focus polizze: piani individuali di risparmio

I Pir assicurativi ancora in crescita

di Gaia Giorgio Fedi e Federica Pezzatti


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(© McPHOTO / BLE)

3' di lettura

Canalizzare il risparmio degli italiani nell’economia reale per innescare un meccanismo virtuoso che consenta al nostro Paese di liberare risorse per dare ossigeno alle piccole e medie imprese, consentendo agli investitori di ottenere ritorni interessanti nel medio e lungo termine.
Questa è la motivazione per cui sono nati i Piani individuali di risparmio, più noti come Pir. Nelle loro declinazioni i piani possono avere anche una natura assicurativa, una forma che sta incontrando crescente interesse: nei primi sette mesi del 2018 i piani di risparmio venduti da compagnie assicurative,secondo i dati Ania, hanno incassato nuovi premi per 1,624 miliardi (+212,3% rispetto all’analogo periodo 2017) e arrivando quasi a eguagliare il bilancio di tutto il 2017 (1,7 miliardi di euro).

I Pir sono strumenti di risparmio agevolati sotto il profilo fiscale introdotti dalla legge di Stabilità 2017. L’agevolazione consiste nella detassazione dei rendimenti ottenuti dal Pir (entro un limite di investimento di 30mila euro l’anno e 150mila nel quinquennio), purché l’investimento sia mantenuto per almeno cinque anni e si rispettino le regole sulla composizione degli investimenti: 70% investito in strumenti finanziari emessi da imprese residenti in Italia, di cui il 30% da imprese non incluse nel FtseMib e indici equivalenti. Dato che il Pir è un “contenitore” fiscale, in base alla normativa «i Pir possono essere costituiti anche attraverso la stipula di contratti assicurativi dei rami I, III, V, così come con soluzioni multiramo», spiega Massimiliano Campeis, avvocato dello studio Campeis. «Anche nel caso dello strumento-polizza, dovranno essere rispettati i vincoli all’investimento, nonché il divieto di investimento in Stati non collaborativi stabiliti dalla legge».

I Pir offrono anche agevolazioni in materia successoria, in particolare quelli assicurativi: «Il trasferimento a causa di morte degli strumenti finanziari detenuti nel Pir non è soggetto all’imposta sulle successioni (ma, come ha poi chiarito l’agenzia delle Entrate, resterebbe soggetto all’imposta in caso di trasferimento a titolo gratuito per atto tra vivi); ma qualora gli strumenti finanziari fossero contenuti in una polizza Vita, la liquidazione dell’indennità ai beneficiari andrebbe in ogni caso esente da imposta», argomenta Campeis. Inoltre, aggiunge il legale, se il titolare del Pir dovesse decedere prima della scadenza dei cinque anni, gli eredi «non sarebbero soggetti a imposta per la parte maturata fino alla data di apertura della successione». Ai benefici dei Pir si uniscono poi quelli dei prodotti assicurativi, come l’impignorabilità e insequestrabilità nei limiti di legge previsti e la flessibilità nella scelta dei beneficiari.

Il rovescio della medaglia sono i maggiori oneri previsti dai contratti assicurativi che presentano generalmente sia oneri diretti sia indiretti. Per alcuni mesi dopo l’introduzione della normativa, l’offerta di Pir di tipo assicurativo è stata limitata a pochi prodotti, anche a causa di alcuni dubbi interpretativi sull’applicazione della normativa. Nella seconda parte del 2017, dopo i chiarimenti dell’amministrazione finanziaria, l’offerta si è ampliata e alla fine dello stesso anno erano disponibili sul mercato una ventina abbondante di prodotti assicurativi per oltre 90 opzioni d’investimento, come spiega Ania in un report ad hoc.

Il ritardo commerciale nel lancio dei prodotti ha comunque rallentato la diffusione dei piani costituiti tramite polizze rispetto a quelli costruiti con prodotti finanziari. Se la raccolta totale di Pir finanziari e assicurativi nel 2017 ha raggiunto i 12,6 miliardi di euro, ben oltre le attese, solo il 13% della cifra è stata ottenuta da prodotti assicurativi. Rispetto alla raccolta totale dei premi Vita, la quota di Pir assicurativi era pari appena al 2,1%, mentre l’incidenza dei Piani di risparmio finanziari si è attestata al 14,2% della raccolta complessiva del settore finanziario. Il peso delle assicurazioni sta incrementandosi nel 2018. A fronte di una raccolta netta dei Pir finanziari di 3,3 miliardi di euro nei primi sei mesi dell’anno, i contratti assicurativi Pir compliant hanno registrato una nuova produzione nell’analogo periodo di 1,5 miliardi circa, comprendendo sia i multiramo sia i Pir unit linked. A fine giugno i fondi Pir del settore finanziario hanno raggiunto 18,6 miliardi di patrimonio mentre i fondi unit assicurativi Pir compliant alla stessa data vantavano uno stock di 2,5 miliardi di euro, a questa cifra va poi aggiunta la componente ramo I che viene abbinata nei contratti assicurativi multiramo.

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