nessun ritiro

Iraq, i militari italiani lasciano il centro di Baghdad ma la missione continua

Un contingente di circa 50 uomini si trova nella capitale irachena ma opera sotto le bandiere della Nato. Solo questi ultimi sono stati interessati alla sospensione delle attività di training e mentoring deciso dal comando Nato di Bruxelles

di Gerardo Pelosi


Iraq, lacrimogeni davanti all'ambasciata americana

3' di lettura

Una telefonata di oltre un’ora ieri tra l’ambasciatore Piero Benassi, consigliere diplomatico del premier Giuseppe Conte con Robert O’Brian consigliere per la sicurezza del presidente americano Donald Trump è servita per decidere i seguiti da dare agli impegni comuni politici, diplomatici e militari per la stabilità del Mediterraneo e la lotta all’Isis.

Dove si trova il contingente italiano
Il contingente italiano con circa mille uomini è il secondo più grande dopo quello degli Stati Uniti ed è concentrato per la maggior parte (circa 600 uomini) a Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove svolge attività di formazione e addestramento alle forze militari irachene e ai peshermga curdi. Un contingente più ridotto di circa 50 uomini si trova ancora a Baghdad ma opera sotto le bandiere della Nato. Solo questi ultimi sono stati interessati alla sospensione delle attività di training e mentoring deciso dal comando Nato di Bruxelles. Per questo il ministero della Difesa ha oggi precisato che non è previsto alcun rientro dei militari italiani da Baghdad. Il trasferimento ha riguardato infatti solo quei militari italiani che si trovavano nella Training mission della Nato al centro della capitale irachena e sono stati rischierati a Camp Dublin, struttura gestita dai nostri carabinieri vicino all’aeroporto e più facilmente controllabile. Il ministero ha inoltre chiarito che «gli stati di allertamento e le misure di sicurezza sono decise a livello di coalizione internazionale in coordinamento con le varie nazioni partner. Al momento, il quartier generale della coalizione sta pianificando una parziale ridislocazione degli assetti al di fuori di Baghdad».

La missione in Iraq
Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini in dicembre si era recato per ben due volte in Iraq, la prima dopo l’attentato a cinque nostri militari a Kirkuk e poi il 24 dicembre per gli auguri di Natale. In quell’occasione lo stesso Guerini aveva anticipato una riflessione più ampia all’interno del Governo su come rimodulare al meglio la presenza all’estero dei nostri militari anche in Corno d’Africa e Sahel. Nell’operazione “Prima Parthica” a Erbil, nel Kurdistan iracheno contro Daesh sono impiegati 600 uomini in una missione di addestramento e training che ha già formato oltre 60mila tra poliziotti e militari curdi e iracheni. Dei 5600 militari attualmente all’estero sparsi tra Iraq, Afghanistan, Libano e Kosovo 900 sono impegnati nella lotta a Daesh di cui siamo il primo Paese europeo contributore come forze e il secondo dopo gli Stati Uniti.

Gli obiettivi della missione
L’Italia dal 2014 contribuisce alla stabilizzazione dell’Iraq e nell’ambito della missione internazionale “Inherent Resolve” fornisce personale delle nostre forze armate ai comandi multinazionali siti in Kuwait e Iraq e assetti e capacità di training per le forze di sicurezza irachene nel Kurdistan. La Police Task Force Iraq è stata costituita nel 2015 ed è composta da una componente essenziale di carabinieri che operano a Baghdad Al Taqaddum ed Erbil con una componente di colleghi provenienti dalle forze di polizia civili e militari di Canada, Finlandia, Repubblica Ceca e Repubblica svlovacca. L’offerta formativa prevede corsi per il controllo del territorio, le tecniche di polizia, la gestione dell’ordine pubblico, la minaccia derivante da ordigni inesplosi, il primo soccorso, il servizio di prossimità per incrementare la sicurezza percepita dalla popolazione. L’Italia contribuisce anche con 11,8 milioni di euro al fondo Undp per la stabilizzazione immediata dell’Iraq e svolge un’azione a favore degli sfollati interni e a tutela delle minoranze religiose anche attraverso interventi della cooperazione allo sviluppo per circa 300 milioni di euro.

Per approfondire:
Iran, 35 morti nella calca per la sepoltura di Soleimani. Il Pentagono frena Trump
Il drone per Soleimani partito da Sigonella? Difesa e Farnesina negano ma si riaccende la polemica sulle basi Usa in Italia

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...