La ricerca

I giovani talenti italiani all’estero credono alla ripartenza

Presentati a Roma i risultati di una ricerca promossa da Talents in Motion, PWC e Fondazione Con il Sud su 1.100 giovani under 35 residenti all'estero.

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(Science Photo Library / AGF)

Presentati a Roma i risultati di una ricerca promossa da Talents in Motion, PWC e Fondazione Con il Sud su 1.100 giovani under 35 residenti all'estero.


6' di lettura

Presentati a Roma i risultati di una ricerca promossa da Talents in Motion, PWC e Fondazione Con il Sud su 1.100 giovani under 35 residenti all’estero.
La ripartenza del sistema Italia non può prescindere dal contributo che i giovani trasferiti all’estero per cercare lavoro o per specializzarsi nello studio sono disposti a dare, rientrando a lavorare in Italia. Pur nella consapevolezza che la soluzione alla crisi creatasi con la pandemia avrà tempi lunghi e il lavoro costituirà la primaria preoccupazione.

In questo contesto, la politica, le imprese, il mondo accademico debbono mettere a fattor comune le rispettive competenze per creare le condizioni migliori affinché questa migrazione di ritorno abbia effettivamente corso. È quanto è emerso dal confronto tenutosi a Roma in occasione della presentazione della Ricerca Covid-19 - L’impatto sui giovani talenti, condotta dal Centro Studi PWC su iniziativa congiunta di Talents in Motion, PWC e Fondazione Con il Sud.

Covid-19, la vita dei giovani italiani all'estero diventa un film

Il panel della ricerca

La ricerca, condotta nel pieno della fase acuta della pandemia attraverso la piattaforma Linkedin, aveva l’obiettivo di comprendere come la pandemia abbia influenzato stili di vita, percorsi professionali e aspettative dei talenti italiani con un profilo internazionale. L’elevato numero di risposte ricevute (1.104) conferma quanto il tema del brain drain sia sentito proprio dai giovani talenti italiani. Il campione della ricerca comprendeva il 95% di residenti all’estero (30% in UK), il 74% di età compresa tra i 18 e i 35 anni, il 57% uomini e il 43% donne, l’83% con laurea e master e il 7% dottorato provenienti da: Lombardia (17,2%), Veneto (9,3%), Lazio (7,4%), Piemonte e Sicilia (7,1), Emilia Romagna (6,9%), Toscana (5,4%), Campania (5%), Puglia (4%), Marche (2,8%) Calabria e Trentino Alto Adige (2,6%) Friuli Venezia Giulia (2,4%) Liguria (2,2%), Abruzzo (2,1%), Sardegna (2%), Umbria (1,4%), Basilicata e Molise (0,5%) e Valle d'Aosta (0,3%). L’11,3% del campione è di provenienza estera.

Le mosse del Governo e il futuro

Tra i più significativi responsi della ricerca spicca, a sorpresa, un atteggiamento favorevole nei confronti delle mosse della politica italiana nel corso della crisi del Covid-19. In particolare le azioni messe in campo dal Governo italiano sono state percepite come maggiormente efficaci di quelle dell'Unione Europea. In dettaglio la risposta del governo italiano è diffusamente percepita come una delle migliori dopo quella tedesca.Più in generale per quanto riguarda le aspettative future, oltre il 40% dei talenti italiani prevede grandi cambiamenti nel proprio stile di vita. Gli impatti più forti sono attesi nel mondo del lavoro. Per il 75% degli intervistati la crisi post Covid-19 sarà lunga, coinvolgendo tutto il 2021. Per 1 talento su 5, il Covid-19 aumenterà la propensione dei giovani espatriati a tornare in Italia, aprendo così opportunità a livello di Sistema Paese.

La propensione a rientrare in Italia

Il 50% degli intervistati non ritiene che il Covid impatti sulla propensione al rientro mentre il 31% lo esclude.La possibilità di ricongiungimento con i propri familiari è un elemento importante nel valutare un rientro in Italia (82%), ben maggiore delle tradizionali considerazioni di carattere economico. Il 17% ritiene più importante, proprio in questa fase, assicurarsi una maggiore stabilità del percorso professionale e il 16% che ci siano più opportunità di carriera e crescita professionale rientrando in Italia. Anche tra i talenti residenti all'estero, un intervistato su 5 ha dichiarato di aver perso o sospeso il lavoro. Chi ha continuato l'attività, lo ha fatto prevalentemente in smart working.Nonostante lo scenario internazionale non sia dei più promettenti (prevedendosi una significativa contrazione dei livelli occupazionali), una quota importante degli intervistati intravede nuove opportunità sia a livello di Sistema Paese (50%) sia per la propria carriera (24%).

Smart Working: strategie e soluzioni abilitanti per ottimizzare i processi e migliorare l’efficienza organizzativa

Bene lo Smart working ma infrastrutture insufficienti

L’esperienza che si è andata maturando con il lockdown e il ricorso massiccio allo smart working non ha costituito un problema per il campione di intervistati, costituendo anzi un’opportunità molto importante, soprattutto per gli effetti positivi su ambiente, benessere e produttività. Il 96% del campione intervistato possiede, infatti, le competenze digitali per lavorare da remoto, ma ritiene che solo il 40% delle infrastrutture digitali italiane siano pronte a supportare un’implementazione su larga scala dello smart working e che il tessuto produttivo italiano lo sia solo per il 35%. Il 69% degli intervistati, infine, auspica che lo smart working possa essere adottato come soluzione complementare all’attività in ufficio e il 15% che diventi la modalità di lavoro prevalente. Meno del 2% vuole abbandonarlo, preferendo il ritorno fisico negli ambienti di lavoro. Se questo è il quadro che emerge dalla ricerca, quali sono gli insegnamenti e, soprattutto, gli interventi che le componenti attive del sistema Paese debbono adottare?

Le strategie per valorizzare i talenti

«Essere attrattivi è la sfida del presente e del futuro ed è questo l’impegno che aziende e istituzioni devono assumere per fare in modo che questa partita possa effettivamente giocarsi al meglio. Confermare le aspettative dei talenti che oggi vivono e lavorano all’estero e farli sentire protagonisti della nostra economia è il primo passo da compiere per creare le migliori condizioni affinché le loro capacità possano svilupparsi nell’interesse delle aziende nostro Paese» è il commento di Pier Luigi Vitelli, Partner PwC Italia. Secondo il ministro Giuseppe Luigi Calogero Provenzano, Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale, «I dati della ricerca confermano che il tema dei talenti è centrale, non solo nella sua dimensione di immigrazione all'estero di giovani qualificati, ma anche di ritorno in Italia. Non è una sola questione di divario nord sud ma più in generale di Italia nei confronti di altri paesi più evoluti.Il problema non si risolve con proclami e interventi spot. Occorre una strategia complessiva che metta al centro la valorizzazione dei territori e delle competenze collegate. Occorrono investimenti per creare un macrosistema che sappia progettare e innovare, mettendo al centro i giovani talenti.Attraverso le persone e le loro competenze si possono portare in Italia e nel Mezzogiorno idee e capitali necessari a sviluppare, creando così le condizioni per una crescita economica. Dobbiamo inserire questi ambiziosi progetti nel più ampio piano di trasformazione urbana e dei territori, con un ruolo crescente sia della competenza scientifica ed universitaria sia tecnologica».

Favorire l’incontro tra domanda e offerta

Patrizia Fontana, Presidente di Talents in Motion - ha ricordato come Talents sia il primo progetto di Csr che ha come obiettivo di posizionare l'Italia come polo europeo di attrazione per il talento, favorire lo sviluppo sostenibile delle nostre aziende e il recupero della loro competitività attraverso know-how italiano e straniero, unendo aziende e università per far circolare il talento e colmando il gap tra competenza e conoscenza e quindi favorendo il matching domanda offerta e dare visibilità alle eccellenze italiane e l'innovazione Made in Italy - Fontana ha sottolineato poi che «Durante il Covid, insieme a PWC e Fondazione con il Sud, abbiamo promosso la ricerca i cui risultati sono utilissimi per i passi che dobbiamo compiere in futuro. I dati sono incoraggianti ed emergono 5 aspetti molto significativi che devono indurci all'azione; prima del Covid il 71% degli intervistati avrebbe preso in considerazione il rientro in Italia. Oggi, dopo la pandemia, il 20% vuole ritornare. È elevato l'apprezzamento per come il Paese ha affrontato la crisi pandemica e quali strumenti ha messi in campo per fronteggiarla. A ciò si aggiunge il fattore emotivo, nel rientrare per stare vicino ai propri cari. Questo è un dato che supera le tradizionali valutazioni economiche e caratterizza la sfera personale degli under 35 italiani. Infine, la pandemia ha fatto perdere il lavoro anche a chi è andato all'estero: 1 su 5 degli intervistati lo ha perso o è in cassa integrazione. Questo scenario pone delle opportunità senza precedenti a livello di sistema Paese per riattrarre i nostri talenti, il vero motore della ripresa economica. È nota a molti la fatica che fanno le aziende per assumere giovani talentuosi in grado di affrontare le sfide di domani: si tratta di una piaga se pensiamo che il Paese spende l'1% del PIL (quasi 14 md di euro) per formare giovani studenti che poi scelgono di andare a lavorare per aziende in Uk, Germania e Francia. Dobbiamo sfruttare questo momento per creare le condizioni per far sì che i nostri giovani oggi all'estero possano tornare senza rinunciare alle loro ambizioni professionali».

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