le carte dell’inchiesta / 1

I politici, gli imprenditori e i consulenti: la nuova corruzione in Lombardia

di Sara Monaci


Tangenti, 43 ordinanze a Milano: arrestati politici e imprenditori

5' di lettura

Ancora una storia di corruzione in Lombardia, con al centro aziende che vanno dalla gestione dei rifiuti alla ricerca di lavoro. I protagonisti sono soprattutto tre politici locali, Gioacchino Caianello, Pietro Tatarella e Fabio Altitonante, tutti di Forza Italia. Il primo, considerato un vero e proprio “collettore” di preferenze; il secondo, un consigliere comunale di Milano appartenente all’ala liberale del partito; il terzo, sottosegretario alla Regione Lombardia con delega alla riqualificazione del terreno dell’Expo.

Nomi che non dicono molto a livello nazionale, ma che esprimono a Milano e in Lombardia vere e proprie correnti del partito. Per loro è scattata la custodia cautelare, decisa dal gip Raffaella Massacrino, per evitare la reiterazione del reato, ovvero la ricerca di contatti corruttivi presso la pubblica amministrazione per favorire affari privati.

Il numero degli indagati dalla procura di Milano (a occuparsene è la Dda guidata dal procuratore aggiunto Alessandra Dolci) è enorme: sono 95 in totale le persone iscritte nel registro degli indagati a vario titolo per associazione per delinquere aggravata dall’aver favorito un’associazione di tipo mafioso, finalizzata a corruzione, finanziamento illecito ai partiti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, false fatturazioni per operazioni inesistenti, auto riciclaggio e abuso d’ufficio. In tutto sono finite in carcere 12 persone, 16 ai domiciliari, 3 con obbligo di dimora e 12 con obbligo di firma. Per nove persone l’accusa è di associazione a delinquere.

Le ambiguità di Fontana
Prima di tutto c’è il tentativo di corruzione nei confronti del governatore Attilio Fontana. Da lui si sarebbe presentato Caianello, sua conoscenza di Varese ai tempi in cui Fontana era sindaco della città, per chiedergli se poteva inserire in Regione Lombardia, a capo del settore Formazione,Giuseppe Zingale, direttore generale di Afol Metropolitana Milano (l’agenzia che si occupa di ricerca di lavoro). Così Zingale avrebbe potuto dare a sua volta incarichi onerosi a Luca Marsico, avvocato socio dello stesso studio di Fontana.

Si legge nelle carte che si tratta di una «complessa operazione corruttiva» che doveva prevedere «lo scambio tra la nomina dell’attuale Direttore Generale di Afol Metropolitana Milano, Giuseppe Zingale, alla direzione generale Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia» e «l’affidamento di incarichi onerosi da parte di Afol in favore dell’avvocato Luca Marsico». Doveva trattarsi, questo scambio, di una sorta di risarcimento, dovuto al fatto che Marsico non era stato rieletto in Lombardia proprio perché Caianello non si era adoperato per fargli la campagna elettorale e favorire la sua rielezione.

Gli incontri del governatore con Caianello
Il presidente Fontana, spiega il gip, «dopo un’iniziale apertura sul punto, preferirà successivamente percorrere una diversa strada, non accogliendo la proposta corruttiva avanzatagli da Caianiello». Il ruolo di Fontana, difeso a spada tratta dai suoi colleghi di partito locali e nazionali, per la procura di Milano è da chiarire. Non è indagato ma ci sarebbero ambiguità. Per questo il capo della procura di Milano, Francesco Greco, ha dichiarato di volerlo sentire quanto prima. Il punto è che Fontana non ha assecondato le richieste, ma non ha nemmeno prontamente denunciato. In più inizialmente avrebbe intrattenuto «una serie di incontri con Caianiello».

Si legge ancora che sulla scorta di «tale esigenza palesatagli da Fontana» Caianiello si mise «rapidamente in moto». Il Governatore, però, alla fine rifiutò la sua proposta. Tra le molte intercettazioni citate dal gip c’è anche una in cui emerge una «manifestazione di stima che Fontana tributa a Caianiello, ricordandogli di aver già seguito quasi tutti i suoi consigli». Quest’ultimo riferimento, riassume il gip, «concerne le nomine per la composizione della Giunta regionale in relazione alle quali Fontana effettivamente ha seguito i consigli di Caianiello». Nella telefonata il Governatore diceva: «hai visto che i tuoi .. i tuoi consigli li ho seguiti quasi tutti».

Dal ristorante alla discoteca
Le indagini avrebbero permesso di cogliere e fotografare «un flusso costante di relazioni tra imprenditori, pubblici ufficiali e soggetti politici attraverso il quale i principali indagati procedono sistematicamente a porre in essere condotte illecite al fine di arricchirsi». Questo il filo conduttore di vicende che potrebbero apparire diverse fra loro.

E infatti, oltre alla vicenda di Caianello, compare anche quella di Pietro Tatarella, tra i più noti consiglieri comunali di Milano, considerato dai pm «a libro paga da parte dell’imprenditore Daniele D’Alfonso», responsabile della Ecol-Service, azienda di gestione dei rifiuti, dove Tatarella risulta ufficialmente consulente. In realtà, secondo la procura, non si trattava di una consulenza trasparente, ma di un versamento di 5mila euro al mese, ricevuti da D’Alfonso per trovare contatti nel mondo istituzionale e favorirne gli interessi. Il suo obiettivo era entrare nella riqualificazione dell’area Expo, e prometteva incontri con i vertici della società, tra cui l’ad Giuseppe Bonomi, con cui sottolineava di essere in buoni rapporti.

Di Tatarella nell’inchiesta si parla come di un “Pr di D’Alfonso”, con consulenze dall’oggetto «fumoso che, in realtà, celano dazioni di natura corruttiva» . Gli incontri avvenivano al ristorante “Da Berti”, vicino alla Regione Lombardia, e lì veniva pagato. D’Alfonso incontrava qui, oltre a Tatarella, Altitonante, Loris Zaffra (ex assessore in quota Craxi ai tempi del Psi) e lo stesso Caianello. Gli incontri proseguivano poi dal ristorante alla discoteca “Noir” di Lissone.

Ad Altitonante - tra gli altri reati minori ipotizzati - viene contestato di aver ricevuto da D’Alfonso, tramite Luigi Patimo, 20mila euro per far ottenere il rilascio del permesso a costruire un immobile in Via Allegrenza a Milano, sottoposto a vincoli paesaggistici, di proprietà della moglie di Patimo, Maria Teresa Terribile. Altitonante si sarebbe attivato per questo presso Franco Zinna, dirigente della direzione urbanistica di Milano. Anche Zinna è indagato.

Le partecipate di Milano nel mirino
Le indagini puntano anche alle partecipate del Comune di Milano. È lo stesso D’Alfonso a parlare in un’intercettazione di una presunta tangente da 100 mila euro in favore di Mauro De Cillis, responsabile operativo di Amsa, l’azienda
milanese di servizi ambientali (partecipata di A2a), finito in carcere. Nell’inchiesta sono stati arrestati anche i vertici di altre società partecipate, come Prealpi servizi e Alfa srl. Sbuca il nome dell’imprenditore Renato Napoli, già noto in altre inchieste antimafia. Per lui si parla della «presenza di una ventina di azienda che con la sua guida sono riuscite a spartirsi gare», dice la procuratrice Dolce.

Inoltre intorno alla figura dell’imprenditore Renato Napoli è emersa «una diffusa e inquietante situazione di inquinamento degli appalti pubblici nel milanese». Oggetto di contestazione nell’ordinanza di custodia cautelare sono due specifici appalti pubblici, ma sono in corso accertamenti su un’altra decina di vicende relative ad altre municipalizzate pubbliche del territorio lombardo: non soltanto Amsa, ma anche A2a, Metropolitana milanese e altre aziende pubbliche.

E ancora, dicono i pm: «Quello che emerge è che gli imprenditori tendenzialmente si spartiscono i lotti. Si mettono d’accordo, cercano di ottenere informazioni da insider interni a queste società pubbliche per sapere chi sono gli altri partecipanti alle gare e quando c’è la possibilità di dividersi i lotti, pianificano con offerte al ribasso reciproche per potersi spartire le gare».

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