L’asse con il fondo elliott

I piani Cdp: rilevare la rete Tim e fonderla con Open Fiber

di Laura Serafini

Roma, l'edificio che ospita la direzione generale della Cassa Depositi e Prestiti

3' di lettura

La Cassa depositi e prestiti entra ufficialmente nella partita che deciderà le sorti della rete fissa di Telecom Italia. Un battaglia dall’esito comunque aperto e a rischio di prolungarsi in un combattimento per le vie legali. Ma che comunque lo Stato italiano, rappresentato in questa fase dal governo Gentiloni (per quanto con una iniziale posizione contraria del ministro per l’Economia Pier Carlo Padoan), di comune accordo con le fondazione azioniste al 16% di Cdp, ha deciso di condurre un prima persona attraverso il suo braccio operativo.

La scelta della Cassa di entrare nel capitale di un operatore telefonico nel bel mezzo di una contesa azionaria ha destato una certa sorpresa, anche perchè fare telefonia in senso lato non rientra nel core business della società infrastrutturale. Ma l’obiettivo non è certo scalare Telecom Italia. Il senso dell’operazione, illustrato ieri a un board che l’ha approvata all’unanimità, resta sempre lo stesso: ottenere lo scorporo della rete fissa da Tim (presumibilmente con una scissione non proporzionale che renderebbe quotata la società al pari della gemella società per i servizi) e passarne il controllo alla Cassa. Per poi procedere alla fusione con Open Fiber.

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L’investimento per entrare nell’azionariato di Telecom, la somma da spendere per rilevare una quota massima del 5% (circa 500 milioni), costituirebbe solo un anticipo rispetto a un conguaglio per rilevare la residua quota di controllo (se questo fosse esercitato il con fondo Elliott sarebbe pari al suo 10%, a fronte di una spesa complessiva per Cdp di 1,5 miliardi).

La discriminante che ha spinto la Cassa a entrate in partita ora è la coincidenza con la strategia espressa dal fondo Elliott, giunto tra azioni e altri strumenti a circa il 10% del capitale di Telecom (ufficialmente è poco sopra il 3%). Il fondo Usa intende rovesciare il controllo esercitato dal finanziere Vincent Bolloré, esprimendo i 6 consiglieri con i quali oggi i francesi guidano il board, poi scindere la società della rete e venderla a Cdp, conguagliando le azioni Telecom che saranno rilevate ora con quelle della società della rete.

Tra il dire e il fare, certo, c’è di mezzo il solito mare. Le tappe alle quali si guarda sono due: l’assemblea del 24 aprile, quando si vota sulla revoca e sulla nomina di 6 nuovi consiglieri (come richiesto dal collegio sindacale di Telecom che ha imposto l’integrazione dell’ordine del giorno). E l’assemblea del 4 maggio, quando si dovrebbe votare sul rinnovo dell’intero cda dopo le dimissioni dei consiglieri sollecitate da Vivendi.

L’acquisto delle azioni Telecom da parte di Cdp non è finalizzato a partecipare alla prima assemblea, ma costituisce solo una protezione di ultima istanza per partecipare al meeting del 4 maggio se la controffensiva di Bolloré spingesse a votare in quella sede. Dunque sarebbe sufficiente prenotare opzioni di acquisto da utilizzare solo in caso di necessità dopo il 24 aprile. Per quel primo appuntamento Cdp fa affidamento sul ripensamento in corso nell’ambito di Assogestioni: fondi come Anima, Mediolanum, Kairos stanno contrastando la linea espressa pare da Amundi, che puntava su una lista separata perchè l’associazione non può votare una lista di maggioranza, quale sarebbe quella del fondo Elliott. L’esito dovrebbe essere l’astensione di Assogestioni dal presentare propri candidati per il cda (visto che già esprime il collegio sindacale)lasciando così convergere i fondi di investimento sulla lista di Elliott. In questo modo si pensa di riuscire a mettere in minoranza Vivendi. Bollorè potrebbe, però, impugnare la delibera dell’assemblea e nelle more dell’iter legale si andrebbe all’assemblea del 4 maggio. A quel punto il pacchetto del 5% di Cdp sommato al 10% circa di Elliott sarebbe un forte catalizzatore di altri fondi per contrastare il voto di Vivendi, che pesa per il 23,9% del capitale. Il percorso presenta molte incognite e bisognerebbe capire poi cosa farebbe Bolloré del suo pacchetto azionario una volta finito in minoranza. E ancora: Enel cederà il controllo di Open Fiber?

Sempre ieri i board di Eni e di Cdp hanno approvato (non all’unanimità per la Cassa) la lista di maggioranza per il rinnovo del board di Saipem: come anticipato dal IlSole24Ore Francesco Caio è presidente, Stefano Cao confermato ad, consiglieri Leone Pattofatto, Maria Elena Cappello, Claudia Carloni, Paolo Fumagalli.

LE PARTECIPAZIONI DI CDP NELLE QUOTATE

Quota percentuale (Fonte: Dati societari)

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