Tendenze

Per i pasti vegani e sostenibili di Huel crescita del 40% in un anno

Il fatturato dell’azienda inglese specializzata in pasti sostitutivi ha superato i 118 milioni di euro, con 150 milioni di pasti venduti in oltre 100 Paesi

di Elisa Orlandotti

Huel propone pasti vegan e sostenibili

4' di lettura

Fondata nel 2015 ad Aylesbury, Inghilterra del sud est, Huel, il cui nome è mutuato dall'unione delle parole Human e Fuel, crea e distribuisce alimenti nutrizionalmente completi, convenienti e pratici, con un impatto minimo sugli animali e sull’ambiente. Presente in Italia dal 2018, ha puntato su prodotti smart, vegan, sulla continua innovazione attraverso un dialogo diretto col consumatore e su un modello di business, che le ha permesso di svilupparsi, fino a raggiungere oggi 200 dipendenti, 150 milioni di pasti venduti in più di cento Paesi (i mercati più grandi sono attualmente Regno Unito e Stati Uniti), permettendole di fatturare oltre 100 milioni di sterline (circa 118 milioni di euro) e di crescere di più del 40% all’anno.

Delle strategie aziendali pariamo con Julian Hearn, ceo e co-founder di Huel: «Abbiamo iniziato con una forte missione e una convinzione genuina che avremmo potuto fare qualcosa per risolvere alcuni dei problemi dell’industria alimentare. Volevo creare un’azienda che facesse la cosa giusta per il pianeta, per i suoi dipendenti e, soprattutto, per i suoi clienti. Volevo creare un marchio a cui le persone fossero orgogliose di essere associate. Per far crescere l’azienda, concentriamo i nostri sforzi su quattro aree: innovazione di prodotto, aumento della portata globale, miglioramento di ciò che facciamo, sviluppo del retail. Le mie ambizioni a lungo termine sono aiutare a cambiare il modo in cui le persone mangiano e diventare un nome familiare in tutto il globo».

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Huel ha affrontato il mercato italiano esattamente come ha fatto con l’estero, credendo nel prodotto, curando l’aspetto della vendita (Huel è direct to consumer, con retailer in alcuni paesi come ad esempio Tesco e Sainsbury’s in Uk e Ica in Svezia) e la comunicazione del marchio alla distribuzione. La strategia principale è usare la performance advertising come leva di acquisizione, cosa che Hearn ritiene un ottimo modo per raggiungere molte persone e aumentare rapidamente la brand awareness.

L'ampliamento dell'offerta ha aiutato l'azienda durante la recente crisi pandemica: «Non è stato molto facile per noi», ammette il Ceo. «Abbiamo dovuto lavorare molto duramente per assicurarci lo sviluppo, ma grazie ad alcuni fantastici lanci prodotto e a un ottimo team che migliora costantemente, continuiamo ad avere una crescita annuale di oltre il 40% a livello globale. Non è stata una fortuna: è stato un duro lavoro, ma questo mi dà fiducia che, una volta finita la pandemia, saremo un'azienda migliore e con prodotti migliori. Cerchiamo sempre di ampliare la gamma. Essendo direct to consumer, parliamo con i nostri clienti migliaia di volte al giorno: sono molto appassionati e ci dicono esattamente cosa piace loro. Abbiamo un team di sviluppo e testiamo sempre gusti, formati e prodotti: non siamo mai a corto di idee. Siamo molto severi e lanciamo le novità solo quando siamo certi di averne di altissima qualità, che i consumatori possano apprezzare e che siano ottimali dal punto di vista nutrizionale. Abbiamo un’entusiasmante pipeline di prodotti in uscita prima di Natale e nel nuovo anno, che andranno incontro ad ancora più esigenze e nuove occasioni di consumo».

Fondamentale è la competenza e la formazione dei dipendenti, oltre che l'ambiente di lavoro, che dev’essere un contesto ambizioso, ad alte prestazioni ma anche divertente. Gli impiegati in Huel vanno dai 21 ai 58 anni, con un’equa divisione di genere, e sono assunti a tempo pieno. Ai nuovi arrivati viene fornito un manuale che spiega i valori e la filosofia di Huel. Il co-fondatore Julian Hearn si occupa personalmente di spiegarlo a tutti - e intende farlo per sempre - perché crede che sia premiante e che le persone siano davvero importanti per la sua società.

Il cliente tipo di Huel ha poco tempo ma desidera avere una alimentazione sana e salubre. I prodotti, infatti, contengono un mix bilanciato di proteine, grassi essenziali, carboidrati, fibre, tutte le vitamine e i minerali necessari. «Molti dei nostri clienti – prosegue Hearn – sono persone con lavori impegnativi, che vogliono cibo nutriente, conveniente e pratico e a volte non riescono a ottenere facilmente tutte e tre le cose da un pasto. Non posizioniamo Huel come un prodotto per ogni occasione, ma come soluzione in caso di un “pasto scomodo”, nel quale è difficile ottenere cibo buono, sano e veloce. Pensiamo ai pendolari che devono correre al mattino a prendere il treno o a chi desidera un pranzo salutare tra un fitto programma di riunioni in ufficio: è lì che andiamo. Nel momento in cui le persone capiscono che possono nutrire il proprio corpo con qualcosa di buono e completo, in diversi formati alimentari, che sia conveniente e veloce, vediamo una grande fidelizzazione e un grande apprezzamento da parte dei consumatori».

Importante, si diceva, la questione del rispetto ambientale e, per questo, l'azienda nell'ideazione del prodotto si concentra su tre aspetti: che ogni ingrediente sia di origine vegetale, scelta nutrizionalmente migliore anche per la salute umana, che la shelf life sia lunga, anche superiore a un anno, e che il packaging sia minimo; «Consumando due pasti di origine vegetale al giorno – sottolinea il cofondatore – possiamo ridurre del 50% l’impronta di carbonio legata al cib. Non solo: queste diete riducono l’infiammazione e il colesterolo nel sangue e il rischio di sviluppare malattie cardiache di circa il 20%. Se mangiassi Huel per tre pasti al giorno per novant'anni, tutti i rifiuti di imballaggio sarebbero 5.797 sacchetti che starebbero in due bidoni della spazzatura». Purtroppo la confezione è di plastica, unica opzione a tutt'oggi per preservare gli alimenti dai danneggiamenti e dal deterioramento ed evitando quindi che vengano fatti più invii, visto che il trasporto ha un grande costo in termini ecologici. «Abbiamo trascorso - chiosa Hearn - migliaia di ore cercando alternative e ci impegniamo per ottenere un ‘impatto minimo sull’ambiente'. Non appena sarà disponibile la soluzione giusta per proteggere il prodotto e garantire una lunga durata, passeremo senz'altro a quella».

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