Igw

I pionieri dei rifiuti che diventano risorsa

La Pmi emiliana ha iniziato a realizzare impianti a biomasse nel 2012

di Laura La Posta


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2' di lettura

Tutto nasce da un’intuizione. L’intuizione che i rifiuti possono diventare materia prima e produrre combustibili. Oggi il biogas e il biometano prodotti da biomasse vegetali o animali sono osannati e incentivati. Ma quando ha cominciato a operare in questo settore, nel 2012, la Igw (Innovative green world) di Calderara di Reno (Bologna) era una società considerata visionaria. Oggi è fra i leader nella progettazione e realizzazione di impianti per la produzione di biocarburanti. E svolge anche attività di consulenza presso industrie alimentari, per aiutarle a far uscire i loro scarti dal ciclo dei rifiuti (da smaltire in modo molto oneroso) e farli diventare sottoprodotti (da vendere con buona remunerazione) adatti a essere valorizzati.

Il business è cresciuto tanto da far meritare alla Igw l’ingresso nella classifica Leader della crescita 2020 del Sole 24 Ore e di Statista. I numeri sono ancora piccoli (4 milioni di fatturato) ma gli affari sono in crescita (+20% anche quest’anno) e le prospettive dei biocarburanti sono promettenti.

«I margini di crescita sono molto elevati – dice l’amministratore unico Claudio Orsi, socio della società assieme a Patrizia Monti e a Claudio Samarati -. Ma la crescita del settore oggi è frenata da una normativa non adeguata alle conoscenze acquisite. Oggi sono disponibili grandi quantità di dati sui sottoprodotti derivanti dai rifiuti e sui processi di trasformazione degli scarti, elaborati da università e centri di ricerca. Queste nuove conoscenze potrebbero consentirci di valorizzare grandi quantità di scarti, ora considerati rifiuti inutilizzabili. Ma non possiamo usarli, per carenze normative. Peccato, perché le città sono sommerse dai rifiuti, che potrebbero facilmente diventare risorse, in modo sostenibile».

Le attività di consulenza, in particolare per l’industria alimentare, hanno fatto crescere la reputazione di Igw, ora ascoltata dai clienti a tal punto da far loro modificare i cicli produttivi per valorizzare il sottoprodotto finale. Vale a dire che la produzione avviene in modo tale che gli scarti sono poi utilizzabili per produrre biocarburanti in modo efficiente. «Con un’altra intuizione fortunata abbiamo realizzato che le biomasse alimentari non avrebbero avuto vita lunga come carburante per produrre energia – continua Orsi -. Non è etico che il mais e altri alimenti non siano impiegati per la nutrizione. Infatti, l’Unione europea ha poi messo al bando questa pratica: ora il cibo non può produrre energia. La nostra società ha sempre impiegato solo rifiuti e scarti, quindi si è trovata avvantaggiata in questo scenario, in virtù delle sue conoscenze specifiche maturate in diversi anni. Così, ogni anno riesce a raddoppiare fatturato e dipendenti, in prevalenza neolaureati che arricchiscono di conoscenze il team».

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