risparmio gestito

I gestori hanno chiuso il 4° trimestre con un saldo positivo di 17,7 miliardi

Nel 2019 la raccolta è stata di 76,7 miliardi . Possibili nuovi scenari per Eurizon, Fideuram e Pramerica alla luce dell’offerta di Intesa su Ubi

di Isabella Della Valle

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Nel 2019 la raccolta è stata di 76,7 miliardi . Possibili nuovi scenari per Eurizon, Fideuram e Pramerica alla luce dell’offerta di Intesa su Ubi


3' di lettura

L’industria dell’asset management potrebbe prepararsi a grandi cambiamenti alla luce dell’offerta di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca. Uno scenario nuovo che potrebbe dar vita a quel campione nazionale sul risparmio gestito di cui si parla da tempo. Se l’operazione tra i due colossi bancari andasse in porto, le rispettive Sgr, Eurizon, Fideuram e Pramerica, totalizzerebbero un patrimonio sul risparmio gestito di circa 500 miliardi per una quota di mercato ben superiore al 20 per cento.

Numeri importanti ai quali probabilmente si affiancherà anche una sinergia di prodotto e di servizio: entrambi i gruppi vantano una gamma di offerta molto ampia e, in alcuni casi, simile.

Le cifre del quarto trimestre

Tornando ai numeri del quarto trimestre 2019 , l’industria dell’asset management registrato una raccolta positiva per 17,7 miliardi, in netto miglioramento rispetto ai 10 incassati il trimestre precedente. E così l’industria del risparmio gestito italiano nel corso dell’intero anno ha totalizzato un saldo di 76,7 miliardi, mentre il patrimonio del settore si è portato a quota 2.306 miliardi (50,8% in capo alle gestioni di portafoglio e 49,2%a quelle collettive). Negli ultimi 3 mesi del 2019 le gestioni di portafoglio, spinte dai prodotti assicurativi, hanno rastrellato 10,3 miliardi, mentre quelle collettive 7,3 miliardi, supportate soprattutto dai fondi aperti. Questo è quanto emerge dalle statistiche elaborate da Assogestioni sull’andamento trimestrale delle 212 società che fanno parte dell’assciazione dei gestori.

Fondi comuni

In questo segmento da segnalare il deciso ritorno di interesse nella parte conclusiva dell’anno verso i fondi azionari che hanno archiviato il trimestre con una raccolta di 3,2 miliardi, contro i 127 milioni dei tre mesi precedenti. Nonostante il dato postivo, però, il risultato su base annua resta in territorio negativo (-2,4 miliardi). Gli obbligazionari hanno incassato 5,2 miliardi (13,6 annui), i bilanciati 2 (4,8 nei 12 mesi) , mentre i flessibili e i monetari hanno chiuso con i conti in rosso rispettivamente per 1,6 e 3,4 miliardi (-11,2 e + 1 su base annuale).

I gruppi

Nel quarto trimestre i gruppi che hanno incassato di più in assoluto sono stati Intesa Sanpaolo(10,3 miliardi) , Poste Italiane(3,9 miliardi) e Amundi (2,4 miliardi), mentre è stato pesante il bilancio per Anima Holding (-2,4 miliardi, per Generali(-1,6 miliardi a causa dei «flussi sui fondi monetari - si legge in una nota della società -, sia all’interno dei mandati assicurativi in gestione, sia per operazioni infragruppo) e per Kairos Partners (-1,6 miliardi).

Leggi anche:Come vanno i fondi comuni? Usa e tecnologici top performer

I Pir

Assogestioni ha elaborato anche le statistiche definitive per i Pir che nel quarto trimestre hanno segnato un deficit di 380 milioni, portando il dato su base annua a -1 miliardo. Il patrimonio dei 69 prodotti analizzati dall’associazione degli asset manager (28 azionari, 26 bilanciati 12 flessibili e 3 obbligazionari) si è attestato a 18,7 miliardi.

Il 2020 potrebbe essere un anno di svolta per questi strumenti: i cambiamenti normativi apportati dalla legge di bilancio 2020 potrebbero infatti rimettere in moto il settore, fermo da un anno. Molti gestori si stanno attivando, alcuni lo hanno già fatto.

Per approfondire:
Risparmio gestito, i prodotti italiani costano di più e rendono meno di quelli europei
Come vanno i fondi comuni? Usa e tecnologici top performer
I gestori chiudono dicembre con una raccolta positiva per 10,3 miliardi

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