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I malanni di Berlusconi e il destino di Forza Italia

di Barbara Fiammeri

(ANSA)

2' di lettura

I medici come sempre, come già avvenuto in più occasioni, manifestano ottimismo. Silvio Berlusconi probabilmente domenica lascerà l’ospedale per tornare ad Arcore. Ma questo ennesimo ricovero e la successiva convalescenza rischiano di pesare moltissimo sul risultato elettorale di Forza Italia. Perché Berlusconi è Forza Italia. E il suo stato di salute si sovrappone e certifica anche quello del partito.

Lo confermano le dichiarazioni che si susseguono da giorni per rassicurare che a breve il Cavaliere sarà pronto a rimettersi alla guida della campagna elettorale. Per Forza Italia il verdetto delle urne del 26 maggio è decisivo più che per qualunque altro partito. Ne va della stessa sopravvivenza. Nonostante la perdita di consensi, le ultime elezioni regionali e anche le amministrative in Sicilia hanno confermato che per vincere il centrodestra ha ancora bisogno di Fi.

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Ma perché questa condizione sia vera anche a livello nazionale, il partito di Berlusconi deve mantenere la doppia cifra alle prossime europee. In caso contrario si sfalderebbe all’indomani del verdetto elettorale. Ed è questa la principale e probabilmente unica ragione che ha convinto Berlusconi a candidarsi per il Parlamento di Strasburgo.

Le avvisaglie del resto ci sono già. Il governatore ligure Giovanni Toti ha anticipato di essere pronto a dar vita a una nuova formazione politica all’indomani dell’apertura delle urne assieme a Giorgia Meloni e ad altre forze minori del centrodestra. Così come è più di un campanello d’allarme, la reazione nervosa emersa nei confronti della possibile candidatura alle europee di Mara Carfagna bollata da alcuni azzurri come un vero e proprio “golpe” in vista della corsa alla successione del leader maximo.

Il nuovo malanno di Berlusconi non fa quindi che aumentare le fibrillazioni interne e gli appetiti esterni, perché fotografa più e meglio di qualunque ragionamento o attacco politico la caducità del Cavaliere e con lui del suo partito. E stavolta anche il ritorno sul tartan elettorale per l’ultimo miglio potrebbe rivelarsi non sufficiente ad evitare il destino imposto dall'anagrafe

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