il graffio del lunedì

I giganti Nadal e Hamilton, i positivi del derby di Milano e la gioia di Petrucci

Lo spagnolo si impone per la tredicesima volta a Parigi raggiungendo a 20 Slam Roger Federer. Vincendo al Nurburgring il britannicoeguaglia Michael Schumacher a quota 91. Male le Ferrari, ci resta solo un rosso cui aggrapparci: quello della Ducati 

di Dario Ceccarelli

Rafa Nadal festeggia la vittoria al Roland Garros (IPP)

3' di lettura

Generazione di fenomeni cantavano gli Stadio, qualche decennio fa, quando né la pandemia né Donald Trump né soprattutto Alessandro di Battista erano minimamente all'orizzonte: bei tempi. Non per fare i nostalgici, ma quella canzone, dei fenomeni, viene inevitabilmente in mente dopo una domenica che sembra fatta apposta per esaltare (in senso buono, sia chiaro) due campioni assoluti della storia della sport.

Difficile dire quale dei due abbia diritto di precedenza: perchè in tempo di nani, sono entrambi dei giganti. Forse per simpatia la precedenza spetta al magico Rafa Nadal: in tre set ha liquidato Novak Djokovic che pur essendo un balengo di rara fattura resta il numero uno del mondo. Un trionfo per Rafa che s'impone per la tredicesima volta a Parigi raggiungendo a 20 Slam Roger Federer, un altro gigante di questo sport.

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L'altro fenomeno di questa domenica dei fenomeni è il britannico Lewis Hamilton che vincendo al Nurburgring eguaglia Michael Schumacher a quota 91. Se poi come è probabile raggiungerà quota cento, Lewis raggiungerà in solitaria il Pantheon dei piloti. Guardandolo, mentre il figlio di Schumacher, Mike, gli passa in segno di omaggio il casco del padre, Hamilton sembra perfino un po' troppo freddino, quasi di ghiaccio, come se l'abitudine al successo gli avesse tolto il piacere di riscrivere la storia della Formula uno. Forse se in Ferrari ogni tanto si ricordassero che Schumacher quel primato lo aveva raggiunto proprio con la Rossa, e ci mettessero un po' di pepe in più sulla coda delle Merceds, magari anche il grande Lewis apprezzerebbe maggiormente il piacere di essere il numero uno del volante. Giriamo il pensiero a Mattia Binotto che sta sempre pensando a come far uscire dalla crisi la Ferrari. Lasciamolo pensare sperando che non gli venga il mal di testa. Nel frattempo Leclerc è settimo e Vettel undicesimo. Ci resta solo un rosso cui aggrapparci: quello della Ducati di Danilo Petrucci. Da quelle parti c'è vita. E anche allegria.

Domenica poco fenomenale invece per gli azzurri che contro la Polonia, a Danzica, non vanno oltre allo zero a zero. Quasi sempre in attacco, i Mancini boys non riescono però a far gol. Ci provano, insistono, ma niente, non va dentro. Il più determinato a non chiudere, quasi una allergia, è Federico Chiesa protagonista nel primo tempo di un clamoroso “quasi gol” che Mancini ha ancora le palle che gli girano. Ma anche Pirlo, tecnico della Juve, dove Federico è approdato per 50 milioni, pare che sia saltato sul divano. Ai più anziani, lo svarione di Chiesa ha ricordato quelli memorabili di Egidio Calloni nel Milan degli anni Settanta. Tanto memorabili che il grande Gianni Brera lo definì “lo sciagurato Egidio”.

Restando al calcio, in tempo di covid cresce il dibattito sul prossimo derby di Milano. Si farà? Non si farà? Aumenta la suspense. Al momento l'Inter conta sei positivi, il Milan (Ibra è guarito) solo due. Quindi stravince la squadra di Antonio Conte per 6-2. Il suo obiettivo è arrivare a 10 (positivi) per rinviare, secondo il protocollo, la sfida con i rossoneri. Ma c'è tempo per tutto. Forse, con un po' di buon senso (merce rara nel calcio) perfino i protocolli si possono adeguare a un periodo come l'attuale in cui la curva dei contagi è notevolmente aumentata rispetto all'estate. Tutto è migliorabile. Si modifica la Costituzione, possibile che non si possano cambiare anche i protocolli del calcio? Poi eventualmente, a rimettere le cose come prima, un Tar c'è sempre.

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