la seconda lettura al senato

I nuovi saldi della manovra: taglio da 2,7 mld alle pensioni e da 1,9 mld al reddito di cittadinanza. Crescita ridotta a +1%

di Vittorio Nuti


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(imagoeconomica)

6' di lettura

Le misure della manovra su reddito di cittadinanza e pensioni (quota 100) «partiranno il primo di aprile». Questo il timing delle due “riforme bandiera” del Governo M5S-Lega confermato oggi dal ministro dell'Economia, Giovanni Tria durante la registrazione di “Porta a Porta” (Rai 1). In serata, la lettera alla Ue del premier Giuseppe Conte e dello stesso Tria pubblicata sul sito della Commissione permette di quantificare l'ammontare delle risorse recuperate dagli previsti dalla legge di Bilancio per finanziare le due misure: 2,7 miliardi di euro per quota 100 e 1,9 miliardi di euro per il reddito di cittadinanza. Secondo la lettera, in cui si stimano «gli effetti delle proposte emendative» alla manovra che il Governo ha depositato in serata in Senato, il fondo pensioni aumenta di 1,3 miliardi nel 2020 e di 1,7 nel 2021 mentre quello per il reddito si riduce di 945 milioni nel 2020 e di 683 milioni nel 2021.

GUARDA IL VIDEO - Pensioni: con la manovra tagli alle indicizzazioni fino al 60%

Taglio pensioni d’oro
Taglio delle pensioni d'oro, dal 2019, oltre i 100mila euro lordi: è quanto si legge nell'emendamento del governo alla manovra. Cinque le fasce individuate: tra i 100mila e i 130 mila l'aliquota marginale di riduzione sarà del 15%, che salirà al 25% per la fascia 130mila-200mila e ancora al 30% per le pensioni fra i 200mila e i 350mila. Per le pensioni fra i 350mila e i 500mila l'asticella sale al 35% e oltre i 500mila euro arriverà al 40%. La misura sarà in vigore per cinque anni.
Secondo la relazione tecnica sono 16.644 le persone che incassano pensioni oltre i 100mila euro, mentre sono solo 23 quelle che prendono assegni oltre i 500mila euro. Nella seconda fascia, quella fra 130 e 200 mila euro, le persone coinvolte sono 6.665 che poi scendono di molto nella terza fascia, quella i 200mila e i 350mila: sono 873. Solo 82, poi quelli del penultimo gruppo, fra i 350 mila e i 500 mila euro.

Nuove entrate da web tax e tassazione giochi
Secondo la tabella allegata al documento trasmesso dal Governo alla Commissione Ue, le dismissioni immobiliari in programma nel 2019 dovrebbero fruttare altri 950 milioni di euro. Alla voce dismissioni la stima dell'impatto sui saldi delle modifiche annunciate dal governo alla manovra prevede ulteriori 150 milioni di euro nel 2020 e altri 150 nel 2021. Nel giro di un triennio (2019-2021) la stretta sulle pensioni d’oro porterà invece 239 milioni di euro. Nel 2019 i risparmi sono pari a 76 milioni di euro, nel 2020 salgono a 80 e nel 2021 a 83. L’anno prossimo lo Stato dovrebbe incassare poi 150 milioni di euro dalla Web tax e 450 milioni di euro dalle nuove imposte sui giochi d’azzardo. L'incasso stimato dalla tassa sui “giganti della Rete” salirà nel 2020 e nel 2021 a 600 milioni l'anno.

I NUOVI NUMERI
I NUOVI NUMERI
I NUOVI NUMERI

Congelamento assunzioni Pa
In base a quanto riportato nell’emendamento, Presidenza del Consiglio, ministeri, enti pubblici non economici, agenzie fiscali e università non potranno assumere personale a tempo indeterminato prima del 15 novembre 2019: secondo la relazione tecnica i risparmi sono pari a 100 milioni in termini di indebitamento netto.

Piano dismissioni entro il 30 aprile
Dovrà essere messo a punto «entro il 30 aprile» il nuovo «programma di dismissioni immobiliari» che punta a ottenere non meno di 950 milioni aggiuntivi nel 2019 e altri 150 milioni l'anno nel 2020 e 2021. Il piano individuerà le «modalità di valorizzazione dei beni» dello Stato, della Difesa, come le caserme in disuso, e delle altre pubbliche amministrazioni. Agli enti locali che contribuiscano andrà una quota degli introiti tra il 5 e il 15%.

Aumenti Iva da 23 miliardi nel 2020
L’emendamento depositato dal governo prevede anche aumenti Iva per 23 miliardi nel 2020 e quasi 29 (28,75) nel 2021 e nel 2022. Come si evince dalla relazione tecnica, senza interventi l'aliquota ridotta del 10% passerebbe dal 2020 al 13% mentre l'aliquota ordinaria oggi al 22% passerebbe nel 2020 al 25,2% e nel 2021 al 26,5% nel 2021. La proposta conferma la sterilizzazione “totale” degli aumenti nel 2019. Previsti anche aumenti delle accise da 400 milioni l'anno dal 2020.

Su giochi aumento prelievo 1,25%,stretta su vincite
Un aumento del Preu, il prelievo erariale unico, dell'1,5% per slot e vlt e una stretta sulle possibilità di vincita (il pay out): obiettivo è ottenere da questi giochi 355 milioni di euro aggiuntivi. Il pay out passa al 69% per le awp e all'84,5% sulle videolotteries. Previsti 18 mesi per l'adeguamento. A questi si sommano altri 102 milioni che arriveranno dall'aumento, a decorrere dal 1 gennaio 2019, dell'imposta unica sui giochi a distanza, compreso il bingo, sulle scommesse a quota fissa escluse le scommesse ippiche (a distanza e su rete fisica) e sulle scommesse simulate.

Pil 2019 all’1% (-0,5%), impatto misure scende a 0,4%
La lettera rivede anche le stime sulla crescita, che nel 2019 si fermerà all'1% rispetto all'1,5% previsto a settembre. Dalle tabelle trasmesse dal Governo a Bruxelles si evince che a scendere il prossimo anno è anche l'impatto espansivo delle misure della legge di Bilancio, prima calcolato nello 0,6% del Pil e ora stimato nello 0,4%. Il Pil nel 2020 scende dall'1,6% della Nadef all'1,1% e nel 2021 dall'1,4% all'1 per cento. Il rapporto tra il debito e il Pi, pari a 131,7% nel 2018, nel 2019 scende a 130,7% per calare ancora nel 2020 al 129,2% e arrivare al 128,2% nel 2021. Il deficit scende invece al 2,0% nel 2019, all'1,8% nel 2020 e all'1,5% nel 2021. Fonti di governo spiegano però che il dato per il 2019 «resta il 2,04% di deficit», come comunicato dal premier in Aula al Senato: «Nella tabella, come
di consuetudine, c'è l'arrotondamento al primo decimale, perciò il 4 non compare. Ma il dato non cambia”, sottolineano. La previsione iniziale del governo era il deficit al 2,4% nel 2019, al 2,1% nel 2020 e all'1,8% nel 2021.

Maxiemendamento in ritardo causa “bollinatura”
È partito intanto in commissione Bilancio del Senato, con i pareri dei relatori Paolo Tosato (Lega) e Gianmauro Dell'Olio (M5S), l'esame degli emendamenti “segnalati” dai gruppi al Ddl Bilancio, in modo da accantonare le proposte suscettibili di approfondimento. Nel pomeriggio, i lavori a Palazzo Madama si sono avviati nonostante la richiesta di sospensione avanzata dal Pd, giustificata dall’attesa per l’emendamento del Governo che recepisce l'accordo con l'Unione europea. Lo stand by sul maxiemendamento è stato spiegato alla commissione dal viceministro all'Economia Massimo Garavaglia con la necessità di “bollinarlo” da parte della Ragioneria dello Stato. L'opposizione ha sollecitato anche il Governo a presentare una nota di variazione del quadro macro-economico e di audire l'Upb dopo la mancata validazione di quello precedente. La commissione Bilancio di Palazzo Madama è impegnata nell'esame della manovra dal 10 dicembre scorso, e sin qui i lavori hanno avuto un andamento “stop and go” per le concomitanti trattative Roma-Bruxelles sui “numeri” del bilancio italiano per il 2019.

Stefano (Pd): ritardo irriguardoso di prassi e dignità parlamentare
I ritardi del maximenedamento hanno fatto indignare il Pd, che con il senatore Dario Stefano ha attaccato il Governo accusandolo di costringere la commissione «a lavorare su un finto testo di manovra uscito dalla Camera che Conte ci ha detto non essere più attuale perché profondamente modificato nei saldi e nei pilastri principali. È tutto fuori da ogni regola ma anche assolutamente irriguardoso di prassi e dignità parlamentare», ha concluso Stefano.

Verso approvazione prima di Natale
Archiviata l’informativa del premier Conte sul confronto con Bruxelles, una volta ufficializzato il maxiemendamento del Governo la commissione dovrebbe iniziare le votazioni in seduta notturna sulle proposte di modifica “segnalate” (le altre dovrebbero essere bocciate in una unica votazione al termine dei lavori). Prima attesa per le 20, la presentazione del documento è poi slittata alle 21.30.L'obiettivo della maggioranza è arrivare al passaggio in Aula nel pomeriggio di giovedì 20 o al più tardi nella mattinata di venerdì 21 dicembre e di approvare il Ddl di Bilancio in seconda lettura entro venerdì sera per consentire la terza lettura di Montecitorio prima di Natale.

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