ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùFamilyandtrends

I giovani e il privilegio di guidare l’azienda di famiglia

Il vero punto di osservazione per il capitalismo familiare sono le famiglie imprenditoriali

di Bernardo Bertoldi

(Adobe Stock)

3' di lettura

familyandtrends ha sempre sostenuto che il vero punto di osservazione per il capitalismo familiare sono le famiglie imprenditoriali: le aziende familiari sono aziende come le altre se non fosse per il fatto che sono possedute da un’organizzazione fatta di soci consanguinei. Da questo discende il primo dovere per le famiglie imprenditoriali: assicurarsi che ogni generazione esprima almeno un imprenditore che si prenda cura dell’attività di famiglia.

Certo, la famiglia imprenditoriale deve anche far sì che i soci siano responsabili e coscienti del loro ruolo, che la governance sia chiara, funzionale e permetta a tutti di essere rappresentati, che i conflitti siano gestiti per tempo, che l’informazione sia fornita in modo copioso e costante, etc; ma tutto questo sarebbe inutile senza l’attività economica, e questa non dura neanche tre generazioni se non ci sono alcuni familiari che svolgono il ruolo di imprenditore. Negli ultimi anni familyandtrends ha sentito la crescente difficoltà da parte delle famiglie imprenditoriali di assicurarsi il coinvolgimento dei giovani, difficoltà che è stata “certificata” da una recente ricerca che stima in 1 su 10 gli studenti che hanno interesse a entrare nell’azienda di famiglia.

Loading...

Ha ragione Tommaso Minola, professore che ha partecipato alla ricerca, ad affermare: “questo dato suggerisce che la nuova generazione è conscia dell’importanza di conoscere altre realtà aziendali per entrare con maggiore consapevolezza, competenza e maturità nell’azienda di famiglia” ma il dato conferma l’aneddotica sulla crescente complessità di attrarre i giovani.

Le famiglie imprenditoriali che rispondono a questa complessità rendendo più semplice e più accattivante l’ingresso in azienda non potrebbero commettere un errore più grande. Per lo stesso motivo per cui non ci sono alpini dove non ci sono montagne da scalare, non ci sono imprenditori dove non c’è volontà, ferrea e rigorosa, di uscire dalla propria “comfort zone” e di anteporre a sé stessi l’impresa, prima, e la famiglia, poi.

La volontà ferrea e rigorosa di uscire dalla propria comfort zone è necessaria perché il compito di ogni generazione è adattare l’impresa al mutato contesto competitivo in modo che possa, innovando attraverso la tradizione, crescere e prosperare. La necessità di anteporre l’impresa e la famiglia a sé stessi è necessaria perché il ruolo di imprenditore richiede molti sacrifici anche personali, non solo a favore dell’impresa, dei suoi clienti, dei suoi dipendenti ma anche a favore di altri familiari.

Solo i giovani che in modo cosciente accettano questo saranno dei buoni imprenditori e contribuiranno a fare della famiglia imprenditoriale un buon azionista dell’impresa. Gli altri è meglio che non si cimentino e se iniziano è meglio che mollino prima di fare danni.

Alcuni anni fa, John Davis ha messo a punto un documento per riflettere se entrare nell’impresa di famiglia: di tutte le pagine scritte sulle aziende familiari, quelle due restano tra le più importanti.

Cari giovani, lavorare nell’azienda di famiglia è certamente un percorso difficile, ma vi prego di considerare due cose che mi ha insegnato un giovane imprenditore quando, da giovane ricercatore, cercavo di capire qualcosa di capitalismo familiare.

La prima: l’azienda di famiglia dovete meritarvela; nelle sue parole “Te la devi ricomprare, non si tratta di pagarla, ma di conquistarla, di guadagnarsi il privilegio di guidarla”.

La seconda: è difficile ma piace farlo; nelle sue parole: “Si sperimenta molto, si sbaglia molto, ma quando si ha successo è una soddisfazione enorme. Per me è il lavoro più bello del mondo. Sono felice di aver convinto mio padre a non vendere l’azienda e di essermi laureato di corsa per venire qui”.

Quel giovane imprenditore che intervistavo nel 2015 era Alberto Balocco, tragicamente mancato alla sua famiglia e alla sua azienda.

La commovente lettera scritta dai figli termina con: “…E tocca a tutti noi dimostrarti che abbiamo imparato ogni cosa che ci hai insegnato…”.  Quel “tutti” dovrebbe valere per tutti voi, giovani di famiglie imprenditoriali: come Alberto, dedicate la vostra vita a dimostrare di aver imparato e a guadarvi il privilegio di guidare.

Bernardo Bertoldi (Docente di Family Business Strategy, Università di Torino – bernardo.bertoldi@unito.it)

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti