STUDI LEGALI 2020 - ambiente, energia e infrastrutture

I giuristi «green» si riconvertono alla sicurezza lavoro

Sostenibilità e consulenza su safety ed efficienza. Resiste la compliance, più contenzioso

di Valeria Uva

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Sostenibilità e consulenza su safety ed efficienza. Resiste la compliance, più contenzioso


3' di lettura

Svanito l’effetto Greta Thunberg, accantonato il green new deal europeo da mille miliardi, il diritto ambientale in pochi giorni ha cambiato volto per far fronte all’ emergenza sanitaria, ma nel medio periodo conta di tornare in agenda come fattore chiave della ripresa.

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In realtà il lavoro non si è mai fermato, ma ha solo cambiato rotta: «La pareristica è quasi scomparsa - segnala Mara Chilosi, socia fondatrice insieme con Andrea Martelli proprio di Chilosi Martelli, boutique specializzata oltre che nell’ambientale anche nella sicurezza - i progetti più innovativi sono stati momentaneamente accantonati, ma abbiamo avuto un boom di richieste soprattutto sui rifiuti per interpretare le norme emergenziali dei decreti e le ordinanze regionali». Forte di una specializzazione anche nella sicurezza sui luoghi di lavoro, lo studio si è velocemente “riconvertito”. In effetti, la scelta di inserire nella practice ambientale anche il Safety ora si sta rivelando vincente.

«Naturale che i grandi temi come il climate change o le emissioni inquinanti siano stati per un momento accantonati - conferma Matteo Benozzo,alla guida insieme con Francesco Bruno del dipartimento Ambiente di Pavia e Ansaldo - e in qualche caso le revenues potrebbero anche averne sofferto, ma chi come noi aveva questa chiave multidisciplinare estesa ai profili di sicurezza non ha avuto stop». Al contrario, è nata la nuova expertise dei protocolli Covid. Certo anche per la sicurezza il focus potrebbe spostarsi nei prossimi mesi dalla fase preventiva di mitigazione del rischio a quella successiva, di gestione dell’ evento avvenuto «e gli avvocati dovrebbero trovarsi pronti, rafforzando le competenze nel penale» prevede Benozzo.

Lo zoccolo duro è poi l’ineludibile componente di compliance: «Deroghe e proroghe sono rimaste circoscritte, quindi le aziende non hanno mai smesso di monitorare adempimenti e obblighi in questo campo - spiega Claudio Vivani, fondatore dello studio torinese Merani Vivani - senza contare che, anche in futuro, autorizzazioni ambientali e nullaosta per impianti esistenti dovranno essere rinnovati alla scadenza».

Fin qui la fase emergenziale; ma quali sono le prospettive per il futuro?  «Vedo un bivio netto - prosegue Vivani - o il Governo sostiene e incentiva davvero i settori green, e semplifica anche il quadro normativo già oggi confuso e fonte di molto contenzioso, oppure il nostro settore soffrirà della mancata ripresa. Ma segnali come l’annuncio di un rafforzamento dell’ecobonus lasciano ben sperare». Ottimista anche Teresa Arnoni, senior associate nel dipartimento Corporate di Herbert Smith Freehills che confida in due grandi driver. «Il cambiamento climatico, sia per i timori legati alle responsabilità delle imprese nelle emissioni che per l’attenzione globale e criteri e obiettivi Esg (environmental and social governance, ndr), che ormai sono un vero e proprio asset aziendale, che ha il suo peso , ad esempio, nelle operazioni di M&A».

Sullo sfondo resta anche il Green new deal europeo, annunciato appena prima dell’emergenza e che ora è in cerca di programmazione, una volta ridefinito l’assetto finanziario dei fondi Ue. C’è chi tra i giuristi ambientali teme un “dirottamente” di alcune risorse, «per fronteggiare la crisi», ipotizza Benozzo, il quale resta convinto che il piano serva comunque a mantenere accesi i riflettori di tutti sulle tematiche dell’efficienza energetica. «Da quando si è cominciato a parlare di green new deal - conferma Arnoni - molti clienti ci hanno chiesto di accompagnarli nell’energy transiction».

Il quadro normativo si annuncia stabile, anche a livello transnazionale. All’orizzonte nessuna riforma, italiana o europea, di peso. Ma per Chilosi la direttiva sull’economia circolare «lascia intravedere l’estensione della responsabilità dei produttori sul fine vita: dal modello dei Raee si dovrebbe passare anche agli ingombranti».

Le prospettive dell’economia circolare sembrano buone, nel complesso: «Dall’efficientamento energetico al corretto recupero dei rifiuti - conclude Vivani - le aziende ormai si attendono da questi investimenti forti risparmi di gestione ».

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