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I giovani creativi tornano a Pitti e guardano all’estero

Le sei aziende selezionate da Ice Agenzia e Pitti Immagine puntano su tessuti, trattamenti e lavorazioni fuori dall’ordinario per attirare consumatori e finanziatori e valorizzare il meglio della filiera made in Italy

di Silvia Pieraccini

Wundercamera Wardrobe

3' di lettura

L’industria italiana della moda imbocca con cautela un anno costellato di incognite, dopo un 2022 più brillante del previsto. Eppure – nonostante l’aumento di costi energetici e materie prime, ma anche dei tassi d’interesse e dell’inflazione che rischiano di frenare i consumi – il sentiment delle aziende rimane abbastanza positivo, galvanizzato dall’incremento di vendite delle collezioni primavera-estate (tra +10 e +30%), come si è visto a Firenze all’apertura del Pitti Uomo, la fiera di moda maschile più importante al mondo.

La 103esima edizione, organizzata come sempre da Pitti Immagine, raccoglie le collezioni autunno-inverno 2023-2024 di quasi 800 marchi. E dopo la pandemia che aveva “congelato” gran parte dei progetti innovativi, hanno ripreso vigore le start up di moda made in Italy, destinate a iniettare creatività nel settore. Tra queste ci sono le sei che Agenzia Ice, insieme con la divisione Tutoring&Consulting di Pitti Immagine, ha selezionato per questo salone.

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Il focus è sul prodotto, più che sul canale distributivo: tessuti, trattamenti e lavorazioni fuori dall’ordinario puntano ad attirare consumatori e finanziatori, per far crescere progetti che si caratterizzano per l’alta conoscenza delle materie prime e del ciclo produttivo. È il caso di Wundercamera Wardrobe, il brand fondato quattro anni fa a Parma da Riccardo Forlini, 46 anni, e dalla moglie Monica Lardera, 39. Il progetto esalta lentezza e durabilità: la collezione è formata da capi in maglia, soprattutto in alpaca, fatti a mano, ai ferri o all’uncinetto, da un laboratorio di Agliana (Pistoia). Tutti capi genderless, taglia unica. «Vogliamo dare una veste più contemporanea a una cosa ancestrale come la maglieria fatta a mano – spiegano i fondatori, che per dieci anni hanno lavorato in Max Mara –. Volevamo una palestra di creatività libera, per sperimentare». Il brand ha trovato particolare riscontro in Giappone (dove ha realizzato il 90% dei ricavi) grazie a uno showroom parigino che ha forti contatti col Paese. Finora il progetto è stato autofinanziato (con 60mila euro), per il futuro i fondatori cercheranno finanziatori o programmi di mentoring.

Va avanti da sola Nicoletta Baldo, 56 anni, veronese che due anni fa ha rispolverato il diploma preso alla Marangoni tempo fa per inventarsi il brand Cape (“caspita” in veronese), una linea di capispalla sostenibili, tutti realizzati in cotone e nylon rigenerato Econyl, dallo stile minimalista. «Quest’anno, per la prima volta, abbiamo inserito la linea uomo – spiega la fondatrice, che per l’inverno in corso ha venduto 900 capi in negozi di alto livello, in Italia e Svizzera –. Facciamo tutto in Italia, dal taglio alla cucitura, in una cooperativa sociale che si trova a un metro dall’azienda».

Ha già un finanziatore tra i soci, invece, il brand Seven Gauge, fondato a Bologna da sei professionisti del settore moda, tutti cinquantenni, che hanno voluto cambiare le regole consolidate: il progetto, che debutta al Pitti Uomo, parte dalla maglieria in pura lana, tutta genderless, con taglie che vanno dalla 1 alla 5, cui si sono aggiunti abiti e cappotti. «Su felpe e maglie il nostro markup ai negozi è 3,3 – spiega Gian Mario Montebugnoli, uno dei soci –. Una percentuale allettante perché vogliamo aiutare i negozianti. Siamo partiti senza rappresentanti, abbiamo l’e-commerce e un finanziatore che crede nel progetto».

Stesso obiettivo per Gerardo De Piano, 57 anni e due figli impegnati nell’azienda di famiglia Depian Pel basata a Solofra (Avellino) produttrice di capispalla in pelle e tessuto per grandi brand, che al Pitti Uomo ha portato la nuova creatura: un marchio proprio, Rebel Touch, di capispalla in shearling stampati imitando un tessuto: un prodotto «che cambia i connotati alla pelle», spiega il fondatore, e che per il posizionamento medio-alto guarda soprattutto all’estero.

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