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I narcotrafficanti colombiani “invisibili” e quelle coperture politiche (anche americane)

Tutte le organizzazioni criminali e mafiose del mondo – oltre ai capi consacrati e riconosciuti – hanno una fitta rete di leader invisibili e insospettabili. La settima puntata del podcast “NarcCovid” porta alla luce la forza di questa rete invisibile

di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi

Colombia, arrestato il re del narcotraffico Otoniel

3' di lettura

Tutte le organizzazioni criminali e mafiose del mondo – oltre ai capi consacrati e riconosciuti – hanno una fitta rete di leader invisibili e insospettabili. Spesso, queste persone che vivono all'ombra dei boss temuti e adorati, hanno uno status sociale più elevato. Altre volte, sono il frutto calcolato delle famiglie, che li allevano nel culto dello studio, quantomai indispensabile per governare le complesse dinamiche criminali. Altre volte, invece, pur privi di cultura, emergono dal basso per proprie capacità ma, anziché vivere nella luce, preferiscono agire e tramare nel sottobosco.

Il capo del clan

La Colombia e le sue organizzazioni criminali non fanno eccezione. Anzi. Questo è quanto racconta la sesta e nuova puntata di “NarCovid – Fiumi di denaro per i re della droga ai tempi della pandemia”, da oggi disponibile solo su Apple Podcast. Anche questa puntata è ricca di fatti, storie, ricostruzioni e voci originali che, in questo articolo, si accennano solo.

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Il capo del clan del Golfo, Dairo Antonio Úsuga detto “Otoniel”, che ora giace nelle galere colombiane, aveva il suo capo invisibile. Si chiama Mario Elber Escobar – per tutti “Mario Bros” – e sarebbe stato nominato da Otoniel per gestire il traffico di droga con altri gruppi armati e per coordinare il flusso di cocaina fuori dal Paese.

Secondo la giustizia colombiana è un invisibile trafficante di droga, con una fortuna non ancora calcolata, che avrebbe organizzato spedizioni di droga all’estero con il leader di uno dei gruppi dissidenti delle Forze armate rivoluzionarie. Da febbraio anche lui si trova in cella, accusato di traffico di droga, sebbene, come da manuale, neghi tutte le accuse. Anche lui faceva la vita del signore a Quimbaya, dove viveva in una lussuosa hacienda, pronto a scorrazzare con uno dei suoi lussuosi bolidi a quattro ruote, ora sequestrati.

La Oficina de Envigado

Anche Luis Del Río Jiménez, detto “el Tío” o “Señor T”, secondo la Drug enforcement administration degli Stati Uniti e l'Agenzia antinarcotici della Colombia è un grande trafficante di droga con legami con la malavita colombiana che risalgono agli anni ’90, quando lavorava con la Oficina de Envigado. È rimasto nascosto per anni – uno dei tanti “invisibili” o, se preferite, “silenziosi” come li chiama da quelle parti una parte della stampa – che si sono abilmente mossi dietro le quinte, scomparendo dai radar.

Il 24 novembre 2019, però, un'operazione congiunta tra le due Agenzie antidroga lo ha scovato ad Antioquia e ha smantellato una rete internazionale in grado di trafficare in un solo colpo 90 tonnellate di cocaina negli Stati Uniti appoggiandosi al cartello messicano Jalisco Nueva Generación e – questa è l’altra accusa – di riciclare almeno nove milioni di dollari attraverso 112 imprese in America Centrale e Colombia.

L’appoggio degli Usa

Alcuni di questi leader “invisibili” possono contare sull’appoggio diretto o indiretto degli Stati Uniti. Bonnie Klapper, ex assistente procuratore specializzato in procedimenti giudiziari di droga e ora avvocato difensore, alla domanda su quanto tolleranti siano le agenzie statunitensi nei confronti dell'attività criminale di una loro fonte, ha risposto: «Abbastanza tolleranti, fintanto che la fonte lavora nella direzione dell’agenzia».

E alla domanda se è normale che un trafficante di droga ottenga un totale lasciapassare, Klapper ha risposto, «non molto comune, ma non inaudito». Ma questo è solo un assaggio di quel che potrete approfondire nella nuova puntata di Narcovid. Buon ascolto su Apple Podcast.


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