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I limiti di propaganda e comunicazione in un convegno alla Luiss

Un tempo la si chiamava “propaganda”, con un'accezione prevalentemente negativa, soprattutto se funzionale ad accrescere il consenso in regimi non democratici

di Dino Pesole

3' di lettura

Un tempo la si chiamava “propaganda”, con un'accezione prevalentemente negativa, soprattutto se funzionale ad accrescere il consenso in regimi non democratici. Oggi si preferisce parlare di comunicazione, con un focus prioritario sui nuovi strumenti che ormai sembrano prevalenti, a partire dai social network che in effetti stanno modificando e non di poco il modo di veicolare messaggi e informazioni. Lo abbiamo appena riscontrato nella campagna elettorale che si è conclusa con le elezioni dello scorso 25 settembre. Se ne è discusso nel convegno organizzato presso la Luiss Business School nella sede romana di Villa Blanc dedicato proprio “al ruolo sociale della propaganda” e alla sua evoluzione dal Seicento a oggi. Una scelta che è legata a una ricorrenza, poiché quest'anno cade il quattrocentesimo anniversario dell'impiego del termine nel senso di “diffusione”, “divulgazione” su scala globale. Avvenne in seguito all'istituzione della “Congregatio de Propaganda Fide” a opera di Papa Gregorio XV nel 1622. In seguito – come si legge nel comunicato di annuncio del convegno – al termine propaganda è stato associato “un significato prevalentemente negativo, di manipolazione dell'opinione pubblica, specialmente in occasione della Prima Guerra Mondiale”. E tornano alla mente le profetiche analisi di Marc Bloch. Era il 1921 e nel suo “Riflessioni di uno storico sulle false notizie della guerra” così annotava: “Le false notizie, in tutta la molteplicità delle loro forme – semplici dicerie, imposture, leggende – hanno riempito la vita dell'umanità. Per quattro anni e più, dovunque, in tutti i paesi, al fronte come nelle retrovie, le abbiamo viste nascere e pullulare. turbavano gli animi, ora eccitandoli ora abbattendoli”. Già perché allora come ai nostri tempi, molto spesso “la falsa notizia di stampa è semplicemente un oggetto prefabbricato, abilmente forgiata per uno scopo preciso: agire sull'opinione pubblica, per obbedire a una parola d'ordine, o semplicemente per infiorettare l'esposizione”. Proprio avendo sullo sfondo anche il tema delle fake news, il convegno ha inteso promuovere una sorta di confronto interdisciplinare, con la partecipazione di filosofi, storici, teologi, pubblicitari, regolatori, consulenti, comunicatori d'impresa, giornalisti. Come ha osservato Roberto Basso, direttore External Affairs and Sustainability di Wind Tre, animatore e coordinatore del convegno insieme a Michelangelo Suigo, Francesco Nicodemo e Alberto Puoti, nelle società contemporanee “la propaganda è un'attività molto diffusa, perché ogni organizzazione partecipa alla vita sociale con le proprie idee e cerca di persuadere altri attori sociali della fondatezza di queste idee”. E dunque fanno propaganda, con i mezzi che oggi vengono messi a disposizione dalle moderne tecnologie ma anche attraverso i media tradizionali, le aziende “attraverso la pubblicità e le azioni di lobby”, le organizzazioni senza fini di lucro con l'advocacy, i politici “che costruiscono consenso intorno alla propria visione del mondo”, i governi. Per approfondire questi temi si sono alternati negli interventi, divisi in quattro tavole, esperti e studiosi: la “questione etica”, con Marco Bandini (Wunderman Thompson), Maria Cafagna (Consulente politica), la giornalista Rai Barbara Carfagna e il filosofo Sebastiano Maffettone. E poi gli “strumenti”, da Gutenberg a Zuckerberg, con l'analista di Quorum/You Trend Martina Carone, Pietro Falletta, docente di Diritto dell’Informazione alla Luiss, Giovanni Zagni, Fact-checker, direttore di Pagella Politica e Federica Serra (Invitalia). Poi il profilo storico, con il saggista Sigmund Ginzberg, Gianni La Bella, docente di Storia contemporanea all'Università di Modena e Reggio Emilia, lo storico Carmine Pinto, la giornalista Rai Maria Antonietta Spadorcia. Infine, la regolazione, con il teologo Paolo Benanti, Massimiliano Capitanio (Autorità garante per le comunicazioni), Stefano Feltri (direttore del quotidiano Domani), Marcella Panucci (docente di diritto e regolazione pubblica dell'economia alla Luiss). In quattrocento anni di storia sono cambiate evidentemente le modalità, ma non la finalità primaria adattata a società di massa che hanno a che fare con rivolgimenti repentini, cui occorre far fronte con consapevolezza e capacità critica. La “propaganda” di oggi è funzionale alla comunicazione: se ne possono cogliere limiti e opportunità, nella consapevolezza che i processi vanno governati e non subiti.

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