industria del bianco

I Merloni si ricomprano la vecchia Merloni

di Simone Filippetti

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2' di lettura

Vittorio Merloni, che per 30 anni è stato il patron della Indesit, amava spesso raccontare che negli anni ’30 quando suo padre Aristide tornò, ex operaio, da Torino a Fabriano, per fondare la futura Ariston (poi Indesit), il prete di Albacina, piccolo paesino dell’appennino marchigiano, gli prestò 50mila lire (25 euro al cambio attuale): un finanziamento per avviare la fabbrica. Merloni, ex presidente di Confindustria scomparso due anni fa, lo definiva un caso di «private equity» ante litteram, ancor prima che la parola venisse inventata, a dimostrazione di come la finanza non inventi nulla, ma dia nomi nuovi a cose sempre esistite.

Nel 1959, poi, con l’Italia in pieno boom, Ariston aprì uno stabilimento proprio ad Albacina. È rimasto di proprietà del colosso italiano degli elettrodomestici per 50 anni ma quando nel 2014 la famiglia Merloni, con Vittorio già malato da tempo, ha venduto al colosso americano Whirlpool, una delle prime mosse fu proprio quella di mettere in vendita lo storico stabilimento di Albacina, la culla dell’azienda. L’anno scorso sembrava che gli americani avessero trovato il compratore, un’azienda di calcestruzzo, la Pla di Potenza, ma poi la trattativa si è arenata.

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Ma ecco il colpo di scena: lo stabilimento è stato venduto alla Ariston Thermo, ossia la famiglia Merloni medesima. Non quella di Vittorio, ma quella del fratello Francesco, le cui strade si erano separate sul finire degli Anni ’80. Al di là della curiosità, è stata una classica operazione dove tutti ci guadagano: Whirlpool oltre all’immobile ha ceduto anche dei dipendenti (che avrebbero rischiato il posto di lavoro); Ariston Thermo, la classica multinazionale tascabile (fa il 90% del fatturato all’estero), ne farà uno stabilimento per l’efficienza energetica. Nell’Italia che sembra destinata all’invasione straniera e degli imprenditori che preferiscono mollare tutto e fare i rentier, a Fabriano una storica famiglia si riprende quello che era suo. Il valore economico è poca roba, ma quello affettivo e simbolico, e soprattutto il segnale politico, forte.

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