lavoro e nuove generazioni

I giovani e la voglia di futuro: non solo Neet

di Maria Francesca Amodeo *


6' di lettura

Italia ancora bandiera nera europea per il numero di Neet, ma nel nostro Paese aumentano anche i giovani che – a dispetto della crisi – riescono a trovare la propria strada. Studiano, si impegnano, cercano lavoro e lo trovano, oppure – spesso e volentieri – lo creano. Sfortunatamente i numeri parlano chiaro: oggi l'Italia, secondo l'indagine Eurostat pubblicata qualche giorno fa è il Paese con il più alto numero di Neet (Not in education, employment or training)all'interno dell'Unione europea. Il 25,7% di giovani di età compresa tra i tra i 15 e i 24 anni residenti nel Belpaese non studia e non lavora.

Anche la nostra classe politica ha spesso definito questi giovani come “bamboccioni” o “choosy”, schizzinosi, non inclini al cambiamento; non disposti a cogliere opportunità lavorative (che spesso riguardano occupazioni part time rifiutate non per spocchiosa superiorità ma perché sottopagate e lontane dalle proprie ambizioni). Nel nostro Paese la mancanza d'impiego tra i giovani è raddoppiata rispetto ai livelli precedenti alla crisi globale e la disoccupazione media ha raggiunto il 12,6%, oltre due punti più alta del valore medio europeo. Numeri che hanno destato l'interesse del vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio che ha definito la crisi dell'occupazione giovanile una vera e propria emergenza nazionale.

Davanti al Politecnico in piazza Leonardo (Massimo Alberico)

Ma non si parla degli Eet
Ci sono però anche tante cifre positive di cui si discute poco. È la stessa indagine Eurostat a stabilire che rispetto allo scorso anno il numero di giovani inoccupati in Italia è diminuito (seppure solo dello 0,3%). Inoltre un'indagine condotta alla fine del 2016 da Censis per conto di Confcooperative ha evidenziato che nel Belpaese sono ben 175mila i giovani che “ce la fanno”. Sono gli Eet, l'esatto opposto dei Neet: Employed-Educated and trained. Si tratta di ragazzi qualunque che non si arrendono all'idea di un futuro scadente, magari disegnato da altri sulla loro pelle, e si rimboccano le maniche di fronte alle piccole e grandi difficoltà quotidiane che la vita può riservare.

''Io Lavoro Info Point'', sportello per il contatto fra chi cerca un impiego e il mondo delle imprese. (Ansa)

Si svegliano presto al mattino per aprire i libri di diritto o restano in piedi tutta la notte in guardia medica; fanno lavoretti part time per mantenersi gli studi o “inventano” nuovi business. Scrivono, leggono, studiano, si impegnano, e lavorano: gli Eet rappresentano la parte bella del nostro bistrattato Paese. Sono ricercatori, cuochi, avvocati, imprenditori, estetiste, scrittori o manager che hanno il coraggio di credere nei propri sogni.

(Agf)

La voglia di fare impresa
A trainare la scalata occupazionale dei ragazzi negli ultimi anni è stata soprattutto la voglia di fare impresa: secondo i dati di Unioncamere e Infocamere il 30,4% delle aziende nate tra gennaio e giugno 2017 è guidata da un under 35, un dato che è cresciuto del 6,1% rispetto all'anno precedente. In tutto in Italia le aziende registrate con giovanissimi come titolari sono ben 566.268 e si dividono nei settori più disparati. Sono soprattutto le moderne tecnologie, per natura più congeniali e vicine alle nuove generazioni, a creare lavoro per i ragazzi: nel settore delle telecomunicazioni il 48,2% delle imprese è guidato da giovani che hanno meno di 35 anni ma anche nelle attività di servizi finanziari gli imprenditori giovani sono il 47,5% di quelli totali.

Afol Milano, Centro per l’impiego (Maurizio Maule)

Nel nostro Paese il 2017 è stato inoltre un anno da record per quanto riguarda le attività a conduzione femminile e la tendenza sembra mantenersi nei primi mesi del 2018. Nel primo trimestre dell'anno - dati Unioncamere - le aziende “rosa” con la percentuale di giovani che hanno meno di 35 anni alla guida di un'impresa è arrivata all'11,57%. In Italia oggi sono quindi in totale 154mila le giovani donne a capo di una impresa. Le start-up, grazie alle agevolazioni e agli incentivi fiscali che le caratterizzano, sono state negli ultimi anni un importante stimolo e sostegno per la classe lavorativa più giovane. La nuova forma di impresa, che diventa un incubatore di idee e tecnologia, ha avvicinato moltissimo gli under 35 alla vita aziendale. Secondo l'ultimo rapporto I-Com (Istituto per la Competitività) sull'economia delle regioni, il 20% delle start-up italiane oggi è caratterizzato dalla prevalenza giovanile all'interno dell'assetto societario. Nel meridione il dato sale addirittura al 23% con un 10% di imprese che vanta la presenza esclusiva di lavoratori che hanno meno di 35 anni.

Il puzzle del lavoro (Pixtal/Ag

Fondamentale studiare
Fondamentale per la condizione occupazionale è però anche l'istruzione. Chi consegue titoli di studio superiore riesce più facilmente a trovare lavoro. AlmaLaurea ha pubblicato lo scorso 11 giugno il suo rapporto annuale sul profilo dei laureati: a un anno dalla laurea risulta occupato il 71,1% dei laureati triennali e il 73,9% tra i magistrali biennali. Il tasso occupazionale rispetto all'anno precedente è aumentato di 5,4 punti percentuali per i laureati di primo livello e di 3,8 punti per i magistrali biennali. L'attività autonoma (liberi professionisti, lavoratori in proprio, imprenditori, ecc.) riguarda il 12,9% dei laureati di primo livello e il 7,3% dei laureati magistrali biennali occupati; il 23,5% dei laureati triennali e il 26,9% di quelli magistrali hanno invece un contratto a tempo indeterminato. A cinque anni dalla laurea risultano occupati l'87,8% dei laureati di primo livello e l'87,3% dei laureati magistrali. Rispetto allo scorso anno l'incremento occupazionale è dello 0,7% per quanto riguarda i laureati triennali e e di 3,0 punti percentuali per quelli magistrali. Un'indagine Istat ha inoltre verificato che il tasso di impiego per chi consegue un titolo di studio secondario inferiore è pari al 51,2% e addirittura chi arriva ad un livello di istruzione specializzato (laurea o master) nel 79,8% dei casi ha un impiego.

PRESENZA DI START-UP A PREVALENZA GIOVANILE
PRESENZA DI START-UP A PREVALENZA GIOVANILE
PRESENZA DI START-UP A PREVALENZA GIOVANILE

Centinaia di volti e di storie
Queste percentuali positive racchiudono centinaia di volti, centinaia di storie di ragazzi sparsi per l'Italia che hanno deciso di crederci e che costruiscono il proprio futuro un mattoncino dopo l'altro.

C’è Leo Criaco, nato a Nocera Superiore. Dopo un diploma al liceo scientifico della sua città si è iscritto - senza troppo entusiasmo - alla facoltà di Conservazione dei beni culturali. Durante il suo percorso di studi ha deciso di vivere un'esperienza all'estero, a Londra, per perfezionare l'inglese. Ha iniziato con qualche lavoro part time nella capitale della Gran Bretagna fino a diventare tuttofare e poi venditore per una delle gioellerie che serve la casa reale. Oggi è un esperto di diamanti e lavora per Christie's. Federico Panci invece vive a Roma, dopo aver frequentato per due anni la facoltà di Architettura - convinto che quella strada potesse offrirgli una prospettiva lavorativa maggiore - ha deciso di cambiare vita e inseguire un sogno che aveva sin da ragazzino: volare.

Giovani e lavoro, i volti di che ce l’ha fatta

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Oggi frequenta l'ultimo anno della scuola UrbeAero nella Capitale e per mantenersi gli studi fa qualche lavoretto part time. Poi Carmine Brutto, che si è diplomato presso l'istituto alberghiero e poi ha conseguito una laurea in scienze dell'educazione. Oggi è un tecnico di laboratorio di un istituto alberghiero a Piacenza e lavora part time come chef per un servizio di catering nella stessa città. Ilaria Magurno ha studiato come estetista risultando la migliore tra le allieve del suo corso. Oggi, insieme a un'amica e collega, è la proprietaria un centro estetico a Diamante, la sua città natale in Calabria, e partecipa a diversi corsi di aggiornamento e concorsi per make-up artists. Luigi Cianni sognava da sempre di inseguire le orme di suo padre e diventare un medico. Oggi è laureato in Medicina e abilitato alla professione medica. Come medico segue alcune gare sportive e copre alcuni turni di continuità assistenziale. Fedele Casella ha studiato Economia aziendale e conseguito un master in Corporate Finance Managment. Oggi si occupa di controllo di gestione nell'amministrazione di un'azienda automobilistica con sede a Roma.

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