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I mercati rionali si trasformano e danno nuova vita alla cultura del cibo

Da Firenze a Genova, da Copenaghen a Barcellona si riconvertono strutture in abbandono per creare nuovi luoghi dedicati ad alimentazione e ristorazione

di Paola Pierotti

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Il Markthal di Rotterdam progettato dallo studio Mvrdv

Da Firenze a Genova, da Copenaghen a Barcellona si riconvertono strutture in abbandono per creare nuovi luoghi dedicati ad alimentazione e ristorazione


4' di lettura

Al mercato si compra e si mangia. È questa la tendenza che ha preso piede in città come Firenze, con il mercato di San Lorenzo, ma ci sta lavorando anche Bologna al mercato delle Erbe, con punti di ristorazione e tavoli conviviali. Sempre nel capoluogo emiliano ha preso il via qualche anno fa il Mercato di Mezzo, e nei giorni scorsi la Giunta comunale ha dato il via libera al progetto di rigenerazione del mercato rionale di via Vittorio Veneto. Tra le altre esperienze italiane quella milanese Made in Corvetto (finanziata dal programma Lacittàintorno di Fondazione Cariplo) con un rapporto diretto con il Parco Agricolo Sud che ha attivato anche il progetto europeo OpenAgri.

A Genova ha riaperto in questi giorni il mercato del Carmine, una struttura liberty in ferro e vetro nel cuore della città, e anche Ravenna ha iniziato a godere da qualche settimana della riapertura del mercato coperto, il più antico della città fondato nel 1922.

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Il mercato di San Lorenzo a Firenze

Dalla Spagna a Copenaghen
«I primi sono stati gli spagnoli con il mercato di San Miguel a Madrid – racconta Dario Laurenzi, esperto del settore e fondatore della Laurenzi Consulting - che tra le riconversioni dei mercati rimane la case history per eccellenza: un vero parco giochi per gli amanti del buon cibo, una cinquantina di banchi dove mangiare specialità gastronomiche e dove comperarle. Non meno caratteristica la boqueria a Barcellona, un modello misto con alcuni banchi di solo mercato e altri ancora che ospitano soltanto dei punti di ristorazione. Un altro mercato gastronomico da tenere in considerazione è quello di Copenaghen, Torvahallerne, anche questo con un modello misto – racconta Laurenzi - dove si può comprare o mangiare».

Un paradiso per gli amanti dello street food scandinavo. Esperienze internazionali che si vanno ad affiancare a quelle più conosciute, in primis il Borough Market di Londra, ai piedi dello Shard, ma anche al Brixton Village che lega il mercato con negozi e ristoranti.

È nato in Italia, a Torino e poi a Milano, ed è stato esportato a Londra, il Mercato Metropolitano - dedicato all'esposizione e alla vendita di prodotti alimentari italiani - che ha scelto come pay off “eat, buy, learn, share”: esemplificativo di un fenomeno che ha allargato il campo d'azione e punta tutto sull'esperienza.

Il ruolo del design
Negli ultimi anni il design e l’architettura contemporanea sono entrati a pieno titolo come ingredienti imprescindibili per il successo delle operazioni immobiliari.
Su questo tema ha lavorato ad esempio Archea Associati che ha firmato il progetto del Mercato Centrale di San Lorenzo a Firenze, utilizzando strutture leggere e smontabili, concepite in modo da trasformare lo spazio preesistente in un teatro del gusto.

Lo studio ha progettato anche la riqualificazione dell’ex Magazzino Vini sul lungomare di Trieste al cui interno è ospitato Eataly Trieste e lo scorso anno a La Valletta, per Arkadia Group, ha consegnato il restyling del mercato Is-Suq tal-Belt.

«C’è una stretta relazione tra l'arte del cibo e l'architettura stessa – racconta Laura Andreini, partner Archea Associati – entrambe sono legate al luogo e alla tradizione e hanno a che fare con la globalizzazione e l'internazionalità. Serve un giusto equilibrio per poter trasmettere attraverso l'architettura e il cibo, la cultura dei luoghi, ricreare un nesso e ritrovare le corrispondenze». Archea sottolinea che non si tratta soltanto di interventi di interior design, «servono progetti di architettura che non di rado, come è accaduto a Firenze, diventano volano per la rigenerazione urbana, valorizzando l'intorno e portando benefici anche alle attività esistenti».

Il mercato di Santa Caterina a Barcellona

Tra le esperienze internazionali che fanno scuola c'è il mercato di Santa Caterina di Barcellona firmato dagli spagnoli Embt Miralles Tagliabue, frutto della riqualificazione del mercato rionale del 1848. Caratteristica la copertura colorata, con effetto pixelato (come fosse la gigantografia di un banco di frutta e verdura, stampata) che protegge e ingloba i vari elementi della struttura.

Aggregazione sociale
La transizione dei mercati storici e rionali, attrattivi dal punto di vista economico e sociale, è un fenomeno in crescita. «Solo attraverso l'ibridazione – commenta Laurenzi – si possono salvare i mercati che da soli, per come sono stati concepiti, oggi non funzionano più: hanno bisogno di esperienza e intrattenimento. Ecco quindi il plus della somministrazione o delle aperture anche serali. I mercati sono tra i pochi posti rimasti per vivere la vita sociale off line, vanno protetti e progettato il loro futuro».

La ricerca sul mercato contemporaneo è aperta. Tra le ultime realizzazioni si distingue il mercato del pesce aperto nel cuore di Muttrah, cittadina nella provincia di Mascate nell'Oman, progettato dai norvegesi di Snøhetta e pensato come occasione per potenziare lo sviluppo dell'industria ittica.

In Olanda invece lo studio Mvrdv ha firmato il Markthal Rotterdam, un mercato coperto dove la parola d'ordine è multifunzionalità: qui il complesso integra spazi logistici nei piani interrati e appartamenti che affacciano sul mercato vero e proprio, una nuova meta per cittadini e turisti.

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