verso le elezioni /2

I giovani chiedono risposte su lavoro e crescita

di Alessandro Rosina


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3' di lettura

La partecipazione al voto dei giovani è considerata importante, al di là dei risultati finali sulla composizione del nuovo Parlamento dopo il trauma della Brexit, come segnale di quanto il progetto europeo sia ancora vivo e possa essere rilanciato, migliorato e proiettato verso il futuro.

Ancor più che per le precedenti elezioni europee, il dibattito politico italiano sembra però avvitato sulle ricadute interne del voto. Movimento 5 stelle e Lega si stanno avvicinando all’appuntamento come alleati di governo, ma con crescente attenzione a marcare le differenze reciproche. Partito democratico e Forza Italia sono alla ricerca di conferme su leadership, linea e identità in uno scenario completamente diverso da quello in cui hanno costruito il loro successo passato.

Il Pd ha tratto incoraggiamento dalla buona partecipazione alle primarie vinte da Zingaretti. Nonostante l’estensione del voto ai sedicenni, la presenza dei cittadini maturi è stata però predominante. Per conquistare l’elettorato giovanile c’è molta strada ancora da fare. Se è vero che attualmente è sul campo politico alla sinistra delle forze di governo che sono accampate le truppe dell’incertezza e dell’insoddisfazione verso l’attuale offerta politica, questo significa anche che è soprattutto in tale spazio che si gioca la partita tra alta astensione giovanile e mobilitazione costruttiva a sostegno del futuro del progetto europeo.

Va anche aggiunto che il voto dei giovani, nonostante il ridotto peso demografico, può fare la differenza perché meno scontato e più fluido rispetto a quello maturo. Qualsiasi sia stato il loro comportamento elettorale passato, possono oggi tranquillamente non votare, o votare convintamente a favore di un candidato, oppure consegnare alle urne un segnale di protesta. Mai come in passato voto a favore e contro possono oggi intrecciarsi: a sostegno del governo e contro l’Europa, o viceversa. Una scelta che deve comunque necessariamente passare attraverso un’offerta convincente e coinvolgente.

I dati raccolti a fine febbraio e a fine aprile da Ipsos per l’istituto Toniolo su un campione rappresentativo di mille cittadini dai 18 ai 75 anni e su un campione di 2mila giovani tra i 20 e i 34 anni, evidenziano come il nucleo più forte di chi ha un atteggiamento positivo verso il progetto europeo sia all’interno delle nuove generazioni. Lasciando da parte le intenzioni di voto, risulta comunque rivelatore il dato della fiducia verso le istituzioni. Ecco allora che se ad assegnare un punteggio positivo all’operato del governo è il 37% dei giovani intervistati contro il 41% dell’elettorato maturo, l’atteggiamento verso l’Unione europea invece risulta più favorevole tra i giovani che sull’intera popolazione: si passa da quasi il 45% per chi è sotto i 30 anni a meno del 30% tra gli anziani.

Sull’effettiva partecipazione al voto molto però dipende dalla capacità di toccare le corde giuste, ovvero di trattare i temi più sentiti nel modo più efficace verso i giovani.

I temi che vedono più sensibili le nuove generazioni italiane sono soprattutto la disoccupazione giovanile (indicata come priorità dal 21,2%) e la crescita economica (19,4%). L’immigrazione segue a distanza (12,1%), mentre s’impone su livelli simili la preoccupazione per i cambiamenti climatici (12%). Quest’ultimo dato è però in crescita soprattutto tra i più giovani. Tra gli under 22 sale infatti quasi al 20%, mentre il tema della disoccupazione è sentito più dai trentenni.

Il tema dell’Europa in sé è quello in cui si riscontrano le maggiori differenze per livello di istruzione: solo il 33,3% di chi ha titolo basso considera positivo che l’Italia sia parte dell’Unione europea (mentre il 39% con giudizio in sospeso), contro il 60,2% dei laureati.

La campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo è quindi anche un terreno di confronto interessante per capire quanto le varie forze politiche sono in grado di rivolgersi in modo credibile alle componenti delle nuove generazioni che esprimono maggior domanda di riscatto sociale. È infatti questa la parte dei giovani che, allo stesso tempo, ha più bisogno di un’Europa migliore ma è anche maggiormente disinformata, diffidente e sensibile alle sirene sovraniste.

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