intervista a gIUSEPPE ira

«I parchi divertimento sono strategici Servono garanzie statali sui crediti»

«Ci vuole una vera politica industriale anche per i parchi permanenti». «Il settore genera 20mila posti di lavoro stabili, circa 60mila con l’indotto»

di Laura Cavestri

default onloading pic

«Ci vuole una vera politica industriale anche per i parchi permanenti». «Il settore genera 20mila posti di lavoro stabili, circa 60mila con l’indotto»


4' di lettura

«Peppa Pig, la casa di Masha ma anche il “buco nero” delle montagne russe in picchiata verticale sono poli di attrazione turistica». Forse non meno di qualche media città d’arte. «Eppure, non esistiamo. Per questo servirebbe una vera politica industriale anche per i parchi divertimento e a tema. Un fondo di garanzia che aiutasse gli imprenditori “seri” a investire e normative che non ci moltiplichino la tassa rifiuti solo per la “colpa” di aver realizzato un parcheggio più ampio».

Per anni sulle montagne russe, per ricavi e investimenti, il presidente dell’Associazione dei parchi permanenti italiani ( e di Leolandia) Giuseppe Ira, è orgoglioso dei passi da gigante di un comparto economico che, con più di 230 strutture tra parchi tematici, acquatici e faunisticiin Italia, non è percepito come tale.

Presidente Ira, quali sono i numeri del settore?

Con un indotto stimato di 800 milioni di euro, che, oltre agli ingressi, comprende hotel, ristorazione, merchandising e altri servizi complementari, il settore dei parchi tematici, nel 2017, ha sviluppato un giro d’affari di 376 milioni di euro, in crescita del 4,4% rispetto all’anno precedente, a fronte di 18,4 milioni di ingressi venduti, e un tasso di incremento che sfiora il 10 per cento. Per l’occupazione, il settore genera 20mila posti di lavoro stabili, che arrivano a 60mila tra le assunzioni stagionali e l’indotto. Circa 1 milione solo i posti letto venduti in hotel nel corso dell’anno. In linea con quanto già avviene nei principali Paesi europei, anche in Italia si afferma la tendenza dei visitatori ad allungare il tempo medio di permanenza,abbinando la visita al soggiorno in hotel.

In particolare, cresce molto Leolandia – che è anche in cima alle Travelers’ Choice sui parchi di TripAdvisor – ed è un parco per i “piccoli”..

Il successo di Leolandia è che si rivolge specificatamente alle famiglie con figli fino a 10 anni e su 46 attrazioni, 33 sono accessibili anche ai bambini alti meno di 90 cm, con la possibilità di incontrare i personaggi più amati del mondo dei cartoon, oggetto di accordi di licensing con le major dell’entertainment. Abbiamo chiuso il 2018 con 1,1 milioni di ingressi, un fatturato di oltre 37 milioni di euro e 7,5 milioni di utile. Al 30 giugno 2019 il volume d’affari era in aumento del 21% anno su anno e una previsione di incremento dei visitatori del 10 per cento.
Ma le attrazioni non bastano. I parchi funzionano se offrono servizi. Dalle nursery alla pulizia e alla varietà del cibo, e poi convenzioni con hotel, merchandising accattivante e i trasporti. Strade, infrastrutture, collegamenti e parcheggi devono essere facili e accessibili.

Nonostante questo, fate richieste precise al Governo. Quali?

Sì. Una finanziaria e l’altra normativa. Lo abbiamo spiegato, poche settimane fa al ministro per Agricoltura e Turismo, Gianmarco Centinaio, che abbiamo incontrato a Roma. Visto che il sistema bancario non risponde, chiediamo la creazione di un fondo di garanzia, con il sostegno dello Stato, per i parchi,e per facilitare l’accesso al credito agli operatori con un serio piano di sviluppo. Inoltre, non esiste una normativa nazionale per lo sviluppo del settore. Siamo sottoposti a una frammentazione di normative e addizionali regionali e comunali. Con il paradosso che se allarghiamo il parcheggio veniamo “massacrati” dalla Tari (la tassa rifiuti), pur attuando una scrupolosa raccolta differenziata..

Perchè dice che le banche non vi assistono?

I parchi hanno attraversato, quasi tutti, qualche anno fa,forti momenti di crisi. In alcuni casi, c’è stata scarsa capitalizzazione per fare sempre nuovi investimenti e generare aspettative. Altre volte, chi li fondava non era un “addetto ai lavori”, con piani industriali, quindi, che non hanno retto alla concorrenza o alla mancanza di infrastrutture. In altri casi, dai parchi si è drenata la cassa verso altri scopi. Oggi, però, sono tanti gli operatori seri, con business plan solidi, che meritano fiducia in un comparto che mostra di avere i numeri per crescere.

All’estero è diverso?

In Italia, ogni volta che voglio ampliare o fare modifiche, faccio una Via alla quale mi rispondono dopo un paio di anni. In Germania, quando si apre un parco divertimenti, nella sede della società si trasferisce un funzionario pubblico per espletare più velocemente la burocrazia e in modo corretto. Negli Usa, presento un business plan ed entro confini di legge precisi posso cambiare idea o modificare l’investimento a 10 anni. Quì devo spiegare e giustificare ogni passo.

Ma i parchi fanno, tra loro, sinergia? L’impressione è che andiate in ordine sparso..

Facciamo poca sinergia. C’è una forte frammentazione delle proprietà. E la tendenza è quella di farsi un’agguerrita concorrenza. In alcuni casi, si potrebbe studiare un’offerta integrata, anche con itinerari turistici ed enogastronomici. Soprattutto per i parchi che non sono lontani e si trovano su un territorio che offre molto. Ripeto, credo che una politica industriale nazionale per i parchi aiuterebbe a superare certe difficoltà. Comunque, la differenza la faranno i servizi che saremo sempre più in grado di offrire.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti