prima che gli archeologi potessero viaggiare. La mostra racconta il fascino esercitato dai geroglifici e dal mondo egizio in generale durante il Rinascimento, quando gli studiosi andavano a caccia di reperti, convinti che avessero poteri magici e occulti. La domanda era tale che cominciarono a circolare finti geroglifici, creati da abili esperti per sfruttare l'entusiasmo dei ricchi collezionisti.Una di queste copie è in mostra, ma gli altri 240 reperti nelle vaste sale del museo sono assolutamente autentici e preziosissimi.

Come la “vasca incantata” di pietra nera, un sarcofago decorato con “la scrittura degli uccelli” che si diceva potesse curare le pene d'amore, o le fasce della mummia di Aberuait, in prestito dal Louvre e mai viste prima in Gran Bretagna, o alcuni dei reperti che Champollion riportò in Francia dal suo primo viaggio in Egitto assieme all'egittologo italiano Ippolito Rosellini. Tra queste anche un calendario di papiro che rivela che gli antichi egizi dividevano l'anno in 12 mesi di 30 giorni, e i giorni in 24 ore, usando orologi ad acqua e calcolando quali fossero i giorni propizi e quelli infausti. O un “libro dei sogni” che è il primo trattato sull'interpretazione dei sogni.Champollion non decifrò solo una grafia e una delle lingue scritte più antiche della storia, ma aprì anche la porta alla comprensione del mondo egizio, uno studio e una scoperta che continuano tuttora.

Così come continuano le polemiche e i negoziati sul luogo che dovrebbe ospitare la stele di Rosetta. Oltre 100mila persone hanno firmato una petizione che chiede la restituzione del reperto all'Egitto e il Governo del Cairo vorrebbe riaverla in tempo per mostrarla nel nuovo grande museo egizio che aprirà l'anno prossimo a Giza. Il British Museum, come ben sanno i greci, si oppone alla restituzione dei reperti che conserva da secoli, sostenendo che il museo, a ingresso gratuito, consente a milioni di cittadini di tutto il mondo di ammirarli.

Hieroglyphs: unlocking ancient Egypt. Fino al 19 febbraio 2023. British Museum, Londra. www.britishmuseum.org

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