il vademecum della fimp

I pediatri e il Covid: «Fateci prescrivere i tamponi, bimbi da vaccinare per l’influenza»

Per affrontare le nuove fasi dell'emergenza sanitaria, le richieste dei pediatri partono dal ruolo centrale della medicina del territorio

di Donata Marrazzo

Fase 2: pediatri, cautela per incontri tra bimbi e nonni

3' di lettura

Prescrivere tamponi e somministrare vaccini. Per affrontare le nuove fasi dell'emergenza sanitaria, le richieste dei pediatri partono dal ruolo centrale della medicina del territorio. Dalle cure primarie come porta d'ingresso della sanità pubblica. L'appello del presidente della Federazione italiana Medici Pediatri (Fimp) Paolo Biasci viene lanciato con adeguato anticipo e con la presentazione di un “Vademecum sulla gestione del bambino nella Fase 2”.

«Vogliamo poter prescrivere i tamponi e somministrare i vaccini ai bambini, come già avviene in alcune Regioni - spiega Biasci -. Abbiamo la forza di una rete diffusa, capillare ed efficiente di pediatri di famiglia. Perché non usarla, proprio ora che ci si avvia verso una possibile riapertura delle scuole, per testare e tracciare i contagi, monitorare i cluster familiari, individuare nuovi focolai ed evitare il riaccendersi dell'epidemia di Covid-19?».

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Certificati per l'accesso ad asili e centri estivi?
Esclusi di fatto dalla task force del governo che sta regolando la riapertura di asili nidi e centri estivi, i pediatri pongono domande, sottolineando diverse contraddizioni: « Non possiamo permetterci di muoverci in un perimetro nuovo con vecchi schemi – avverte Biasci - In questi giorni abbiamo appreso con stupore dell'esistenza di un gruppo di lavoro formato da Anci e ministeri di Istruzione, Salute, Famiglia e Lavoro che sta definendo assieme ad una società scientifica di area pediatrica le norme che regoleranno gli accessi negli asili e nei centri estivi, entrando nello specifico di attività proprie dei pediatri di famiglia che in tale gruppo non sono rappresentati. Dovremo produrre un inutile certificato di “assenza di malattie contagiose e diffusive” per i bambini che frequenteranno asili e centri estivi e far eseguire preventivamente un tampone diagnostico? E per quale motivo sarà necessario un certificato per i bambini e non per le persone che rientrano al lavoro?».

Il Vademecum sulla gestione del bambino nella Fase 2
Il Vademecum illustra nuovi modelli organizzativi e nuovi protocolli di prevenzione dei contagi con cui è stata rimodulata tutta l'attività di oltre 5mila pediatri di famiglia. In prospettiva c'è anche la telemedicina, per la quale si sta pensando di dotare di strumentazione ad hoc le famiglie. «Nel nostro volume si trovano anche indicazioni sulla gestione del caso sospetto, del neonato figlio di madre Covid-19+, e di alcune condizioni particolari, rilevate in questo periodo, come l'Erythema pernio-like», spiega Mattia Doria, Segretario nazionale alle Attività scientifiche ed etiche della Fimp.

Distinguere Covid-19 da influenza stagionale
«In questi mesi abbiamo sviluppato numerosi documenti ripresi in alcune occasioni dal ministero della Salute – sottolinea Biasci - Ci auguriamo che la collaborazione avviata possa proseguire per esempio sulla campagna vaccinale per l'influenza stagionale: questo è il momento in cui si decidono i quantitativi di dosi di cui disporremo. Dobbiamo guardare alla Fase 3, immaginando che una nuova ondata di Covid-19 possa non essere clinicamente distinguibile dall'influenza stagionale, specie nel setting extraospedaliero iniziale. Il virus influenzale nella fascia d'età 0–14 anni, che è la più colpita, ha un'incidenza del 26%, ma può arrivare fino al 40%. Crediamo sia opportuno praticare la vaccinazione anti-influenzale nei bambini a rischio e in quelli sani fino a 6 anni. Sempre pensando a una difficoltà di diagnosi differenziale, sarebbe opportuno mantenere anche la protezione contro il Rotavirus, data la possibile presentazione clinica del Covid-19 con manifestazioni gastroenteriche».

Regole chiare e uso delle mascherine
Quanto alle mascherine, è necessario che le usino anche i bambini: «Dobbiamo proteggere loro e tutelare tutto il mondo di relazioni sociali che ruota intorno ai più piccoli. Il rischio che, una volta riaperte le scuole, si riaccendano nuovi focolai è molto alto. Continueremo a contribuire al contenimento della diffusione del contagio – conclude Biasci – segnalando tempestivamente i casi sospetti ai Servizi Sanitari locali. Ma dobbiamo preparare percorsi specifici per il Covid-19 in età pediatrica e regole chiare sull'ammissione a scuola, la quarantena da rispettare, i tamponi da eseguire, il tracciamento e gli esami cui sottoporre l'intera rete familiare o sociale».

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