vetrine in primo piano

I manichini su misura di Hans Boodt colorano il Salone del Mobile

di Serena Uccello


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3' di lettura

Facciamo un test: state passeggiando per le vie di una città che non conoscete, state guardando le vetrine dei negozi e decidete di fare shopping; ecco avete mai riflettuto su cosa vi spinge a scegliere un negozio invece di un altro? Il brand del negozio sicuramente, ma poi? Quanto conta quello che il vostro sguardo ha focalizzato? Sono pochi secondi, gli studi sul retail dicono 13 al massimo 15, ma fondamentali per indurvi a compiere una scelta o a scartarne un’altra. E altrettanto fondamentale è l’emozione attivata da quanto avete osservato in quegli attimi. D unque vale il brand ma vale altrettanto la vetrina. Non a caso sempre di più al centro della cura dei grandi (e non solo) marchi ci sono le vetrine, tanto che oggi queste sono veri e proprio palcoscenici per la messa in scena di uno storytelling, che ha l’obiettivo di trasmettere un’identità e al tempo stesso di creare una suggestione.

Protagonista il “manichino”, aveva già intuito Giorgio De Chirico: «Nelle vie di Nuova York predominano le vetrine; – scriveva De Chirico – c'è il senso dell'esposizione ovunque: nelle vetrine di Nuova York si svolge giornalmente tutta la storia dell'umanità. Ho visto vetrine di grandi negozi della 57ª strada in cui erano manichini raffiguranti donne eleganti sedute in mezzo ad una specie di ricostruzione antologica dei miei quadri con cavalli antichi, frammenti di colonne, tempi, portici e prospettive. Gli americani hanno il culto della vetrina, della cosa esposta». Il grande pittore i manichini li aveva scoperti durante il suo soggiorno a New York tra il 1935 e il 1938

Salone del Mobile: il design torna protagonista a Milano

Oggi la creatività su questo oggetto è sempre più poliedrica nell’uso dei materiali - tessuti, fibre, persino il cristallo - e nell’accuratezza delle produzioni. Diversi i player mondiali che a colpi di innovazione si contengono i segmenti di un mercato importante, quale quello del lusso. Tra questi Hans Boodt Mannequins, un’azienda che ha fatto della personalizzazione il suo punto di forza: l’80% del giro d'affari è tailor-made. «Nella nostra azienda siamo abituati a sperimentare, a personalizzare i manichini per i nostri clienti perché ciascun marchio ha una sua storia, un’identità propria e il manichino deve rispettare, incarnare, far vivere questa personalità», spiega Francesca Cesana, purchasing coordinator di Hans Boodt Italia.

Francesca e suo marito, Marco Fumagalli, sono infatti il volto italiano di Hans Boodt Mannequins. Coppia nel business e nella vita, Cesana e Fumagalli hanno creato da zero, nel 2014, una realtà che oggi ha nello showroom di via Vigevano a Milano il suo motore: ottocento metri quadrati di spazio per esposizione di diverse collezioni di manichini (o personaggi) nel cuore del Tortona District. «Io vengo dal mondo dei tessuti - racconta Cesana - Marco da quello dell’arredamento. Poco dopo l'arrivo del nostro primo figlio, Marco ha avuto l'occasione di entrare nel mondo di Hans Boodt Mannequins. Io l’ho seguito subito dopo. Lui aveva bisogno di qualcuno che si occupasse di import ed export che era esattamente quello di cui mi ero sempre occupata. Da lì, da una stanza e quattro manichini è nato questo». In quasi cinque anni l’energia di Francesca e Marco sono diventati un progetto sempre più ampio che proprio in queste ore, in occasione del Salone del Mobile, presenta la sua ultima avventura: una vera esplosione di colore.

«La Design Week è un momento importante di comunicazione e un'ottima occasione per creare delle sinergie con altri marchi - spiega Francesca Cesana -.
Quest'anno abbiamo incontrato un marchio che in fatto di colore è una vera istituzione. Siamo dunque orgogliosi di presentare alla Design Week 2019 la partnership con PantoneTM perché, oltre ad essere un brand importante, si sposa perfettamente con le strategie di personalizzazione di Hans Boodt Mannequins». L'accordo, recentemente siglato, parte con il Colore dell'Anno 2019: Pantone Living Coral.

    «Oltretutto il corallo - prosegue Cesana - simboleggia la vita marina e la necessità di prendere coscienza dell'importanza dell'ambiente. La sostenibilità e la responsabilità nei confronti del pianeta sono temi importanti anche per Hans Boodt Mannequins che fa dell'ecologia una scelta aziendale. Non credo che il living coral sia una tinta solo femminile, mi sembra piuttosto un modo di essere, vitale, ottimista e socievole. E le vetrine delle nostre città hanno bisogno di colore, di contrasti, anche di scelte inedite e coraggiose. Quest'anno, con PantoneTM giochiamo con il colore, poi chissà…».

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