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I mestieri qualificati devono digitalizzarsi, ma c’è carenza di competenze

In Europa ogni anno solo due milioni di studenti in discipline Stem completano il percorso universitario, ossia 17,4 laureati ogni mille giovani

di Gianni Rusconi

(REUTERS)

3' di lettura

Da una parte la convinzione che il mercato del lavoro necessiti di un maggior numero di lavoratori specializzati, dall’altra l’ammissione che, pur avendo stima per queste figure, non c’è interesse ad intraprendere una carriera all’insegna di maggiori competenze digitali. È dunque un quadro contrastante quello che dipinge l’ultima edizione dello studio “State of Science Index” condotto dalla società di ricerca Ipsos per conto di 3M in 17 diversi Paesi (Italia compresa), studio che analizza il grado di reputazione pubblica della scienza e il ruolo che questa svolge nelle vite delle persone.

Lo scenario di un mondo sempre più digitalizzato, in cui i lavoratori specializzati devono stare al passo con l’ondata tecnologica di Industria 4.0 e della digitalizzazione di molti processi operativi, è quello che accoglie le risultanze dell’indagine, in alcuni casi anche sorprendenti. Se guardiamo ai dati italiani, infatti, per un 93% di rispondenti dell’idea che ci sia bisogno di più lavoratori specializzati, c’è un 48% di addetti che pur avendo stima per queste figure non intraprenderebbe questo tipo di carriera e un 23% che ammette di essere stato dissuaso dall’intraprendere un percorso professionale di questo tipo per la mancanza di opportunità di crescita.

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E infine gli indicatori forse più significativi: il 67% del campione intervistato teme di non avere le competenze digitali necessarie per crescere professionalmente nell’attuale mercato del lavoro e il 62% concorda sul fatto che le professioni qualificate necessitino di una formazione di tipo Stem. La tendenza che vede la tecnologia essere oggi una componente fondamentale per il comparto dei mestieri specializzati esce quindi ulteriormente rafforzata, ribadendo come per i lavoratori che rientrano in questa categoria sia ormai imprescindibile l’adozione quotidiana di soluzioni digitali per il monitoraggio, l’implementazione e l’esecuzione di interventi di manutenzione a distanza.

Dai dati dello studio, secondo Maurizio Asti, Hr Manager di 3M, si può inoltre estrarre una considerazione importante: “i dati dimostrano che le scuole professionali, i programmi di apprendistato e i datori di lavoro devono impegnarsi per garantire che la formazione e le opportunità soddisfino le esigenze del mondo moderno con l’obiettivo di creare una sinergia tra il mondo delle discipline scientifiche, tecnologiche e matematiche e quello dei mestieri specializzati”.

Su questo punto, il rapporto di 3M ci dice anche come per la maggior parte degli italiani (oltre l’80%) sia di fondamentale importanza promuovere la diversità e l’inclusione nei campi della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica e come le aziende del comparto scientifico potrebbero avere un impatto positivo sulla società se ci fosse una maggiore diversità all’interno della forza lavoro.

E se otto italiani su dieci concordano sul fatto che le donne rappresentano un potenziale inespresso nella forza lavoro Stem, un’identica porzione di soggetti è convinta della presenza di notevoli barriere (di carattere economico in primis) che rendono difficoltoso l’accesso a questi percorsi di studio.

C’è quindi un ultimo dato che lascia aperto il fronte della discussione sul ruolo delle competenze scientifiche nella “nuova” società del lavoro che si sta delineando, anche attraverso la pervasività del digitale. Solo il 20% degli italiani che ancora non lavora con una qualifica Stem ha infatti preso in considerazione l’idea di intraprendere una carriera in questo campo, rispetto al 37% a livello globale. Sullo sfondo, inoltre, incombono le rilevazioni dell’Eurostat che fotografano l’urgenza di competenze tecnologiche nel Vecchio Continente, dove sono soltanto due milioni i laureati in discipline Stem che completano il percorso di studi universitari ogni anno, e cioè 17,4 laureati ogni mille giovani di età compresa tra 20 e 29 anni.

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