STUDI LEGALI 2020 - amministrativo e appalti

I nuovi filtri nei rapporti con la Pa

Si fa sempre più spazio l’avvocato-consulente, capace di offrire ai clienti un’assistenza in tutte le fasi delle operazioni e di prevenire il contenzioso. La svolta del processo telematico

di Antonello Cherchi

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Si fa sempre più spazio l’avvocato-consulente, capace di offrire ai clienti un’assistenza in tutte le fasi delle operazioni e di prevenire il contenzioso. La svolta del processo telematico


3' di lettura

La giustizia amministrativa ha vissuto in questi ultimi mesi, complice l’emergenza sanitaria, una forte accelerazione verso il futuro. Dopo la stop - la sospensione ha interessato le udienze ma non l’attività cautelare - Tar e Consiglio di Stato dal 16 aprile hanno riavviato i processi, seppure in modalità telematica. Sono stati i primi a farlo, potendo contare su un processo fondamentalmente cartolare e che ha consentito di mettere in piedi udienze con i soli magistrati.

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Questo non senza critiche da parte degli avvocati, che però si sono scontrate con i limiti del processo amministrativo telematico: per quanto abbia rappresentato in questi ultimi anni un’innovazione, il Pat non ha infatti regole tecniche adeguate per supportare un procedimento aperto anche alle parti. Il problema sta per essere superato grazie a nuove regole tecniche che dal 30 maggio dovrebbero consentire anche agli avvocati di partecipare alle udienze online.

Una prospettiva completamente nuova, destinata a durare quanto meno fino alla fine dell’emergenza. Dopo il deposito dei ricorsi, delle memorie e delle sentenze in formato digitale reso possibile dal 1° gennaio 2017 dal Pat, ora Tar e Consiglio di Stato fanno un ulteriore passo avanti sulla strada dell’informatizzazione.

Un cambio di passo che mezzo secolo fa, quando sono stati istituiti i Tar (nati nel 1971 e diventati operativi nel 1974) non era neanche lontanamente immaginabile. Ne sa qualcosa Giancarlo Tanzarella, che nel luglio del 1971 si laurea con una tesi in diritto commerciale e, nonostante un padre avvocato nella stessa materia, nel gennaio del 1972 inizia a lavorare a Milano come praticante nello studio di Cesare Ribolzi, professore di diritto amministrativo. Da quel momento per Tanzarella il diritto amministrativo diventa pervasivo. «Nel 1979 - racconta - ho deciso di mettermi in proprio. Sono partito con uno studio piccolo, che, tranne alcuni momenti, tale è rimasto. Anche ora siamo in quattro: io, due miei figli e un’altra collega. Facciamo solo amministrativo e ho sempre creduto in questa impostazione del lavoro, che deriva anche dal mio profilo caratteriale: assistere tutti, la grande società come il singolo cliente, alla stessa maniera, conoscere a fondo ciascuna pratica. Lavoriamo in rete, anche con professionisti tecnici come architetti o ingegneri, con clienti in tutta Italia».

Una impostazione condivisa da Amedeo Pisanti, studio principale a Napoli e sedi a Roma e Milano. «Lo studio moderno - afferma - deve essere piccolo, massimo 5/6 professionisti, ma delocalizzato. Il nostro è, mi si passi il paragone, un modello di “studio di alta sartoria”, che aggiunge alla specializzazione e qualità del prodotto tipica delle boutique legali, la capacità di offrire un servizio su misura, “cucendo” addosso al cliente un vestito adatto alle sue esigenze e con la capacità di modificarlo continuamente. Per questo è importante un costante affiancamento agli uffici dell’azienda, finalizzato non solo a garantire la compliance dell’impresa, ma pure a prevenire a monte il contenzioso». Una visione fatta propria da diverse società, in particolare di piccole e medio dimensioni.

«Seguiamo anche il contenzioso - gli fa eco Alice Merletti, titolare con Elena Alfero di uno studio a Torino - ma cerchiamo di ridurlo attraverso una consulenza che affianchi il cliente fin dall’inizio. Per esempio, di una gara seguiamo tutte le fasi: l’esame del bando, la stipula del contratto, l’esecuzione dell’opera. È una formula vincente, quella dell’avvocato on demand. L’80% del nostro fatturato nel settore amministrativo deriva da contratti di consulenza con società in tutta Italia e due all’estero».

«Veniamo considerati il braccio armato del diritto - commenta Tanzarella - mentre oggi l’avvocato deve essere un consulente e aiutare l’impresa a prevenire la lite».

In questa ottica diventa «fondamentale la trasversalità - aggiunge Pisanti -. Essere in grado di dare risposte al cliente anche se il caso che si sta seguendo non appartiene al proprio ramo professionale d’elezione. Questo si ottiene con la creazione di una rete con gli altri professionisti anche attraverso la partnership».

Cambia il ruolo dell’avvocato, il processo diventa virtuale, si evolverà anche il diritto amministrativo? «Penso che in prospettiva il diritto informatico finirà sotto quello amministrativo», commenta Tanzarella. «Da un anno - afferma Merletti - stiamo sperimentando e gestendo i modelli organizzativi della legge 231 sulla responsabilità degli enti, modelli che sono stati estesi agli appalti. Il ruolo dell’amministrativista diventa, pertanto, essenziale».

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