INDAGINE SPOTAHOME

I nomadi digitali trovano in Belfast la città più vivibile

di Gianni Rusconi


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(AFP)

2' di lettura

Quali sono le città più adatte per i freelance e businessmen che lavorano da remoto? Quali le destinazioni che offrono alle nuove figure del mondo del lavoro le migliori condizioni per vivere e svolgere la propria professione e che si dimostrano più appetibili per chi ha fatto della flessibilità e dell’indipendenza una missione, spostandosi periodicamente di Paese in Paese armati di device portatili e perennemente connessi? A queste domande ha risposto una recente indagine di Spotahome (piattaforma digitale di affitti per soggiorni di medio-lungo periodo) mettendo a confronto caratteristiche e servizi di 56 città in tutto il mondo, dall’'Australia al Sudamerica passando per l’Europa, Italia compresa.

Nove i parametri presi in esame e relativi a diversi aspetti della vita di tutti i giorni, dalla qualità dell’accesso a Internet a quella degli spazi di co-working, dalla presenza di startup e di caffetterie con Wi-Fi gratuito a quella di aree verdi e parchi pubblici. I risultati sono stati quindi tradotti in un punteggio standardizzato con una scala di valori che va da 0 a 10 e a ogni città è stato assegnato un punteggio finale ottenuto calcolando la media della somma dei valori di ogni singola categoria. In cima alla classifica delle città più vivibili per il popolo dei nomadi digitali svetta (un po’ a sorpresa e nonostante il clima particolarmente piovoso) Belfast.

La capitale dell’Irlanda del Nord ha infatti ottenuto punteggi eccellenti per velocità della connessione in Rete (arrivando a 10, quasi il doppio di Lione e Barcellona), servizi di co-working (8.12, dove primeggiano nell’ordine Lussemburgo, Brisbane e Vilnius, capitale della Lituania) e prezzi degli affitti degli appartamenti con almeno un letto (8.28).

E l’Italia? Due le città della Penisola presenti in graduatoria, Milano e Roma, rispettivamente al 47esimo e 26esimo posto. La Capitale è davanti al capoluogo Lombardo per cinque voci su nove, compresa quella della connessione Internet, uno strumento fondamentale per chi svolge il proprio lavoro prevalentemente online: Roma e Milano occupano però solamente il 28esimo (con un punteggio di 2.37) e il 37esimo posto (2.22) rispettivamente. Simili i risultati attribuiti alle due città italiane, che non vanno oltre la 34esima e la 39esima posizione, per ciò che concerne le strutture e i servizi che permettono di lavorare come in un tradizionale ufficio.

Migliori, invece, i riscontri in fatto di bar e caffè che mettono a disposizione gratuitamente il Wi-Fi: Milano è in 16esima posizione (con 2.98) e Roma 23esima (con 2.06), al cospetto di Edimburgo, la piazza migliore in assoluto (con un punteggio di 10), seguita da Amsterdam (7.93) e Dublino (6.67).

Cosa ci dice, in generale, l'indagine di cui sopra? La sottolineatura di Giorgio Verardi, City Manager di Spotahome, evidenzia come «l’Europa sia il Continente più moderno e pronto a cogliere i cambiamenti del mondo del lavoro, allontanandosi sempre più dalla concezione del posto fisso a favore di realtà e figure professionali indipendenti, autonome e smart». L’Italia, per il momento, non è ancora l’habitat ideale per i nomadi digitali e le differenze con le città più virtuose è evidente. Ma c’è tempo e modo (si spera) per recuperare.

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