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I lampioni artistici della Neri Spa rinascono sotto la guida della terza generazione

di Ilaria Vesentini

3' di lettura

Festeggia quest’anno i 60 anni di storia, ma per la terza generazione, salita dieci anni fa al vertice, il passaggio di testimone è stato tutt’altro che un processo graduale e programmato. Un vero tsunami da cui però l’azienda, la Neri Spa, è rifiorita. Il marchio storico di Longiano (nel Forlivese) dell’illuminazione urbana, fondato nel 1962 da Domenico Neri e passato nel 2001 sotto il controllo della quotata Targetti Sankey, rischiava di chiudere ingloriosamente i battenti allo scoccare del mezzo secolo, se non fosse intervenuta un’operazione di salvataggio guidata dal nipote, Isacco Neri, allora poco più che trentenne, trovatosi improvvisamente nel ruolo di amministratore delegato, alle prese con una montagna di debiti e un mercato disintegrato.

«I miei piani all’epoca erano altri, ero all’estero, dopo la laurea in Ingegneria edile-architettura, dove stavo finendo i due anni del Wharton MBA a Philadelphia, un trampolino che apre infinite opportunità di lavoro e che avrei voluto sfruttare prima di tornare a Longiano. Ma non c’era tempo per un ingresso graduale, o riprendevamo l’azienda in quel momento o la lasciavamo morire» ricorda in occasione di un incontro organizzato a Bologna da Aidaf, l’associazione dei family business italiani. L’ingresso nel gruppo fiorentino di illuminazione architettonica Targetti - che avrebbe dovuto segnare il salto internazionale per Neri grazie alle sinergie con la multinazionale specializzata nel lighting per interni e con sedi in tutto il mondo - si era rivelato un disastro. «Sono stato cresciuto con l’idea che un giorno avrei preso in mano l’azienda di famiglia, tra il nonno che a tavola disegnava lampioni sui tovagliolini di carta e i ragionamenti con mio padre su propensione al rischio e scelte strategiche, ma quando nel 2012 mi sono ritrovato catapultato nel Cda di Targetti nel ruolo di Ceo della Neri per capire come riacquistarne il controllo non ero certo preparato» ammette oggi.

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Più che il nipote al quale nonno e padre hanno spianato la strada, Isacco Neri si è trovato a dover ripartire praticamente da zero. «Siamo tornati al controllo del 100% del capitale, ma la situazione aziendale era devastata: ho dovuto ridurre gli organici, cambiare tutto il management, ricostruire reti commerciali. Non è stato un passaggio generazionale, ma un cambiamento radicale. La mia unica forza era avere tra le mani una sorta di start-up ma con 50 anni di storia e un brand riconosciuto a livello mondiale per design e qualità». I lampioni di Neri illuminano Piazza San Marco a Venezia e quella dei Miracoli a Pisa, la chiesa di San Nicola a San Pietroburgo, il Central Park a New York, i parchi divertimenti Disney in giro per il mondo e il campus attorno all’astronave Apple di Cupertino.

Dalle prime notti in bianco a contare i soldi per pagare gli stipendi, Isacco di strada ne ha macinata parecchio: oggi Neri Spa è un gruppo di 130 dipendenti con 26 milioni di fatturato, praticamente il doppio di dieci anni fa, e un mercato sempre meno legato alle amministrazioni locali (scese dal 90 al 10% dei volumi) e sempre più internazionale, con la domanda estera salita dal 10 al 40%, e la prospettiva di arrivare al 60% in cinque anni, deadline del piano industriale che proietta Neri verso i 35 milioni di fatturato. «Siamo un’azienda con una doppia anima, accomunata dall’alta qualità di tecnologia ed estetica: da un lato l’Heritage dei prodotti in ghisa decorati creati da mio nonno, tra restauri estetici e funzionali grazie alle innovazioni tecnologiche delle luci a Led, e dall’altro il Contemporary, ovvero le nuove soluzioni dove il design e la ricerca si giocano nel corpo illuminante» spiega l’ad. Due anime che si ritrovano nei due musei aziendali a Longiano: il Museo della Ghisa, con la storia dell’illuminazione stradale e urbana dal 1850 al 1960, tra i pali decorati e le panchine e i chioschi ricamati in ghisa di tutti i competitor, e il nuovo Museo dell’illuminazione moderna, che sarà inaugurato nel 2023 dentro la fabbrica.

Il nonno è morto due anni fa, con la soddisfazione di aver assistito alla riappropriazione della storia e al rilancio del marchio Neri, il padre guida i Musei e la Fondazione creata per fare ricerca sull’illuminazione. E Isacco inizia a poter ragionare di tornare a competere tra i big globali di un mercato molto frammentato, perché le dimensioni anche dei grandi nomi (come Stelux, Vega, Hess) non superano gli otto zeri.

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