Epoca

I nuovi collezionisti scoprono il fenomeno «Youngtimer»

di Mattia Losi


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3' di lettura

Bastava aggirarsi, nei mesi scorsi, tra i padiglioni delle due Fiere di auto d’epoca più importanti d’Italia (Padova e Milano) per capire che il mercato si sta progressivamente aprendo al fenomeno delle Youngtimer. Ossia di quelle auto, spesso non ancora storiche a tutti gli effetti, che hanno segnato gli anni della giovinezza dei quarantenni e cinquantenni di oggi. Pronti ad accaparrarsene una per rinverdire ricordi e fasti del passato.

Macchine che possiamo collocare, con buona approssimazione, tra la metà degli anni 80 e i primissimi anni 2000. Che infatti proprio a Padova e Milano, come accennato in precedenza, facevano bella mostra insieme ai gioielli del passato più lontano.

Macchine capaci di regalare piacere di guida come piovesse con un’elettronica ridotta al minimo o, per gli esemplari più recenti, non ancora così invasiva e diffusa da trasformare l’auto in un elettrodomestico. Sappiamo benissimo che spesso elettronica è sinonimo di sicurezza, affidabilità e confort. Ma riparliamone dopo aver “sparato” una doppietta che ci mancava da trent’anni, magari facendo finta di dimenticare il ghigno soddisfatto che ci si è stampato sul volto mentre il posteriore della macchina tentava disperatamente di andare per conto suo ed era invece costretto a obbedire alle nostre correzioni in controsterzo...

Qualche indizio? Porsche 996, Golf GTI dalla prima alla quarta serie, Lancia Thema, Ferrari 356, Alfa Romeo 155, 164 e Alfetta. Ma anche elegantissime Jaguar XJR con poco più di 15 anni sulle spalle schierate a due passi dalle Panda firmate Giorgetto Giugiaro, uscite di produzione nel 2003 (modello di cui parliamo più diffusamente nell’articolo in basso a questa pagina).

Insomma, auto di tutti i tipi per tutti i gusti e, soprattutto, per tutte le tasche. Perché una Youngtimer può essere il primo passo per acquistare, a prezzi ancora di saldo visto che in molti casi si tratta di auto considerate “vecchie” e non ancora storiche, un modello destinato col tempo a scalare le classifiche del mercato e a regalare soddisfazioni non solo di guida, ma anche economiche.

Per dare qualche indicazione pratica, e anche per far capire che non tutte le Youngtimer sono uguali, facciamo una rapida rassegna di alcuni modelli. A partire da una delle superstar indiscusse, la Golf GTI prima serie, prodotta tra il 1976 e il 1983: è la capostipite di una lunga progenie di successo e oggi è finita stabilmente nel mirino dei collezionisti più attenti. A meno di diecimila euro si trovano solo i rottami, fatto salvo il colpo di fortuna che tutti i collezionisti sognano e che pochissimi trovano davvero. Ma è senza dubbio un buon investimento: non solo per le emozioni che si ritrovano su un’auto che, tutto sommato, accelera da zero a cento in 9 secondi e ha un motore 1.600 da 110 cavalli. Roba da citycar o gù di lì, ai giorni nostri: ma è la dimostrazione che lo zero-cento non importa in quanto lo fai, ma come.

Sempre in questa pagina trovate anche la foto della Lancia Thema Ferrari, così chiamata per il motore che arriva direttamente da Maranello. Macchina difficile da trovare in condizioni perfette, perché spesso è passata da mani che l’hanno comperata quando si portava via per qualche manciata di euro e l’hanno macinata in tutti i modi possibili e immaginabili. Ma se la meccanica è appena appena in buona forma vale la pena di investire 15-20mila euro, più qualche altro migliaio per il restauro, e portare a casa una delle regine della fine degli anni 80.

Proprio il confronto tra la Golf GTI e la Thema Ferrari mette in luce le enormi differenze che si possono trovare tra le Youngtimer: macchine ricavate dal pieno, come la tedesca, o bizzosi purosangue come l’italiana che necessita di cure e manutenzione costante per dare sempre il massimo delle sue enormi , e sottolineiamo enormi, possibilità.

Nel novero delle Youngtimeer rientrano le ultime Mini vecchio modello, ma iniziano anche a comparire le prime dell’epoca Bmw; le Volvo 850, rigorosamente in versione station, che si affiancano alle ormai storicizzate versioni degli anni 70 e 80 (in questo caso attenzione, anche se è quasi introvabile, alla 850 T-5R); le piccole turbo tipo Renault GT o Fiat Uno; le spider come la Fiat Barchetta, che inizia a farsi strada nell’intricato mondo degli annunci.

L’elenco sarebbe quasi interminabile, per cui è meglio attenersi alle raccomandazioni di buon senso: cercare sempre una macchina perfetta, o facilmente riportabile allo stato originario. E se possibile puntare sulle versioni più rare, che verranno inevitabilmente premiate dal mercato e dai collezionisti.

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