Inchiesta Expo della procura generale

I legali del sindaco Sala «La Procura generale non conosce le normative sulle gare»

di Sara Monaci

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3' di lettura

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala presenta la sua memoria difensiva alla Procura generale, che lo accusa di turbativa d’asta e falso ideologico e materiale per il maxi appalto del 2011 per la realizzazione della cosiddetta “Piastra” dell’Expo, di cui Sala è stato prima amministratore delegato e poi commissario unico. L’appalto aveva come base d’asta 272 milioni ed è stato poi aggiudicato alla Mantovani con un ribasso di oltre il 40 percento.

È attesa per settembre la richiesta di rinvio a giudizio e poi l’eventuale udienza preliminare per decidere del rinvio a giudizio. Fatto, questo, che potrebbe avere un forte impatto politico per il primo cittadino milanese.

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Il riepilogo dell’inchiesta

L’inchiesta, per cui la Procura della Repubblica aveva chiesto un anno fa l’archiviazione poi respinta dal gip, è passata poi di mano alla Procura generale, che ha avocato a sé le indagini sostenendo di ravvisare dolo nei due punti in questione: la retrodatazione della gara (dal 30 al 17 maggio 2011), dovuta all’incompatibilità di due membri della commissione poi sostituiti in fretta, da cui nasce l’accusa di falso ideologico e materiale ; lo stralcio per la realizzazione del «verde» in Expo, con una fornitura di 6mila alberi da reperire direttamente senza concorrenza (tornando poi indietro, all’interno della stessa gara originaria vinta dalla Mantovani, una volta valutata l’inefficacia dei Vivaisti lombardi, a cui si intendeva affidare l’attività). Da qui l’accusa di turbativa d’asta.

«Ipotesi infondata e superficiale»

Il Procuratore generale Felice Isnardi ha concluso le indagini a giugno. Oggi gli avvocati Salvatore Scuto e Stefano Nespor spiegano le ragioni dell’attuale sindaco. « Ipotesi infondata, pretestuosa e risultato di una superficiale conoscenza, sia della normativa sulle gare pubbliche, sia della particolare categoria delle gare per le quali la normativa prevede la possibilità di adottare deroghe (nella quale rientrava l’Expo), sia della specifica gara della Piastra ». La difesa non usa mezzi toni.

Poi i legali spiegano la condotta di Sala. «La condotta contestata consiste nell’aver operato senza provvedimento formale uno stralcio o azzeramento delle forniture di alberi e arredo a verde dal progetto esecutivo per la realizzazione della Piastra. Lo stralcio riguarderebbe poco più del 2% dell’importo complessivo della gara», ma secondo la Procura questa scelta «avrebbe impedito alle imprese che non possedevano questa capacità di qualificarsi».

I punti più rilevanti della difesa

Per quanto riguarda la turbativa d’asta, «non vi è stato alcuno stralcio perché queste opere non erano state previste in alcun progetto precedente, dato che la normativa prevede tre fasi: progetto esecutivo, definitivo e esecutivo, e ciascuna fase costituisce una specificazione in più rispetto al progetto predisposto prima»;

«Nella gara sono state previste forniture di alberi e arredo a verde per oltre 15 milioni (la cui esistenza è ignorata dalla Procura generale). Quindi la capacità di fornire questi beni richiesta dal bando è rimasta valida (lo stralcio era pari a 5,9 milioni). Solo se questa capacità non fosse stata prevista si sarebbe dovuto procedere a un’apposita gara, peraltro senza rispettare i tempi previsti»;

« È errata l’ipotesi che qualche impresa non si sia presentata perché non in possesso dei requisiti relativi al verde», perché sarebbe stato possibile ricorrere ad un «subappalto» . Ed è anche legittimo ricorrere ad una «sponsorizzazione per la fornitura del verde per un importo di 5.900 euro».

Infine, per quanto riguarda la retrodatazione: «La stazione appaltante può nominare dei supplenti in sostituzione dei commissari impossibilitati a presenziare», e tale sostituzione «non ha comportato irregolarità nella procedura di gara». Inoltre « Sala non ha sicuramente partecipato al processo decisionale che avrebbe condotto alla scelta di retrodatare due documenti»; e in ogni caso «a voler concedere tutto, l’ipotizzata retrodatazione è con evidenza non solo superflua, ma anche del tutto innocua».

Che poi era la conclusione a cui era giunta sia la Guardia di finanza che la Procura della Repubblica. Ma nel Tribunale di Milano da qualche anno ci sono diversi punti di vista su varie inchieste.

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