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I numeri dei rifiuti: quelli speciali continuano ad aumentare

La fotografia pre Covid-19 dell’Ispra del 2018 mostra come la piccola ripresa economica sembra abbia trascinato la produzione di rifiuti speciali. Ma ora la pandemia ci ha segnalato con forza la necessità di infrastrutture di gestione dei rifiuti solide e resilienti

di Aldredo de Girolamo

(Imagoeconomica)

5' di lettura

La pandemia da Covid-19 in Italia sta piano piano lasciando spazio, tra paure e accortezze, al ritorno alla vita di tutti i giorni. Si torna così a fare i conti con temi importanti, come ad esempio la gestione dei rifiuti, che a causa della pandemia, rischiano un profondo mutamento, nei dati come nelle abitudini.

Ispra, L'Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale del ministero dell'Ambiente, ha pubblicato il Rapporto sui rifiuti speciali in Italia, con riferimento ai dati del 2018. Uno studio, come sempre molto interessante, ma che ci parla di un mondo pre pandemia destinato a cambiare (e molto) quando arriveremo i dati 2020.

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L'elemento più evidente del Rapporto è che la produzione di rifiuti speciali, prodotti quindi dal mondo economico e non dalle famiglie, continua ad aumentare. Nel 2018 siamo arrivati a 143,5 milioni di tonnellate, con un aumento del 3,3% sul 2017 (4,6 milioni di tonnellate in più), e del 6,4% sul 2016. Valori ben oltre l'inflazione, negativa nel 2016 e intorno al 1,2% nel 2017/2018. Superiori anche alle dinamiche del PIL, che ha oscillato in quegli anni con incrementi fra lo 0,9 e l'1,2%.

La piccola ripresa economica sembra abbia trascinato la produzione di rifiuti speciali. Per il disaccoppiamento fra ricchezza e rifiuti dovremo ancora attendere. Il Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti fissa un obiettivo di riduzione della produzione di rifiuti speciali al 2020, pari al 10% per unità di PIL, obiettivo ancora distante.

Aumenta la produzione di tutti i tipi di rifiuti: quelli non pericolosi (+4,2 milioni di tonnellate) ma anche quelli pericolosi (+400.000 tonnellate). La produzione di rifiuti pericolosi ha superato la soglia dei 10 milioni di tonnellate nel 2018.

Aumentano soprattutto i rifiuti da costruzione e demolizione (+6,6% sul 2017), con un maggior flusso di 3,7 milioni di tonnellate, che rappresenta la quasi totalità dell'incremento globale. Si riducono invece i rifiuti speciali prodotti dalle classiche attività industriale e manifatturiere, che passano da 29,9 milioni di tonnellate del 2017 a 28,6 nel 2018. Un dato su cui riflettere. Stabile invece la produzione di rifiuti da parte delle altre categorie economiche (commercio, servizi, uffici), intorno ai 15,8 milioni di tonnellate.

Aumenta la produzione di rifiuti in tutte le regioni, soprattutto del nord (Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia), ma si riduce in alcune regioni come la Toscana, la Calabria, la Puglia.

Interessanti anche i dati sulla gestione dei rifiuti speciali, con un quantitativo trattato di 152,6 milioni di tonnellate (+3,7% sul 2017). La differenza fra rifiuti prodotti e rifiuti gestiti dipende dal saldo fra rifiuti prodotti, importati ed esportati. L'Italia si conferma un paese a forte capacità industriale di recupero e riciclo, fra i migliori in Europa. Nel 2018 si avviano a recupero 103 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, pari al 67,7% del totale (erano 101,1 nel 2017 pari al 67,4%), con un piccolo ma significativo incremento, anche legato ad un incremento delle importazioni di rottami metallici. Resterà da vedere che impatto avrà su questi numeri la crisi dell'export di riciclabili che è avvenuta nel 2019/2020.

Stabile l'uso del coincenerimento di rifiuti speciali legnosi (1,3%), in leggera riduzione l'avvio ad incenerimento (0,8%). L'Italia si conferma come paese che “non brucia” i rifiuti, né urbani né speciali.
Si riduce di poco l'uso della discarica (dall'8,2% al 7,8%), con un quantitativo che scende sotto 12 milioni di tonnellate e con una riduzione del numero di discariche, che passano da 360 del 2016 a 310. Aumentano le “altre forme di smaltimento”, specie i trattamenti biologici, che passano da 16 milioni di tonnellate del 2017 ad oltre 17,5 milioni di tonnellate (l'11% del totale dei rifiuti gestiti).

Utili a capire la situazione italiana i dati su importazione ed esportazione di rifiuti speciali. L'Italia si conferma un Paese importatore netto di rifiuti, con un export pari a 3,5 milioni di tonnellate ed un import pari a 7,3 milioni di tonnellate. Molto diversa è la composizione dei flussi importati ed esportati. Si esportano rifiuti destinati a smaltimento e si importano rifiuti destinati a recupero.

L'export di rifiuti nazionale è in aumento: da 3,1 a 3,5 milioni di tonnellate, oltre il 10% in più. L'Italia esporta rifiuti provenienti soprattutto da impianti di trattamento: 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi (54,4% del totale esportato), e 775,000 tonnellate di rifiuti pericolosi (il 62,5% del totale esportato), un dato che sottolinea l'incapacità strutturale del nostro Paese a chiudere all'interno dei propri confini le filiere di trattamento dei rifiuti, soprattutto urbani.

Importiamo prevalentemente rifiuti destinati al riciclo, non pericolosi. L'importazione è aumentata del 10% (da 6,6 milioni a 7,5), ed è fatta da rifiuti metallici sia provenienti da rifiuti da costruzione e demolizione (1,9 milioni di tonnellate) che da rifiuti provenienti dal trattamento dei rifiuti (1,6 milioni di tonnellate). Il nostro distretto industriale del riciclo, specie dei rottami metallici, attrae quindi importazione, e si conferma nel 2018 molto solido.

Fra i tanti numeri forniti da Ispra su specifici flussi di rifiuti, uno salta agli occhi. La produzione di fanghi da depurazione civile si riduce (da 3,184 milioni di tonnellate a 3,137), ma aumenta lo smaltimento che passa da
1,55 milioni di tonnellate a 1,64 (trattamenti chimico fisici e biologici) e si riduce il recupero di materia che passa da 1,275 milioni di tonnellate a 1.167. Vengono al pettine gli effetti delle restrizioni nello spandimento di fanghi sui suoli agricoli (passati da 121 mila tonnellate a 75.000), con il risultato di una riduzione dell'economia circolare in questo specifico flusso di rifiuti.

Il quadro fornito da Ispra certifica luci ed ombre del sistema nazionale di gestione dei rifiuti. Si rafforza la capacità di riciclaggio dei materiali nelle filiere industriali italiane, anche grazie all'aumento dell'importazione. Ma appare evidente la fragilità italiana in materia di impianti di recupero energetico e per la gestione di rifiuti pericolosi, in particolar modo le discariche, da qui l'aumento dell'export di questi rifiuti. Una fragilità che potrebbe manifestare i suoi effetti nel 2019, con la crisi dell'export di riciclabili verso Cina ed Estremo Oriente, e nel 2020, con il blocco dell'export e delle attività industriale nei mesi di Covid19.

Si conferma l'urgenza di una strategia nazionale sui rifiuti (urbani e speciali), che individui il fabbisogno impiantistico e strumenti economici per favorire i mercati del riciclo.

L'emergenza pandemia ci ha segnalato con forza la necessità di infrastrutture di gestione dei rifiuti solide e resilienti, capaci di reggere anche in situazioni di crisi. La gestione dei rifiuti speciali come quelli urbani è un servizio essenziale nella vita economica del Paese, ed è urgente garantire la sicurezza degli sbocchi di trattamento, recupero e smaltimento.
(@degirolamoa)

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