La lettera

I giovani talenti a Draghi: ascolti le nuove generazioni, ora un «trasferimento di opportunità» a tutti

L’appello di 22 ricercatori da tutto il mondo, 13 donne e 9 uomini: usare Next Generation EU per ridare voce e autonomia a una generazione dimenticata

(Imagoeconomica)

4' di lettura

Nel recente discorso al Senato per ottenere la fiducia al Governo, Mario Draghi ha posto come obiettivo quello di “consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti”. Noi siamo quei figli e nipoti. In un Paese che troppo spesso ha derubricato le esigenze della nostra generazione ai margini dell'agenda politica, molti di noi si sono trasferiti all'estero, dove ora vivono e lavorano, oppure, se rimasti, sono attanagliati da incertezze lavorative e mancanza di opportunità. Non serve enumerare nel dettaglio la miriade di ragioni che alimentano il nostro rammarico, quanto già note da tempo. Basti pensare al tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti in Europa, al numero crescente di NEET, al precariato, ai percorsi di carriera che premiano esclusivamente in base all'anzianità lavorativa, la mancata valorizzazione delle nostre competenze in una cultura del lavoro ancora troppo paternalistica e gerarchica, e sempre più lontana dagli altri modelli Europei. Tutti problemi che l'attuale crisi pandemica ha reso più evidenti, acuendo le diseguaglianze tra le nuove e vecchie generazioni. E così, mentre tanti giovani perdono posti di lavoro e ore di lezione – e con essi, purtroppo, anche la speranza - la nostra voce, una voce di minoranza in una popolazione sempre più anziana, ancora una volta rimane inascoltata.

Next Generation EU rappresenta un'opportunità storica per la nostra generazione, che ha la possibilità di reinventare il nostro Paese in una prospettiva Europea, ambientalista e di pari opportunità. Da economisti, statistici e scienziati sociali formati nella Grande Recessione apprezziamo la creazione di un “debito buono” e sostenibile, che guardi al futuro con investimenti in capitale umano, ricerca, ed infrastrutture. Se tale, questo debito non rappresenterà un peso per la nostra generazione, né per quelle che verranno, quanto piuttosto un investimento sul nostro futuro e sul futuro del Paese. Invitiamo il Governo a basare la creazione di questo “debito buono” su delle fondamenta condivise, su un nuovo contratto sociale che coinvolga attivamente noi giovani.

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Riteniamo fondamentale che questo nuovo contratto sociale si definisca attraverso un gesto di fiducia verso la nostra generazione che incoraggi la creazione di indipendenza dei giovani – purtroppo sempre più lenta rispetto alle generazioni precedenti - e favorisca la mobilità sociale. Proponiamo che il Governo, con la partecipazione attiva dei giovani, progetti l'erogazione di un “trasferimento di opportunità” diretta a ciascun giovane. Un trasferimento che sia progressivo e privo di condizionalità di spesa e che, fondandosi su un principio di equità, dia l'opportunità ad ogni giovane di porre le basi per una propria autonomia personale indipendentemente dalle condizioni socio-economiche di partenza. Oggi, come mai prima d'ora, abbiamo bisogno della fiducia del nostro Paese, non della sua beneficenza. Per uscire dalla trappola del paternalismo, è necessario far sì che i giovani stessi siano posti dinanzi alla responsabilità di decidere come investire sul proprio futuro.Il costo di questa politica sulle casse dello Stato sarebbe marginale rispetto al suo ritorno.

Trasferimenti di questo genere offrirebbero ai giovani la libertà di investire sul proprio capitale umano con l'effetto di stimolare l'occupazione e l'employability nel medio e lungo termine, diminuire il senso di incertezza e scoraggiamento, aumentare la fiducia nelle istituzioni ed incrementare la spesa in attività sociali e formative. Naturalmente, questi investimenti da soli non possono bastare se allo stesso tempo la formazione, ad ogni livello, non viene valorizzata su tutto il territorio nazionale. Bisogna garantire ai giovani non solo il diritto ma anche il dovere di prendere decisioni sulla propria vita.Scriviamo oggi questa lettera perché l'attenzione che il nuovo Presidente del Consiglio ha dedicato al tema dei giovani riaccende la nostra speranza verso un futuro diverso nel e per il nostro Paese. Il cambiamento politico non può essere privo di una forte condivisione che garantisca e rinforzi la sua legittimità. Troppo a lungo la nostra generazione è stata oggetto di politiche disegnate ed implementate da chi non vi apparteneva. Ad esempio, i dirigenti della pubblica amministrazione italiana under 30 sono solo 14 su 169mila .

Crediamo sia giunto il momento di superare questo “paternalismo politico” e dare alla nostra generazione la possibilità di scegliere e contribuire alla formazione delle politiche pubbliche. Scegliere ancora per i giovani, ma senza i giovani, sarebbe un grave errore. Esortiamo quindi il Governo ad organizzare un tavolo di discussione che abbia noi giovani come controparte, senza sigle partitiche. Crediamo fortemente che questo cambiamento debba venire dal basso, da un corpo nuovo che si definisca attorno a questa urgenza, e non viceversa. “A volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane” - scriveva Italo Calvino. È proprio questo senso di incompletezza che vogliamo colmare.

I firmatari
Nicolò Fraccaroli, Brown University (Stati Uniti)
Falco Bargagli Stoffi, Harvard University (Stati Uniti)
Michele Cantarella, University of Helsinki (Finlandia)
Federica Meluzzi, Institut Polytechnique de Paris (Francia)
Luca Bellodi, Università Bocconi (Italia)
Eugenia Frezza, Trinity College Dublin (Irlanda)
Federico Maria Ferrara, London School of Economics and Political Science (Regno Unito)
Simona Giglioli, Università di Roma Tor Vergata (Italia)
Elena Butti, Graduate Institute of International and Development Studies, Geneva (Svizzera)
Alessandro Pizzigolotto, Norwegian School of Economics (Norvegia)
Matteo Marenco, Scuola Normale Superiore (Italia)
Anna Pirri, LUISS Guido Carli (Italia)
Gianmarco Pinna, Università di Roma Tor Vergata (Italia)
Sara Landi, University of Alicante e IMT School for Advanced Studies, Lucca (Spagna e Italia)
Pietro Saggese, IMT School for Advanced Studies, Lucca (Italia)
Irene Morlino, London School of Economics and Political Science (Regno Unito)
Costanza Tortu, Ecole Polytechnique (Francia)
Elisa Palagi, Sant'Anna School of Advanced Studies (Italia)
Tatiana Celadin, IMT School for Advanced Studies, Lucca (Italia)
Martina Occelli, Sant'Anna School of Advanced Studies (Italia)
Daniela Arlia, Aix-Marseille School of Economics (Francia)
Anna Mergoni, KU Leuven (Belgio)

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