lanciati gli Stati generali della professione

I medici «staccano» un assegno al Ssn: mezzo miliardo di straordinari non retribuiti

di Barbara Gobbi


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3' di lettura

Un “assegno” da mezzo miliardo di euro l’anno: il corrispettivo in valore dei 15 milioni di ore di lavoro non pagate ai medici dipendenti degli ospedali, oltre lo straordinario previsto. E una cambiale da un miliardo, pari al risparmio stimato che a fine 2018 il Servizio sanitario nazionale (Ssn) otterrà con il blocco del personale. Cifra che arriverebbe a tre miliardi, considerando la “non spesa” realizzata dal Ssn a partire dal 2009, anno di avvio del blocco.

A firmare assegno e cambiale – che ovviamente sono un facsimile – è Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale dei medici, nel giorno in cui lancia ufficialmente gli Stati generali della professione medica, pensati per rinnovare profondamente il ruolo dei camici bianchi in una società che evolve e in contesti sempre più complessi e sfidanti. «Assegno e cambiale sono una piccola provocazione al Governo – spiega Anelli -: l'assegno-regalo sintetizza la dedizione dei professionisti che malgrado condizioni di lavoro a volte proibitive continuano a credere in un servizio sanitario pubblico e universale. La cambiale, che vorremmo incassare prima possibile, rappresenta il disagio della professione medica».

Disagio dovuto a un combinato disposto di elementi: tagli ai costi - gli stessi che hanno portato al blocco del turnover e a turni massacranti, visto che oggi mancano all’appello 10mila medici dirigenti – innovazione tecnologica galoppante e troppo spesso dominata dagli algoritmi, evoluzione del concetto di medicina e una crisi profonda del rapporto con il paziente, esasperato nei sempre più numerosi casi di aggressione ai dottori, soprattutto se impegnati in prima linea in Pronto soccorso e nelle zone di frontiera.

Gli Stati Generali della professione si svolgeranno in tutta Italia da inizio 2019 a giugno 2020. Obiettivo, arrivare a confezionare una Magna Carta della professione, che prenda atto della profonda trasformazione del ruolo dei camici bianchi. «La discussione che lanciamo oggi è da considerarsi un evento storico perché la crisi in cui versa la professione non ha precedenti – ribadisce Anelli -. Lo scopo della Magna Carta è pragmatico. Vorremmo restituire al medico un ruolo adeguato ai cambiamenti tipici di una società in evoluzione, in crescita».

Sei le direttrici: i cambiamenti e le crisi, il medico e la società, il medico e l'economia, il medico e la scienza (clinica e cultura), il medico e il lavoro, una nuova definizione di medicina. A ogni tematica sarà dedicato un simposio nazionale, mentre una Conferenza di sintesi porterà, è l’auspicio, a definire «un medico nuovo, capace di mettersi in discussione, disposto a misurarsi con le sfide attuali e a governare la complessità. E soprattutto – ha spiegato il filosofo della medicina e sociologo delle organizzazioni sanitarie Ivan Cavicchi, che ha messo a punto 100 tesi di partenza per innescare il dibattito - forte di una rinnovata autonomia che oggi gli è negata da vincoli economici e burocratici».

«L'unica cosa che non siamo disposti a fare è non essere medici», aggiunge Anelli quasi con un paradosso. Per poi passare in rassegna ciò che di concreto andrà fatto: ridefinire una deontologia che non si limiti a normare condotte ma ridefinisca il ruolo del medico e il suo rapporto con altri ruoli, incluse le altre professioni sanitarie e il cittadino-paziente; mantenere alto il valore dellìumanizzazione delle cure; lavorare e promuovere la riduzione delle disuguaglianze, tra Nord e Sud ma anche all’interno delle città, e mantenere alta l’attenzione sulle fasce di fragilità, sempre più ampie quando si guarda alle nuove povertà e alla cronicità incalzante.

Temi che la Fnomceo segnala come “lasciati fuori” dalla legge di Bilancio in discussione al Senato. «Il definanziamento che denunciamo da anni permane – avvisa Anelli – e anche le previsioni di aumento del Fondo sanitario nazionale sono tutte da verificare, dipenderà dalla crescita reale. Nel Ddl di Bilancio non ci sono risposte ai problemi occupazionali, né questa risposta può arrivare da soluzioni fantasiose come la cancellazione del numero chiuso per l’accesso alla facoltà di Medicina. E sottolineo ancora che la deroga sulle assunzioni con l’apertura agli specializzandi all’ultimo anno è un palliativo. Che certo non risolve il problema di sotto finanziamento del Ssn. Che, lo ribadiamo una volta per tutte, è un patrimonio irrinunciabile, costituzionalmente garantito, che l'Italia deve continuare a tutelare».

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