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I numeri da record del supercomputer inaugurato a Bologna

Si posiziona al quarto posto nella Top 500 mondiale, la lista dei supercomputer più potenti al mondo

di Ilaria Vesentini

A Bologna Mattarella inaugura il Supercomputer Europeo Leonardo

4' di lettura

Un migliaio di persone da tutta Europa hanno partecipato a Bologna alla cerimonia di inaugurazione del supercomputer Leonardo, il quarto più potente pre-exascale al mondo, il secondo in Europa, cuore della Data valley che si è insediata lungo la via Emilia, con un investimento di 240 milioni di euro (in cofinanziamento al 50% tra ministero dell'Università e ricerca italiano e l’Unione europea) solo per il cervellone da 240 Petaflop, che salgono a circa 1 miliardo sommando tutte le risorse concentrate tra datacenter (quello del centro meteo europeo, dell'Agenzia Italia Meteo, dell'Infn, del Cnr) e infrastrutture scientifiche installate nell'ex Manifattura Tabacchi, periferia nord del capoluogo emiliano.

I numeri record del supercervellone

Qui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha potuto vedere con i propri occhi la “macchina” prototipale (disegnata e costruita su misura) che sarà gestita dal Cineca, il consorzio interuniversitario italiano, nato a Bologna più di cinquant'anni fa proprio per condividere tra atenei le più potenti e avanguardistiche infrastrutture di calcolo: nei 700 mq dello “white space” del data center, due campi da basket alti 4 metri (senza pilastri intermedi per garantire massima flessibilità dell'edificio e massima resistenza agli eventi sismici) ci sono 9 file di 155 rak, grandi scaffali che contengono il cuore computazionale di Leonardo (ogni rack può contenere fino a 32 schede e ognuna è un nodo boost del superpc), per 3.500 nodi, una capacità di calcolo di 174 Petaflop che salirà il prossimo anno a regime a 240 Pflop (ossia 240 milioni di miliardi di operazioni al secondo, pari alla somma di quelle che 8 miliardi di abitanti del pianeta possono compiere ogni secondo per un interno anno) e una capacità di storage di100 Petabyte.

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Una mole di metalli, processori, chip e cavi da 340 tonnellate di peso, progettata e costruita dal gruppo francese Atos, che poggia su un pavimento galleggiante sotto cui corrono 4 tunnel tecnologici che collegano le 4 centrali termiche che raffreddano il supercervellone, inaugurato oggi ma pronto per entrare in produzione solo a inizio aprile 2023, dopo una fase di test.

Bologna si prepara al gemello digitale

È il sindaco Matteo Lepore a dare il benvenuto alle autorità in una delle “botti” progettate negli anni Trenta da Pierluigi Nervi e oggi ancora nel pieno di lavori di ristrutturazione: «Questo luogo ci lancia nella rivoluzione digitale e ci permetterà di compiere un salto nell'affrontare i temi cruciali per il futuro della nostra umanità: dai cambiamenti climatici alla ricerca medica e scientifica, alla sicurezza ambientale. Bologna con altre nove città italiane è entrata nella rete Ue delle città intelligenti, le 100 città che arriveranno a impatto climatico zero nel 2030, un obiettivo possibile solo costruendo alleanze con scienza e istituzioni, come il progetto Leonardo. E sempre Bologna ha iniziato a lavorare con Barcellona per realizzare grazie ai rispettivi supercomputer il Gemello digitale della città, un unicum nel nostro Paese, chiave di volta per affrontare le sfide della transizione ecologica, dell'inclusione sociale e della democrazia, un'occasione per sviluppare una nuova strategia responsabile per governare in modo democratico i dati e gli algoritmi rendendoli accessibili a tutti».

Tecnopolo già in corsa per il quantum computing

Nell'area dove un secolo fa lavoravano migliaia di operai dell'industria del tabacco sono attesi 1.500 ricercatori, una riconversione tecnologica che trasforma Bologna da terra della meccanica a Silicon valley d'Italia, dove si concentrerà l'80% della capacità di calcolo del Paese, annuncia il governatore della Regione, Stefano Bonaccini. «Leonardo è uno step della storia avviata dal Cineca nel 1969 e che da allora vede sempre i nostri supercalcolatori nella Top 50 dei sistemi di calcolo più potenti al mondo - sottolinea il presidente del Consorzio interuniversitario tra 112 soggetti accademici e pubblici, Francesco Ubertini - ma non è un fine, è un mezzo, il suo valore non è nei 240 milioni di euro investiti ma in ciò che permetterà di fare prima alla comunità scientifica e poi al mondo produttivo e della pubblica amministrazione. E non ci fermiamo qui: Cineca punta a inaugurare nel 2024 il primo computer quantistico e, nel 2026, a candidarsi per ospitare il nuovo computer europeo post exascale».

Intanto venerdì 25 novembre, ricorda Anna Maria Bernini, ministro Università e ricerca, sempre al Tecnopolo di Bologna «chiamato a raccogliere l'eredità del pensiero lungo leonardesco, ci sarà il kick-off ufficiale della sede del Centro nazionale di ricerca HPC, big data e quantum computing dal Pnrr», che coinvolge in Italia 52 tra università, centri ricerca e imprese, 1.800 ricercatori e può contare su 320 milioni di euro di finanziamento europeo.

L’Europa si fa largo tra le superpotenze di calcolo

Roberto Viola, direttore generale per le Reti di Comunicazioni della Commissione europea ricorda che Leonardo, è «l'investimento più rilevante fatto dall'Europa in infrastrutture di ricerca nel nostro Paese ed è il risultato di una alleanza siglata nel 2017 tra sette Paesi (Italia, Austria, Grecia, Ungheria, Slovenia, Cechia e Slovacchia) per creare un comune sistema di calcolo, EuroHPC- High Performing Computing, che oggi è allargato a 32 membri. È una rete di sette supercomputer, Leonardo è il sesto che entra in funzione, il prossimo anno sarà acceso MareNostrum a Barcellona e a quel punto l'Europa avrà la più potente infrastruttura di supercalcolo al mondo e non sarà più ancillare rispetto a Usa e Cina. L'Italia a sua volta ha le carte in regola per diventare protagonista del Rinascimento digitale europeo. In gioco ci sono risorse ingenti: l'Ue ha programmato 8 miliardi di investimenti nei prossimi anni sul calcolo quantistico, 43 miliardi sulla produzione di chip, 140 miliardi sono nel Pnrr per il digitale, di cui più di 40 in Italia».

Il primo contratto: Dompè firma 1 milione di ore di Leonardo

E mentre partono le call e le candidature del mondo scientifico per sfruttare in via prioritaria la potenza di calcolo di Leonardo (dall'intelligenza artificiale alla medicina personalizzata, dalla progettazione di nuovi farmaci e materiali alla bioingegneria, dalle previsioni meteorologiche alla lotta al cambiamento climatico, è già stato firmato il primo accordo di trasferimento tecnologico con un'azienda privata, la Dompé farmaceutici. La collaborazione prevede 1 milione di ore di calcolo che saranno destinate ad accelerare la ricerca contro le pandemie e lo sviluppo di nuovi farmaci per malattie ad alto fabbisogno di cura attraverso la piattaforma Exscalate di Dompé, sulla scia di una sinergia già avviata in pieno Covid dalla casa farmaceutica e il Cineca sfruttando l’attuale macchina Marconi (ma Leonardo è dieci volte più potente).


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