lettera del leader ungherese

I Popolari «utili idioti», Orban si scusa con il partito

dal nostro corrispondente Beda Romano


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Il premier ungherese Viktor Orban

2' di lettura

BRUXELLES  – Stretto tra il desiderio di scaldare il nazionalismo ungherese e la paura di isolarsi in Europa, il premier Viktor Orbán ha inviato una sorprendente lettera di scuse alla dirigenza del Partito popolare europeo dopo aver definito «utili idioti» i partiti di centro-destra che vorrebbero espellere Fidesz dal Ppe. Un voto sul futuro del movimento ungherese è previsto il 20 marzo, in un momento in cui sia i Popolari che i Socialisti sono messi in crisi dai paesi più nazionalisti in Europa.

In una missiva inviata ai massimi responsabili del Ppe, il premier ha chiesto «di rivedere le proposte che mirano all’espulsione» di Fidesz. Nel contempo, nella sua lettera Viktor Orbán si è scusato di avere definito «utili idioti» i 13 partiti nazionali che in questi ultimi giorni hanno messo all'ordine del giorno della prossima assemblea politica del Ppe il futuro del movimento ungherese. «Intendevo con questa citazione di Lenin criticare politiche, non persone».

Nel contempo, lo stesso Orbán ha deciso di ritirare una recente campagna pubblicitaria che in queste settimane, secondo molti osservatori, è stata menzognera nei confronti della Commissione europea (si veda Il Sole 24 Ore del 2 marzo).

Il 20 marzo i Popolari decideranno se espellere Fidesz dal Ppe. L’esito della riunione è molto incerto.

L’esito della riunione del 20 marzo è molto incerto: «Non credo che la lettera cambierà gli equilibri. Vedremo…», dice un esponente popolare, senza esporsi. La verità è che sia il Ppe che il premier Orbán sono combattuti. Quest'ultimo vuole incassare il favore degli ungheresi più nazionalisti e vede nel braccio di ferro con il Partito popolare europeo un modo anche per atteggiarsi a vittima. Al tempo stesso, il dirigente ungherese teme un eventuale isolamento. Il Ppe nel frattempo è anch'esso combattuto. Alcuni membri vogliono rompere con Fidesz per evitare una influenza ritenuta nefasta per l’immagine del partito. Altri sono preoccupati da una spaccatura che ha un impatto anche finanziario sul gruppo parlamentare.

La crisi dei Popolari riflette bene la deriva europea e il confronto con i governi più nazionalisti in seno all’Unione europea. D'altro canto, le stesse spaccature si ritrovano tra i Socialisti, che si interrogano sulla presenza al loro interno del Partito socialdemocratico rumeno, attualmente al potere a Bucarest. Le elezioni europee del 23-26 maggio comporteranno una redistribuzione dei seggi a favore dei partiti più radicali dall’esito ancora incerto sugli equilibri del Parlamento europeo.

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