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I mutanti dell’apprendimento: siamo umani, ma ormai (anche) digitali

La nuova parola d’ordine è “allenarsi” cambiando le gerarchie degli obiettivi e accettando l’ingresso immediato e coraggioso di nuove modalità

di Nicola Giunta *

(AFP)

3' di lettura

Il 2015 è una data importante nei miei ricordi perché ho cominciato un viaggio esplorativo e pionieristico guidato dalla evidenza di un mutamento in atto delle necessità di apprendimento. Prima ancora che nel mondo aziendale, e quindi nel business, il mutamento era già tangibile nella società. Il rapporto con il digitale e con i social network definiva la parete del “virtuale” oltre la quale i giovani erano già pienamente proiettati. E la cosa ci spaventava, a tal punto che il mondo dell’education e della formazione aziendale - quindi del learning tutto - se ne teneva ben lontano.

Basti pensare che per rendere fruibile la Web Serie interattiva The Cage - prodotto di formazione digitale di carattere immersivo creato dalla Factory di Newton - si è reso necessario nel 2016 sviluppare una piattaforma ad hoc perché le tante piattaforme aziendale non supportavano la tecnologia necessaria.

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Come ben rappresentato dal libro The Game di Alessandro Baricco (2018) e dai suoi articoli sul Post pubblicati recentemente (2021), l’universo dell’apprendimento è frenato da una cultura novecentesca. Ma, dice Baricco, l’umanità sta mutando nel suo mind set e questo mutamento sta alimentando una “insurrezione”, un processo circolare secondo cui “la rivoluzione digitale è stata creata dal nostro mutamento e non il contrario”. Baricco, come sappiamo, è innanzitutto un pensatore per cui per capire questa affermazione vi invito ad andare in profondità sulle sue analisi per capirne i razionali.

Io mi soffermerò invece su uno specifico aspetto di questa “insurrezione”. Tutti noi - a cominciare da madri, padri, passando dai giovani e giovanissimi, e atterrando al mondo del lavoro, con il suo pianeta di lavoratori e di manager - ci siamo trovati e ci stiamo trovando nel mezzo di un guado lasciandoci alle spalle modelli di azione e di decisione validi nella stabilità e nelle certezze e andando incontro alla complessità e incertezza come contesto definitivo.

L’apprendimento in questa sponda non si sviluppa che in minima parte attraverso lo sviluppo di conoscenza e il miglioramento in senso classico, ma si esprime attraverso la capacità di contestualizzare comportamenti e decisioni, continuamente, ogni volta. Questa affermazione costruita in una manciata di parole in realtà rappresenta la deflagrazione di un mondo.

Contestualizzare vuol dire adattarsi e quindi azzerare di volta in volta quanto imparato e, allo stesso tempo, accrescere la capacità intrinseca di affrontare la complessità sviluppando meta-competenze come, ad esempio, sapere “leggere” le situazioni o includere nella nostra azione la consapevolezza piena degli effetti retroattivi e sistemici della stessa.

La nuova parola d’ordine dell’apprendimento diventa “allenarsi” cambiando le gerarchie degli obiettivi stessi dell’apprendimento e accettando l’ingresso immediato e coraggioso di nuove modalità. Era il 2015 e mentre questa traiettoria prendeva chiaramente forma e sostanza nel modo di rapportarsi alla vita e alle sfide aziendali, un’altra traiettoria prendeva forma. Apparentemente distante dalla prima ma in realtà sorella.

La fruizione immediata, la tendenza all’azzeramento del tempo di pensiero per privilegiare l’azione, la interazione con linguaggi video-based (massimo strumento di sintesi) la possibilità di armonizzare l’esperienza di conoscenza con la complessità della propria vita scegliendo fruizioni brevissime, on demand, l’esplorazione tradotta in “bit” piccoli ed espliciti nel risultato, ... Insomma, il digitale era già protagonista di un sistema di vita phygital per grandissima parte di noi, ma nel mondo del lavoro molto poco. Direi troppo poco.

C’è voluta la pandemia, cioè l’obbligo di concepire la virtualità e il digitale per apprendere con efficacia, per rendere esplicito un mutamento della necessità di apprendimento. Ripeto, non per rendere espliciti tool, strumenti, metodi, ma un mutamento oggi legittimato dall’accettazione che siamo hybrid, phygital, umani ma digitali.

Complessità, allenamento, mutamento dell’esigenza di accesso all’apprendimento, sono le basi di nuovi approcci all’apprendimento come ad esempio le Immersive Learning Experience basate su un coinvolgimento breve, immersivo (cioè caratterizzato da totale assorbimento), totalmente centrato sul try&learn cioè dall’azione e dal riscontro di score e feedback.

Alla base di questa metodologia innovativa c’è il concetto di Storie 3.0. che utilizza la narrazione di tipo cinematografico coinvolgendo chi è chiamato ad apprendere non solo razionalmente ed emotivamente, come qualunque film di qualità, ma anche come protagonista dell’evoluzione della trama attraverso dinamiche di interazione. Siamo sempre più “umani che apprendono dalla immediatezza e dall’azione”, umani dall’attenzione labile e focalizzata, umani che devono allenarsi alla complessità per progredire.

* Partner di Newton Spa


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