il graffio del lunedÌ

I monumenti, anche nel calcio, hanno vissuto momenti migliori

Anche nel calcio, finalmente tornato in campo dopo 95 giorni di astinenza, non tira aria buona per i monumenti. Guardiamo il povero Ronaldo

di Dario Ceccarelli

La ripartenza del calcio italiano

Anche nel calcio, finalmente tornato in campo dopo 95 giorni di astinenza, non tira aria buona per i monumenti. Guardiamo il povero Ronaldo


3' di lettura

Qui bisogna stare molto attenti. Basta un attimo e i monumenti vanno giù come birilli. O vengono imbrattati come fossero quadri surrealisti. Non c'è pietà per nessuno. In Piazza Duomo a Milano anche Vittorio Emanuele secondo non è molto tranquillo. Forse è meglio che scenda da cavallo. Non parliamo di Leonardo da Vinci in Piazza della Scala: non è fastidiosa, poco politicamente corretta, quella sua aria di superiorità? Scenda dal piedistallo: chi crede di essere, un genio?

E Giacomo Leopardi? Perché vede tutto nero? E quella Silvia che rimembra ancor non era un po' troppo giovane per essere messa in versi? E la privacy?

Anche nel calcio, finalmente tornato in campo dopo 95 giorni di astinenza, non tira aria buona per i monumenti. Guardiamo il povero Ronaldo: rientrato in Italia come il solito Fenomeno, che anche in lockdown non perde un colpo, gli è bastato sbagliare un rigore contro il Milan nella semifinale di Torino per trasformarsi in un “caso” da analizzare. Ne verrà fuori? Tornerà mai più al top? E Sarri? Lo promuove o lo boccia?
Un bel problema, davvero. L'avesse il Milan un problema del genere! Ditelo a Pioli che, senza Ibra non sa più a che santo votarsi per trovare qualcuno che, almeno di rimbalzo, gli faccia un gol. Niente, c'è chi ha pane e non ha denti. E rossoneri, con quel Ivan Gazidis che tutto fa e tutto disfa, non hanno né i denti né il pane. Via Boban, via Maldini, tra poco via anche Ibrahimovic. Cosa resterà nell'onusto club rossonero è difficile da capire. Di sicuro resterà Gazidis. E questo non fa certo ben sperare.

Anche per Antonio Conte, un altro monumento, la ripresa non è stata proprio brillante. Essere eliminati dal Napoli, per carità, ci sta. Non era facile recuperare l'uno a zero dell'andata. Però… Però… Quando passi in vantaggio dopo due minuti, per giunta con un tiro da corner di Eriksen, diciamo che la partita sta scivolando sul velluto. E invece, dopo un gran fuoco iniziale, e tante occasioni gettate al vento (grazie anche alle prodezze di Ospina), la squadra di Conte si fa beffare proprio dopo aver battuto un calcio d'angolo, il più classico dei contropiedi. L' Abc del calcio. È un po' come se Bobby Fischer si fosse fatto fregare con lo scacco del barbiere.

Insomma, vero che dopo tanta inattività gli errori sono da mettere in conto. Ma l'Inter, partita tra squilli di tromba e rulli di tamburo, si trova con ben poco in mano. Niente scudetto, niente Coppa Italia. Nel mazzo sono rimaste ormai poche carte. Forse è bene che Antonio Conte imiti il suo omonimo, il premier Giuseppe, e convochi anche lui gli Stati Generali dell'Inter. Male di sicuro non faranno. E magari una manciata di milioni in più da Bruxelles riesce a spuntarli.

Insomma, con qualche lentezza, con quello strano silenzio in cui rimbombano le voci degli allenatori come nei campetti di periferia, il calcio è ripreso. Più o meno da dove l'avevamo lasciato. Con la Juve che alla fine va avanti e il Milan che alla fine va indietro. Con l'Inter che promette ma non mantiene. E Il Napoli di Rino Gattuso che tra un ringhio e l'altro arriva fino alla finale di Coppa Italia. Bravo Gattuso. Non diventerai un monumento ma, forse, visto l'andazzo, è meglio così.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti